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Venerdì, 20 Maggio 2022
La minaccia / Ucraina

La Russia considera "obiettivi legittimi" le forniture di armi Nato all'Ucraina

Lo ha detto il viceministro degli Esteri russo all'indomani delle accuse di "genocidio" mosse dal presidente Usa

Continua lo scontro tra Mosca e Washingon sulla guerra in Ucraina. Il viceministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, attraverso l'agenzia di stampa nazionale Tass ha minacciato gli Usa: per Mosca, i veicoli statunitensi e quelli della Nato che trasportano armi sul territorio ucraino saranno considerati "bersagli militari legittimi". Il viceministro degli Affari Esteri del Cremlino respinge qualsiasi tentativo degli "americani e altri occidentali" di rallentare l'"operazione speciale in Ucraina", e lo fa usando l'unico termine consentito da Mosca per descrivere la guerra in Ucraina. Ryabkov ha infatti avvertito le forze occidentali che le operazioni "per infliggere il massimo danno ai contingenti russi e alle formazioni delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk saranno duramente represse". Mosca non guarda positivamente gli aiuti militari che arrivano a Kiev da Washington. Secondo quanto riportato dalla Reuters, che cita un fonte del Confresso Usa, nel nuovo pacchetto di aiuti militari all'Ucraina, che l'amministrazione Biden si appresta ad annunciare, ci saranno anche sistemi di artiglieria pesante da terra come gli obici, cioè armi che possono colpire fino a 70 km di distanza.

Le affermazioni del viceministro arrivano all'indomani delle accuse mosse dal presidente degli Usa Joe Biden alle forze del Cremlino, che a suo dire stanno commettendo un "genocidio" in Ucraina. Le sue parole hanno ampliato la distanza tra Washington e Mosca, con quest'ultima che le ha definite "inaccettabili". La condanna di Biden è stata accolta positivamente dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ma non riceve un'approvazione unanime. Diversa è infatti la posizione del presidente francese Emmanuel Macron, secondo il quale l'esercito di Mosca "ha commesso crimini di guerra, ma un'escalation verbale non contribuisce all'obiettivo di fermare il conflitto", invitando il suo omologo statunitense a prestare maggiore attenzione alle parole. La Cina, invece, chiede di abbassare i toni per evitare "nuove tensioni".

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