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Venerdì, 1 Marzo 2024
La strategia dello zar / Russia

La Russia taglia la produzione di petrolio. E i prezzi aumentano

La mossa di Vladimir Putin in risposta alle sanzioni occidentali

Mosca taglierà la produzione di petrolio a partire marzo in risposta al tetto al prezzo del greggio russo deciso dall'Ue e dal G7.  Lo ha annunciato il vicepremier Alexander Novak. Un annuncio a cui ha fatto seguito un aumento del Brent, l'indice internazionale che fissa il prezzo dell'oro nero nel mondo, non solo quello russo. Ecco perché la mossa del Cremlino ha fatto riemergere il timore di una nuova corsa al rialzo dei prezzi energetici e dell'inflazione. Ma non è detto che la strategia, sempre che sia questo l'obiettivo di Vladimir Putin, funzioni.

¨Per il momento, quello che si sa è che da marzo la produzione russa di petrolio verrà ridotta di 500mila barili al giorno, l'equivalente del 5% della produzione nazionale e lo 0,5% di quella mondiale. Novak si è detto sicuro che questo taglio aiuterà a "ripristinare le relazioni di mercato", un chiaro riferimento alle sanzioni occidentali (embargo e price cap) che da inizio febbraio hanno preso di mira sia il greggio, sia i prodotti raffinati della Russia. Novak, che cura i rapporti di Mosca con il gruppo di produttori di petrolio Opec+, ha avvertito che le sanzioni potrebbero ritorcersi contro Usa e Europa, definendo le loro "politiche energetiche distruttive". 

Dopo l'annuncio, l'indice Brent è balzato del 2,3% a 86,43 dollari al barile. Un prezzo comunque ancora lontano dal record di 139 dollari registratosi all'inizio dell'invasione dell'Ucraina. Secondo diversi analisti del settore, quanto successo con il gas, che sta progressivamente tornando a prezzi più bassi dopo un'estate di fuoco, dimostrerebbe che Putin abbia "perso la guerra energetica", scrive il Financial times. E che il taglio della produzione potrebbe essere più un segno di disperazione, che una reale minaccia per l'Occidente. 

La principale esportazione di greggio russo, l'Ural, viene attualmente venduta ben al di sotto dei 60 dollari a barile, nel tentativo di trovare nuovi acquirenti in Asia. Un prezzo già inferiore al price cap fissato da Ue e Usa. Secondo Christyan Malek, responsabile globale della strategia energetica di JPMorgan, la Russia vuole "assicurarsi che il mercato non sia troppo fornito" in modo da spingere più in alto i prezzi e i margini di profitto. L'Opec+, la potente organizzazione dei principali Paesi produttori del petrolio di Asia, Africa e Sud America, potrebbe non ostacolare le mosse di Putin. Già lo scorso anno, l'Arabia saudita, che guida di fatto l'Opec+, aveva fatto infuriare gli Usa per essersi rifiutata di aumentare la produzione di petrolio e far scendere i prezzi. 

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