Lunedì, 22 Luglio 2024
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Regeni e il 'giallo' dell'avvocato arrestato, Amnesty: “Chi cerca la verità viene zittito”

Ibrahim Metwaly, consulente legale della famiglia Regeni al Cairo, è stato arrestato per vari reati, tra cui l'aver pubblicato notizie false. L'avvocato era atteso a Ginevra per mostrare alle Nazioni Unite il suo ultimo report sulle sparizioni in Egitto

Il consulente legale della famiglia Regeni in Egitto, dato inizialmente per scomparso, è stato arrestato per dalle autorità egiziane. "La Procura della Sicurezza dello Stato ha deciso una carcerazione preventiva di 15 giorni per l'avvocato Ibrahim Metwaly": questo è quanto si legge sulla pagina Facebook dell'Ecfr, il Coordinamento egiziano dei diritti e le libertà, che ha confermato la notizia.

L'avvocato Ibrahim Metwaly è accusato di aver diffuso notizie false e sarebbe già rinchiuso in un carcere di massima sicurezza. L'uomo è stato fermato domenica sera mentre stava salendo su un volo per Ginevra, dove avrebbe dovuto raccontare alle Nazioni Unite dell'ultimo report presentato dalla sua associazione Ecrf sulle sparizioni in Egitto. 

I genitori di Giulio: "Andremo al Cairo il 3 ottobre"

La lettera di Amnesty

“Chi in Egitto continua cercare la verità su Giulio Regeni va zittito”: questo il commento alla notizia di Antonio Marchesi,  presidente di Amnesty International Italia, che ha scritto una lettera per il ritorno dell'ambasciatore italiano in Egitto. Il presidente di Amnesty chiede a gran voce dei passi avanti nelle indagini sul delitto Regeni. Ecco la lettera completa:

“Negli ultimi mesi avevamo più volte richiamato l’attenzione del governo sull’intempestività e l’inopportunità di una decisione del genere, giudizio rafforzato dalla circostanza che gli ultimi documenti inviati dalla procura del Cairo a quella di Roma, che avevano fatto parlare al ministro degli Affari esteri di ‘passi avanti’, non contengono in realtà elementi significativi”.  

“Non sono in discussione la professionalità, l’esperienza e la competenza dell’ambasciatore Cantini. Siamo piuttosto preoccupati che la decisione di normalizzare i rapporti diplomatici sia stata presa unicamente per motivi diversi dalla ricerca della verità sulla sparizione, la tortura e l’uccisione di Giulio Regeni. Di questo sono certi in molti al Cairo: dai commentatori ai parlamentari che hanno valutato la decisione del governo italiano come la conferma che ‘il caso è chiuso’”.  

“I primi passi fatti dal governo egiziano dopo la decisione italiana, l’oscuramento del sito della Commissione egiziana per i diritti e le libertà, la stessa che ha fornito consulenza alla famiglia Regeni, l’arresto dopo oltre 48 ore di sparizione dell’avvocato Ibrahim Metwaly, sono chiari: chi in Egitto continua cercare la verità su Giulio Regeni va zittito”. 

"Il governo italiano si è assunto la responsabilità di far tornare l’ambasciatore al Cairo in assenza di qualsiasi reale sviluppo sul piano della indagini. Ogni 14 del mese, a iniziare dal 14 ottobre, quando saranno trascorsi i primi 30 giorni dal ritorno dell’ambasciatore, chiederemo a governo di far sapere quali ‘passi avanti’ quella decisione avrà favorito”. 

Giulio Regeni, ucciso al Cairo

Letta: “Italia non si faccia prendere in giro”

Anche l'ex premier Enrico Letta ha parlato del caso Regeni durante un'intervista con Massimo Giannini su Radio Capital:“E’ incredibile che la vicenda Regeni sia ancora insoluta e che continui a esserci questo balletto inaccettabile delle autorità egiziane. Su questo non credo ci possa essere realpolitik: bisogna reagire con fermezza. Le autorità egiziane hanno dimostrato di prenderci in giro e l’Italia non può farsi prendere in giro di fronte a una tragedia come questa”. 

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