Giovedì, 24 Giugno 2021
TERRORISMO / Siria

Isis, la Russia entra in guerra: l'Occidente ha paura

La Siria è sempre più stretta nella morsa dei jihadisti, sempre più vicini a Damasco. E proprio nel giorno in cui l'Onu frena - "Nessuna soluzione militare" - Mosca invia aiuti militari ad Assad. Attesa e preoccupazione in vista dell'assemblea generale

ROMA - Partiamo "dalla fine". Dalle parole a Radio Vaticana del segretario generale Ban Ki-moon in vista della visita del Santo Padre all'Onu (25 settembre): "Non esiste una soluzione militare alla situazione in Siria. Stanno combattendo da oltre quattro anni e mezzo; sono morte oltre 250 mila persone, ci sono 4 milioni di profughi e 12 milioni di persone sono coinvolte direttamente in questa crisi. Io ho ripetutamente chiesto di risolvere questa situazione con un dialogo politico". Parole che, inevitabilmente, portano l'attenzione sul "tema Isis". Ed è proprio la Siria la zona che più preoccupa "l'occidente".

RUSSIA IN GUERRA - Se, da un lato, Nato e Usa frenano sulla possibilità di un intervento militare diretto, la Russia ha comunicato in queste ore il suo "ingresso in guerra" contro i terroristi. La Siria, già dilaniata dalla guerra civile, è infatti sempre più stretta nella morsa dell'Isis e le decisioni di Mosca sembrano rafforzare la strategia di aiuti militari al regime di Damasco, destando non poche preoccupazioni negli Usa e in sede Nato. 

LA SITUAZIONE - Le milizie jihadiste dello Stato Islamico si sono avvicinate a una base strategica nell'Est della Siria, alla periferia di Dweir Ezzor, nel corso di violenti scontri che hanno provocato la morte di almeno 54 combattenti (36 del Califfato nero e 18 dell'esercito di Assad). Lo ha reso noto l'Osdh, l'Osservatorio siriano dei diritti umani, spiegando che "si è trattato di uno dei più violenti attacchi dell'Isis contro l'aeroporto". Con la conquista di questo avamposto dell'esercito, utilizzato da un battaglione, l'Isis si è portato a un solo chilometro dalla base aerea. 

AIUTO ALL'ESERCITO SIRIANO - La Russia sta intanto fornendo aiuti per l'esercito siriano perché crede che questa sia l'unica forza capace di affrontare lo Stato Islamico, ha spiegato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. In Siria è infatti già presente personale militare russo "per aiutare i siriani a padroneggiare" le nuove attrezzature e le forniture di armi per l'esercito siriano, come ha spiegato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. "Ci sono militari russi in Siria, ci sono stati per diversi anni" ha affermato.

La loro presenza è legata alle forniture di armi per l'esercito siriano, che sta assumendo il peso maggiore nella lotta contro il terrorismo dell'Isis e altri gruppi estremisti

ASSEMBLEA ONU - La situazione della Siria, e l'emergenza profughi in senso più ampio, saranno poi al centro del faccia a faccia che Papa Francesco avrà con Vladimir Putin a margine dell'assemblea generale dell'Onu. Il Pontefice interverrà il 25 settembre, mentre il presidente russo deve tenere il suo discorso il 28 settembre, lo stesso giorno in cui è previsto l'intervento anche il presidente Usa Barack Obama. Tra queste due date ci sarà il colloquio tra i due, l'unico incontro privato con un capo di Stato previsto nell'agenda di Papa Bergoglio. 

ARMI CHIMICHE - A peggiorare la situazione, la conferma di una notizia drammatica da parte delle autorità Usa, sempre più convinte che i jihadisti dello Stato islamico stiano facendo uso di armi chimiche in Iraq e Siria. Gli Stati Uniti, infatti, hanno individuato almeno quattro occasioni in cui i terroristi hanno utilizzato agenti chimici del gas mostarda, in forma di polvere e contenuto in esplosivi tradizionali come proiettili di mortaio. 

IL GIAPPONE HA PAURA - Intanto il Giappone ha deciso di rafforzare la sicurezza delle sue ambasciate in tutto il mondo dopo che il gruppo dello Stato Islamico ha preso di mira le sue missioni diplomatiche in Indonesia, Malaysia, Bosnia ed Erzegovina. La decisione arriva otto mesi dopo la decapitazione di due ostaggi giapponesi in Siria e proprio mentre il gruppo jihadista, sulla sua rivista online Daqib, ha pubblicato una nuova minaccia contro 70 "nazioni crociate" ed "eserciti apostati".

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