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Sabato, 1 Ottobre 2022
"Mobilitazione parziale" / Russia

Cosa rischiano i giovani russi che non vanno a "morire per Putin" in Ucraina

Oltre mille arresti nelle proteste di piazza, che si estendono anche fuori da Mosca e San Pietroburgo. Chi sarà richiamato subito alle armi e cosa succede a coloro che non rispondono alla "cartolina". Già in queste ore in molti stanno ricevendo l'avviso di mobilitazione. Ai manifestanti manca un leader di riferimento che catalizzi il rifiuto delle politiche del Cremlino

Nel giorno in cui Vladimir Putin ha ordinato la mobilitazione di 300mila riservisti da mandare a combattere in Ucraina, cresce la protesta in Russia contro la guerra. Sono oltre mille (almeno 1.335), secondo la ong Ovd-info, le persone finora arrestate per essere scese in piazza in diverse città del Paese. Il maggior numero di arresti sono stati a San Pietroburgo e Mosca. Decine di persone sono state fermate anche nelle lontane Irkutsk (Siberia) e Ekaterinburg (Urali). I biglietti per i voli in partenza dalla Russia sono andati presto esauriti dopo l'annuncio del leader, che ha ordinato una mobilitazione parziale, il che significa che circa 300.000 riservisti militari - ma non coscritti - saranno arruolati per sostenere le forze armate che hanno subito recenti devastanti sconfitte sul campo di battaglia in Ucraina.

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Su Telegram il gruppo di opposizione Vesna invita la popolazione russa a manifestare contro la guerra

La mossa del Cremlino è arrivata il giorno dopo che le aree occupate dell'Ucraina hanno annunciato referendum rapidi sull'adesione alla Russia. Putin ha sottolineato che utilizzerà "tutti i mezzi disponibili" per "proteggere il territorio russo", il che implica teoricamente anche armi nucleari. Chi può fugge. I voli verso destinazioni popolari come Istanbul in Turchia e Yerevan in Armenia sono andati a ruba. Il prezzo per i voli da Mosca a Istanbul o Dubai ha raggiunto i 9.200 euro (9.119 dollari). Sola andata. La Finlandia per ora ha i confini aperti. Qualcuno cerca di raggiungere la Bielorussia in auto.

La coda di auto, ripresa da una webcam, giovedì mattina alle ore 5, a quello che sembra essere uno dei pochi, se non l'unico, varco aperto al confine russo-finlandese. La webcam può essere visionata a questo indirizzo.

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Cosa rischia chi protesta contro la guerra in Ucraina

L'ufficio del procuratore di Mosca nella giornata di ieri ha avvertito che gli inviti sul web a partecipare a proteste di strada non autorizzate, o la partecipazione a esse, potrebbero comportare fino a 15 anni di carcere. I partecipanti p otrebbero essere perseguiti in base a leggi contro lo screditamento delle forze armate, la diffusione di "fake news" sull'operazione militare russa in Ucraina o l'incoraggiamento dei minorenni a protestare.  Nei mesi scorsi la repressione interna imposta dalla Russia contro chi era accusato di aver diffuso "disinformazione" sulla guerra in Ucraina e le operazioni della polizia nei confronti degli attivisti anti-Putin hanno reso rare le proteste pubbliche contro la guerra.

Ma il gruppo di opposizione contro la guerra Vesna continua a chiedere proteste diffuse. E il fatto che le manifestazioni ora siano anche fuori da Mosca e San Pietroburgo, le due principali città del Paese è emblematico.  Un video da Ekaterinburg mostra la polizia che tracina violentemente i manifestanti su un autobus.  Pavel Chikov, un avvocato del gruppo russo per i diritti umani Agora, ha detto che l'associazione ha ricevuto 6.000 richieste alla sua hotline da martedì mattina, da parte di russi che volevano informazioni sui diritti dei soldati.

Come a febbraio, ai manifestanti manca un leader di riferimento, una figura che catalizzi il sentimento di rifiuto delle politiche putiniane.  Aleksey Navalny, l'oppositore che ora sta scontando una condanna di nove anni in una colonia penale, ieri ha fatto circolare un messaggio: "Putin vuole sporcare di sangue centinaia di migliaia di persone. L'entità di questo crimine e il numero delle persone coinvolte è in aumento, e questo viene fatto esclusivamente per garantire che una persona preservi il suo potere personale", ha detto.

Chi viene mandato al fronte

La mossa di mobilitazione del Cremlino segue le pesanti perdite in Ucraina, dove le forze di Kiev hanno riconquistato una vasta area a est di Kharkiv.

Nel corso degli ultimi mesi il controllo totale sui media statali ha fatto sì che molti russi abbiano abbracciato più o meno convintamente la linea secondo cui il governo "neo-nazista" dell'Ucraina e la Nato minacciano la Russia. La portata dell'opposizione russa alla linea di Putin sull'Ucraina è difficile da valutare, proprio perché le restrizioni sui media sono rigide.

In Russia, i governatori regionali pro Putin, che ora devono organizzare la mobilitazione, hanno espresso il loro sostegno.  "Non saremo indeboliti, divisi o sterminati", ha affermato il governatore di Ulyanovsk Alexei Russkikh. "La nostra regione, come tutte le altre del nostro Paese, ha il dovere di mobilitare i cittadini per il servizio militare".  Il governatore di Chelyabinsk, Alexei Teksler, ha affermato che la mobilitazione è necessaria per garantire "sovranità, sicurezza e integrità territoriale" della Russia.

Molti giovani russi hanno raccontato alla BBC la paura di essere mandati al fron. M atvey, di San Pietroburgo, dice: "Speravo che non sarebbe mai successo". "Ora è ovvio che Putin non farà un passo indietro e continuerà la sua stupida battaglia fino all'ultimo cittadino russo".  Ha aggiunto: "Non dovrei essere reclutato durante questa fase di mobilitazione, ma non ci sono garanzie che le cose non peggioreranno".  Evgeny, 31 anni che vive nel Regno Unito, dice, sempre alla BBC: "Assolutamente tutti hanno paura, tutti inviano informazioni diverse sulla mobilitazione. È molto difficile capire cosa sia vero e cosa no. Nessuno si fida del governo".

Chi sarà richiamato alle armi

Verranno richiamati alle armi riservisti specializzati, con esperienza di combattimento. Un chiarimento che potrebbe non convincere, vista la formulazione più vaga del relativo decreto firmato in serata, che si concentra sull'inquadramento economico (e le sanzioni) per i nuovi arrivati, lasciando ai governatori delle regioni la possibilità di andare oltre la “platea” dei 300mila uomini stimata dal ministro della Difesa, Sergej Shoigu. Nei fatti sarà il Ministero della Difesa della Federazione Russa a decidere chi, da dove e in che numero inviare in guerra. Già in queste ore molti russi stanno ricevendo l'avviso di mobilitazione. Se la mobilitazione fosse stata generale, e non solo parziale, sarebbero stati chiamati tutti gli uomini tra i 18 e i 50 anni di età. Se si riceve la cartolina e non ci si presenta all'ufficio di arruolamento, si rientra nella responsabilità penale. Nell'inverno non così lontano, il rifiuto di andare a morire per Putin nelle distese di fango del Donbass diventerà crimine, diserzione, tradimento.

Messo all’angolo dai disastri militari in una guerra che pensava di chiudere in una manciata di settimane, al massimo mesi, ora Vladimir Putin ha scelto la via dell’escalation, nonostante le crescenti pressioni di quella parte del mondo – India, Cina, Turchia - che considerava economicamente alleata. Le prospettive sono imprevedibili. C'è un autocrate il cui futuro (non è chiaro solo se prossimo o remoto) appare segnato, che si è infilato in una guerra disastrosa e che può contare sul più grande arsenale nucleare del mondo: 6mila testate o poco meno.

Zelensky: "Solo Putin vuole la guerra"

"Non abbiamo provocato questa guerra. Non abbiamo avuto altra scelta se non quella di difenderci. L'Ucraina vuole la pace, l'Europa vuole la pace. Il mondo vuole la pace. C'è solo uno che vuole la guerra". Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, si esprime così nell’intervento in videocollegamento con l’Assemblea generale dell’Onu. Zelensky chiede "punizione per gli aggressori, finché l’aggressione non ha fine. Le sanzioni fanno parte della formula per arrivare alla pace" e sollecita l’istituzione di un "tribunale speciale" per giudicare i crimini commessi dalla Russia nella guerra innescata dall’invasione ordinata da Vladimir Putin a febbraio.

"L'Ucraina ha dimostrato forza sul campo di battaglia, nessuno ci può rimproverare di debolezza o di incapacità di lottare per la nostra indipendenza, il risultato sarà la garanzia di una pace stabile", sottolinea il presidente ucraino. "Non siamo stati noi a provocare questa guerra - ribadisce - ci sono stati 88 colloqui per evitare la guerra, ma la Russia invece di fermare questo crimine dell'aggressione l'ha trasformata in un'invasione su vasta scala".

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Proteste a Mosca contro la guerra. Fermato un giovane EPA/MAXIM SHIPENKOV

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