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Venerdì, 21 Gennaio 2022
GRAN BRETAGNA / Regno Unito

Perché Londra potrebbe davvero uscire dall'Unione Europea

Cameron è favorevole a un referendum sull'adesione della Gran Bretagna all'Unione Europea. Gli Stati Uniti: " La voce di Londra nella Ue è per noi essenziale"

E' sempre più probabile, anche se mancano le conferme ufficiali e soprattutto non è ancora possibile ipotizzare la tempistica. Un referendum sull'adesione della Gran Bretagna all'Unione Europea si farà. Cameron ha lasciato trapelare questa posizione in una serie di interviste. Il 18 gennaio il primo ministro scoprirà le sue carte in un atteso discorso. Una curiosità: il discorso di Cameron era stato inizialemente fissato per il 22 gennaio, ma è la data in cui si celebra il 50esimo anniversario del Trattato dell'Eliseo, uno dei momenti chiave nella fondazione dell'Europa unita. Sarebbe stato quantomeno poco elegante annunciare l'inizio di un processo di allontanamento dall'Unione Europea proprio in quella data.

David Cameron alla Bbc ha detto: "Indire ora un referendum secco, dentro o fuori, darebbe alla gente una falsa scelta". L'opzione deve essere ponderata per cui «il consenso» dovrà essere ricercato in "modo diretto". Quel che conta davvero è che Cameron ha detto di "essere d'accordo in linea di principio" con l'idea di indire un referendum. "Oggi molta gente è contenta di appartenere all'Ue, il cuore dice loro Europa. Eppure - ha aggiunto - tanti cittadini non sono soddisfatti di ogni singolo aspetto dell'integrazione, pertanto vorrebbero vedere cambiamenti. Questo è anche il mio punto di vista perchè ci sono troppe interferenze, troppa invadenza e dobbiamo risolvere questo problema".

Cameron ha aggiunto che dispone già di alleati, in questa campagna per recuperare sovranità rispetto alla Ue. Non si tratterebbe, in alcun caso, di una vera uscita di Londra dall'Unione Europea. L'obiettivo politico dei conservatori è quello di ritagliare per Londra un ruolo diverso, a ezzo servizio ma con poteri da socio a tempo pieno, nelle attuali logiche europee. "Non è nel nostro interesse lasciare l'Unione europea -assicura Cameron - Se però mi domanda che ne sarà della Gran Bretagna qualora decidessimo di andarcene le direi che no, non sarebbe il collasso per il nostro Paese. E' da capire se sia nel nostro interesse, io ho sempre detto che ci conviene partecipare al mercato unico, ma non come la Norvegia governata con un fax da Bruxelles".

Il primo ministro da sempre è considerato "eurotiepido", ma oggi secondo acuni osservatori sarebbe ostaggio dell’ala più scettica del Tory Party, la stessa di Margaret Thatcher, al punto che gli esponenti europeisti del partito di maggioranza si sono detti pronti a fare fronte comune con i laburisti che condividono le stesse posizioni. Tra i conservatori sono pochi i veri fan dell'Unione Europea. Ken Clarke, ex ministro di Thatcher,  e ora di Cameron, lavora per mettere in piedi un think tank di politica europea.

Gli Stati Uniti allontanano l'ipotesi del referendum. Philip Gordon, assistente segretario di Stato americano, ha affermato: "Nell’interesse dell’America guardiamo con favore ad un’Unione che si apra all’esterno, con la sua Gran Bretagna al suo interno. Più di altre, la voce di Londra nella UE è per noi essenziale e critica".

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