Martedì, 15 Giugno 2021
L'INTERVISTA

"Se fossi irlandese al referendum sui matrimoni gay avrei votato sì"

Si chiama Silvia e da tre anni vive a Dublino: uno dei tanti cervelli in fuga che ha trovato una nuova casa e un nuovo paese. Abbiamo chiesto a lei cosa avrebbe votato al referendum sui matrimoni gay in Irlanda e che atmosfera si respirava

Fino a 22 anni fa in Irlanda essere omosessuali significava commettere un reato. Oggi invece la proposta di far entrare i matrimoni gay nella Costituzione è stata messa a referendum. Gli elettori irlandesi hanno già deciso con un risultato che ha stupito e che è entrato nella storia

Solo tramite referendum è stato infatti possibile modificare la Costituzione. Ma è la prima volta che un Paese chiede ai cittadini se estendere i diritti degli eterosessuali alle coppie dello stesso sesso. In uno Stato a maggioranza cattolica come l'Irlanda viene da chiedersi che aria si respira adesso, dove in poco più di vent'anni si è cambiato l'atteggiamento nei confronti della comunità lgbt. Lo abbiamo chiesto a Silvia, italiana di trent'anni che da circa tre anni vive a Dublino, dove lavora nel settore dei servizi finanziari. 

Quello del referendum è stato un argomento molto discusso?

"Moltissimo anche perché solitamente qui non si parla molto di politica. Invece stavolta l'argomento era sulla bocca di tutti. Ci sono state tante campagne di sensibilizzazione, tanti personaggi pubblici hanno preso posizione ma anche la gente comune sembrava coinvolta. Sicuramente l'argomento era molto presente nei media e per le strade: molti avevano appuntata sulla giacca o sulle magliette la spilletta per il sì"

Se avessi potuto cosa avresti votato?

"Sicuramente avrei votato sì e credo che lo avrebbero fatto anche altri stranieri che vivono qui. C'è stato un buon supporto anche da parte di chi non poteva votare, come gli inglesi residenti. Si è arrivati al punto di aspettare con ansia il giorno del referendum perché di questa storia si era davvero parlato troppo"


Hai parlato con degli irlandesi di questo argomento?


Sì, anche con chi avrebbe votato no. Ho notato delle grosse differenze tra chi vive in città e chi invece è cresciuto nelle zone rurali, da cui venivano le due persone che mi hanno detto che avrebbero votato no. Le ragioni del 'no' riguardavano soprattutto l'adozione, anche se in realtà dal 2010 qui in Irlanda ci sono le unioni civili, quindi adottare era già possibile almeno per un solo coniuge. Ma credo che fosse l'idea di rendere a tutti gli effetti le unioni tra persone dello stesso sesso un matrimonio che portasse voti al 'no'. 


Questo dipende magari dalla loro tradizione cattolica?


Credo che l'argomento che colpisca più l'irlandese medio sia invece quello che riguarda il modo in cui vengono trattati i bambini, motivo per cui qui non c'è ancora un aborto libero e legalizzato. Forse c'è anche una divisione di tipo generazionale: i giovani sono più per il sì e gli anziani più per il no ma che si rispecchia anche geograficamente. A Dublino vivono soprattutto giovani, mentre nelle campagne sono decisamente di meno. Quando nel '95 si era votato per il divorzio, la legge passò per appena 9mila voti, tutti provenienti dalle zone più urbanizzate.


Hai notato delle differenze su come questo argomento è stato affrontato rispetto all'Italia?


Sì, tante. Sicuramente l'omofobia c'è ma l'omosessualità sembra più un dato di fatto e in questo senso è molto più accettata. In realtà tutti sono abbastanza riservati sulle questioni che riguardano sentimenti e relazioni e questo fa sì che l'essere etero o omosessule riguardi molto di più i 'fatti tuoi'. In questo senso c'è più libertà. In più sono già cinque anni che ci sono le unioni civili e questo ha favorito un'atteggiamento di apertura.


Anche l'Irlanda è un paese cattolico come il nostro. Secondo te ci somigliamo anche per il modo che abbiamo di trattare la comunità lgbt? 


Magari la differenza non è grossa ma è visibile. Forse in Italia siamo molto più politicizzati e discutiamo molto di questi argomenti. Qui la politica non è un vero argomento di discussione o di scontro: uno può essere contro i matrimoni omosessuali ma questo non significa che sia omofobo. E, sinceramente, di omofobia ne vedo di meno, almeno a Dublino: non ho mai sentito dare a nessuno del 'frocio' per insultarlo.

C'è qualche tornata elettorale o evento accaduto in Italia che ti ricorda l'atmosfera irlandese di questi giorni?

Non so: la gente era molto coinvolta ma i toni con cui si discuteva del tema erano sempre molto pacati, nonostante a volte le ragioni di alcune risultavano assurde. In Italia abbiamo un buon livello di discussione tra la gente, qua invece si partiva da una situazione in cui il coinvolgimento era più basso. In questo senso forse mi ricorda il normale coinvolgimento che in Italia c'è per le elezioni in generale. 

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