Sabato, 23 Ottobre 2021
REGNO UNITO / Regno Unito

Referendum scozzese: la Regina Elisabetta gioca la carta whisky per impedire l'indipendenza

Il 18 settembre si terrà il referendum che potrebbe sancire l'indipendenza di Edimburgo da Londra. E oggi il varo di una nave militare si è trasformato nell'inizio simbolico del rush propagandistico finale. Che ha cooptato anche il whisky

Il 18 settembre di quest'anno "rischia" di essere una di quelle date che segneranno per sempre la storia della Gran Bretagna: dopo 307 anni di "accordo" che ha unificato la Scozia all'Inghilterra, i sudditi di Sua Maestà che vivono al nord del Vallo di Adriano potrebbero voltare le spalle ai cugini inglesi e riprendersi la loro indipendenza.

Un referendum potrebbe separare politicamente le due componenti principali del Regno Unito. Nell'ultimo sondaggio, condotto a cento giorni esatti dalla consultazione popolare, in realtà gli "unionisti" sarebbero il 48% rispetto a un 35% di "separatisti", ma l'estrema variabilità delle ultime rilevazioni agitano in ogni caso Londra: fino all'ultimo il risultato sarà incerto.

Nella corsa a conquistare i cuori degli scozzesi, oggi è scesa in campo anche la regina Elisabetta, che ha partecipato al varo della nuova portaerei militare britannica, che incidentalmente prende il suo nome, nei cantieri navali di Rosyth, in Scozia. Un evento, previsto da tempo, che però ha assunto un significato fortemente simbolico. Nello stesso luogo erano infatti presenti la regina, il premier britannico David Cameron e il primo ministro scozzese Alex Salmond, principale sponsor dell'indipendenza.

La differenza di posizioni è subito emersa: Cameron ha dichiarato che questo è "un giorno d'orgoglio per la Scozia e il Regno Unito", Salmond ha invece specificato come il varo è "motivo d'orgoglio per i lavoratori del cantiere". Dichiarazioni, che dietro il tradizionale understatement britannico, svelano il gioco propagandistico che la cerimonia ha innestato, facendo passare in secondo piano le polemiche sui costi della nave, lievitati dagli iniziali 3,65 ai 6,2 miliardi di sterline, e sul futuro impiego degli F35 "della discordia" che vi verranno imbarcati.

Cosa cambierà per il paese se la Scozia sceglierà l'indipendenza? Molto, forse tutto. O anche poco. In realtà le conseguenze dovranno essere negoziate tra Londra e Edimburgo, e potrebbero essere meno traumatiche di quanto si potrebbe ipotizzare. Il grande problema riguarda la moneta (la Scozia userà ancora la sterlina?) e la collocazione scozzese in seno all'Unione europea (sarà accettata come nuovo stato membro?). Di certo Cameron, già uscito sconfitto dal braccio di ferro sull'elezione di Juncker alla presidenza della Commissione europea, teme che la ventilata uscita del suo paese dall'Europa politica possa avvenire sotto l'insegna di una manifesta irrilevanza britannica, amputata, per lo meno simbolicamente, di una sua fondamentale componente.

Ma oggi è tutto ancora congelato, e l'unico grande dubbio che ha attanagliato i sudditi di Sua Maestà al momento del varo della nave è stato espresso dall'analista politico scozzese Glenn Campbell sulla BBC: "La bandiera che ora vediamo sventolare sarà, dopo il 18 settembre, la stessa? O gli mancherà "la croce" scozzese?".

Di sicuro gli inglesi ce la stanno mettendo tutta per non "perdersi per strada" i cugini, arrivando a sostituire il tradizionale champagne del varo con un molto più locale whisky. E che l'alcol porti consiglio.

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