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Sabato, 15 Giugno 2024
Il paese in guerra / Afghanistan

I talebani cingono d'assedio la resistenza nel Panjshir

Nella provincia sono in corso forti combattimenti tra la resistenza guidata dal figlio di Ahmed Shah Massoud e i talebani che avrebbero preso in ostaggio donne e bambini a Andarab. L'Onu: "Senza aiuti urgenti si rischia la catastrofe umanitaria"

I Talebani sono diretti verso la Valle del Panjshir, ultima sacca della resistenza ai militanti islamici nel nord dell'Afghanistan. E quanto si legge sull'account twitter di Panjshir Province, riconducibile alla resistenza che fa capo ad Ahmed Massoud, figlio del leggendario 'Leone del Panjshir', secondo cui i Talebani avrebbero dato un ultimatum di 4 ore per la resa. Ieri l'intellettuale francese Bernard Henry Levy aveva riferito di un colloquio telefonico con Massoud. "Sono il figlio di Ahmed Shah Massoud - avrebbe detto - La resa non fa parte del mio vocabolario, questo è inizio, la resistenza è appena iniziata".

Il figlio di Ahmed Shah Massoud ha poi ribadito di essere pronto a perdonare gli assassini di suo padre se questa è la condizione per la pace e la sicurezza in Afghanistan, tornando a chiedere la formazione di un governo inclusivo. Ma se i Talebani rifiuteranno il dialogo, la guerra sarà "inevitabile".

La resistenza ai talebani nell'ultima roccaforte del Leone del Panjshir

Nella provincia sono in corso forti combattimenti con i talebani che avrebbero preso in ostaggio donne e bambini a Andarab. Nel Nord del paese invece le "forze della rivolta pubblica" afgana avrebbero sottratto al controllo dei talebani tre distretti nella provincia di Baghlan dove i talebani aveva effettuato perquisizioni casa per casa, provocando le ritorsioni della popolazione.

Notizie che giungono dalla regione parlano di una presa di ostaggi delle famiglie dei rivoltosi. 

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Strage nella calca all'aeroporto di Kabul: almeno 7 morti

Resta fluida la situazione a Kabul dove almeno 20 afghani sono morti fuori dall'aeroporto nell'ultima settimana (7 solo oggi) nella calca di migliaia di persone che cercano disperatamente di fuggire dall'Afghanistan.

Il bilancio fornito dal Ministero della Difesa del Regno Unito mentre è sempre più difficile raccontare cosa c'è all'esterno dell'aeroporto di Kabul, ultima zona rimasta sotto la protezione occidentale. Anche i reporter sono ormai in fuga dall'Afghanistan, dopo aver raccontato per settimane il ritiro delle truppe Usa, la disfatta delle forze di sicurezza governative travolte dall'offensiva dei talebani e poi la drammatica caduta di Kabul con l'inferno dell'evacuazione all'aeroporto. 

Mentre gli afghani attendono di capire come davvero andranno le cose finite le evacuazioni e spentesi le ultime luci dei media internazionali, il problema è sopravvivere: le banche sono chiuse da dieci giorni mentre l'apparato statale che viveva grazie ai contributi occidentali ora si trova senza più i necessari finanziamenti. Come evidenzia l'inviato Rai Nico Piro "per governare talebani hanno bisogno di soldi perchè devono garantire gli stipendio e pagare i loro comandanti e soldati, altrimenti passeranno all’Isis o cominceranno a gestire i loro emirati di distretto.

La situazione in Afghanistan

L'Afghanistan affronterà una "catastrofe assoluta" con fame diffusa, persone senza casa e collasso economico a meno che non venga concordato un urgente sforzo umanitario sulla scia del ritiro dal Paese degli Stati Uniti. A lanciare l'allarme ai leader mondiali è Mary-Ellen McGroarty, direttrice nazionale per l'Afghanistan del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, dichiarando al britannico Observer che un'azione rapida e coordinata è fondamentale. "Altrimenti, una situazione già orrenda diventerà solo una catastrofe assoluta, un completo disastro umanitario", ha detto. "Dobbiamo portare rifornimenti nel Paese, non solo in termini di cibo, ma anche di forniture mediche, di rifugi. Abbiamo bisogno di soldi e ne abbiamo bisogno ora", ha proseguito McGroarty. "Se tarderemo per le prossime sei o sette settimane, inizierà a diventare troppo tardi. La gente non ha niente. Dobbiamo portare il cibo adesso e portarlo alle comunità delle province, prima che le strade siano bloccate dalla neve", ha spiegato la funzionaria Onu parlando da Kabul. McGroarty ha ricordato che un afghano su tre era già in crisi di fame, con oltre due milioni di bambini a rischio di malnutrizione. La siccità aveva già portato a una riduzione del 40% della produzione di grano, mentre la valuta afghana stava già crollando. E i tassi di Covid sono alti. "Come hanno osservato tutti in tutto il mondo, c'è stata l'escalation del conflitto negli ultimi due mesi: oltre 500.000 persone sfollate 250.000 delle quali da maggio", e "ciò che è urgente ora è una qualche forma di cessate il fuoco che consenta un massiccio aumento della risposta umanitaria. L'imperativo umanitario non può andare perduto".

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