Passa la direttiva sul copyright: contenuti e news on line, ecco cosa cambia

La riforma nasce con l'obiettivo di proteggere il diritto di autore, ma potrebbe finire per penalizzare i piccoli gruppi editoriali. Esultano Pd e Forza Italia, mentre per il M5s è "una pagina nera per la democrazia e la libertà dei cittadini"

EPA/MAURITZ ANTIN

Disco verde dal Parlamento Ue alla riforma del copyright. Con 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astenuti, la plenaria del parlamento Europeo ha approvato la sua posizione negoziale sulla "direttiva copyright" nel mercato digitale, che tutela il diritto d’autore dei contenuti diffusi su internet dalle grandi piattaforme del web.

Di questa direttiva si è parlato forse poco considerata la rilevanza che potrebbe avere la sua applicazione nel mondo dell'informazione e della fruizione dei contenuti multimediali.

Cosa prevede la direttiva sul copyright

La riforma nasce con un obiettivo ambizioso e comprensibile: proteggere il lavoro dell'autore o del creatore di un contenuto che finisce on line e gli interessi di coloro, come gli editori o le televisioni, che contribuiscono a rendere il suddetto contenuto (che può ad esempio essere un film, un articolo di giornale, ma anche un software) al pubblico.

L'articolo 13 della direttiva, uno dei più imporanti, impone alle piattaforme on line come Youtube di misure "adeguate e proporzionate" atte a monitorare i contenuti, al fine di tutelare la remunerazione del diritto d'autore.  

In pratica, chi custodisce e rende accessibili al pubblico "grandi quantità di opere caricate dagli utenti" dovrebbe adottare misure appropriate e proporzionate per assicurare il corretto funzionamento degli accordi stipulati con i titolari dei diritti, al fine di rilevare e rimuovere i contenuti protetti da copyright 'uploadati' dagli utenti, e rimuoverli se è il caso.

Wikipedia scrive che tutto ciò si concretizzerà "in filtri preventivi più o meno simili alla funzionalità "Content ID" di YouTube che, tramite un riconoscimento automatico dei video, verifica se il filmato caricato ha contenuti protetti da copyright e, nel caso, lo elimina dal sito o lo mostra solo con pubblicità, in modo da condividere i ricavi con gli effettivi proprietari del diritto d'autore". 

Cosa cambia per il giornalismo on line (addio Google News?)

La direttiva sancisce inoltre il diritto per gli editori di pubblicazioni giornalistiche di ottenere un compenso per l'utilizzo digitale dei loro articoli (articolo 11). E' forse questo il punto più controverso della riforma: in sostanza le piattaforme che pubblicano anteprime o snippet di pubblicazioni giornalistiche dovranno munirsi preventivamente di una licenza rilasciata dal detentore dei diritti.  

Sulla base di questo nuovo diritto, gli editori sarebbero in grado di concludere accordi di licenza con gli aggregatori di notizie - come ad esempio Google News, Google Feed etc - per vedersi accordata una "ricompensa". Gli editori (ma forse sarebbe meglio dire i grandi editori) hanno infatti spesso accusato i colossi della Rete di sfruttare gratuitamente i loro contenuti. Dimenticando però che una parte significativa del traffico degli stessi giornali arriva proprio dagli stessi aggregatori (Google, Facebook, etc). 

Che cosa cambierà?

E ora che succederà? Secondo Il Post, "Google verosimilmente chiuderà il servizio Google News in Europa. Lo ha già fatto in Spagna e Germania, dove la riforma era stata anticipata da misure nazionali, creando, come già detto, grossi problemi agli editori di tali paesi". In alternativa, Google potrebbe stringere accordi commerciali con i grandi editori, ma potrebbe ad esempio decidere di non pagare il compenso per determinati siti o articoli. In entrambi i casi ad essere penalizzati potrebbero essere sopratutto i piccoli editori. 

Quanto a Facebook difficilmente sarà toccato dalla riforma dal momento che opera già sulla base di accordi con le varie testate, che peraltro condividono di loro sponte i loro contenuti sulla piattaforma. 

M5s, "pagina nera per la democrazia"

"Una pagina nera per la democrazia e la libertà dei cittadini", dice l'eurodeputata M5s Isabella Adinolfi commentando l'ok alla riforma del copyright: "Il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Il testo approvato oggi dall'aula di Strasburgo contiene l'odiosa link tax e filtri ai contenuti pubblicati dagli utenti. È vergognoso. Ha vinto il partito del bavaglio". 

Esulta il Pd

Come racconta EuropaToday, c'è invece grande soddisfazione su banchi del Pd, così come in Forza Italia. Il presidente del Parlamento Antonio Tajani ha detto che "la direttiva sul diritto d'autore è una vittoria per tutti i cittadini. Oggi il Parlamento europeo ha scelto di difendere la cultura e la creatività europea e italiana, mettendo fine al far-west digitale".

Esultano anche gli editori italiani: "Quella di oggi è una vittoria per la libertà, come espressione di un libero dibattito democratico e della creatività della persona. Questo è il diritto d'autore: rappresenta la libertà ed esprime l'identità europea", dice il presidente dell'Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi. 

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Commenti (1)

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