rotate-mobile
Domenica, 29 Maggio 2022
Diplomazia / Russia

Russia-Ucraina: come e quando può finire la crisi

L'ipotesi di un'invasione militare immediata si allontana. Ma la tensione resta alta. "C'è quello che dice la Russia. E poi c'è quello che fa la Russia" dice Blinken. Minsk II resta l'unico percorso su cui si può costruire la pace

La tensione resta alta, ma non paragonabile allo scorso weekend o a inizio settimana. Non c’è stato l’attacco ipotizzato da fonti occidentali per il 16 febbraio. Ma neanche la de-escalation sperata quando, martedì, Mosca ha accennato ai primi ritiri delle unità impegnate nelle esercitazioni militari in corso vicino ai confini ucraini: da Nord e da Est, e dalla Crimea. Secondo rapporti americani e ucraini dell’intelligence, ha dichiarato il ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov, non è ancora possibile provare un reale ritiro dei 140.000 uomini - il 60% delle forze di terra russe - concentrate nelle regioni adiacenti all’Ucraina. La situazione rimane quindi sostanzialmente la stessa, il solo cambiamento è che, dopo aver completato alcune fasi di addestramento, Mosca ha dato ordine di trasferire alcune unità militari altrove.

"C'è quello che dice la Russia. E poi c'è quello che fa la Russia. E non abbiamo visto alcun ritiro delle sue forze", ha detto il segretario di Stato americano Antony Blinken in un'intervista a MSNBC.  "Continuiamo a vedere unità militari che si spostano verso il confine, non lontano dal confine".

Come può finire la crisi

Per la Russia, la Nato deve dimostrare concretamente di non avere la tendenza all'allargamento che l'ha caratterizzata per oltre 15 anni, garanzie sul fatto che armamenti, infrastrutture e forze non saranno posizionate in zone ancora più ad Est rispetto ai Paesi che hanno aderito al Patto Atlantico dopo il 1997. Oggi la Stampa ricorda che "i movimenti a ridosso della frontiera Ovest erano già avvenuti in passato, ad aprile ad esempio. Il punto è che secondo Mosca 'sino a quando Kiev fa deragliare l'attuazione degli accordi di Minsk' (approvati dal Consiglio di sicurezza Onu con la risoluzione 2202 del 2015) e minaccia le genti del Donbass, non sarà possibile alleggerire i presidi di confine senza prima un'attenta riflessione". Ma ciò non significa che Putin voglia attaccare.

Il punto delle intese di Minsk che stabilisce il trasferimento del controllo del confine orientale all'Ucraina, ma solo dopo aver svolto elezioni locali, accompagnate da un'amnistia e da una legge sullo statuto speciale del Donbass approvata dalla Rada (il parlamento ucraino), torna al centro dell'attenzione. Mosca rimane convinta che non ci siano altre alternative alla risoluzione della crisi nell'Est Ucraina. L'opzione riconoscimento quindi resta sul tavolo, questo non vuol dire però che Vladimir Putin voglia procedere. Il Cremlino nelle scorse ore ha lanciato un altro segnale distensivo a chi sospetta operazioni di altro tipo, che potrebbero innescarsi sul riconoscimento delle regioni separatiste di Donetsk e Luhansk chiesto dalla Duma a Vladimir Putin. Il presidente russo ne ha preso visione, chiarisce il suo portavoce Dmitrij Peskov, facendo notare però che "il riconoscimento non collima con gli Accordi di Minsk". Ma il fatto che ieri Putin abbia denunciato un "genocidio" in corso in Donbass, basta e avanza affinché il dipartimento di Stato americano mantenga alto l'allarme.

La soluzione

C'è una soluzione diplomatica che potrebbe ancora fornire una via di fuga per il presidente russo Vladimir Putin, secondo Ronald Suny,  professore di storia e scienze politiche presso l'Università del Michigan ad Ann Arbor. "L'invasione potrebbe non essere mai stata il punto. Un'interpretazione è che il presidente Putin abbia mobilitato le truppe principalmente per forzare il dialogo con l'Occidente su quali dovrebbero essere le sfere di influenza e di interesse nell'Europa orientale". Russia e Ucraina, in collaborazione con partner europei, hanno cercato di definire una nuova struttura per le relazioni russo-ucraine durante le discussioni del 2015 sui protocolli di Minsk II , concordati da Russia, Ucraina, Francia e Germania ma mai completamente attuati.

Le regioni separatiste ucraine al confine con la Russia dovevano essere autonome nell'ambito di una relazione federale con Kiev. Almeno per Mosca, Minsk II avrebbe anche assicurato che l'Ucraina rimanesse fuori dalla NATO. Ma il protocollo non è mai entrato in vigore. L'attuale minaccia di invasione potrebbe essere il tentativo di Putin di costringere le parti a tornare al dialogo. In effetti, il presidente francese Emmanuel Macron  ha recentemente descritto Minsk II  come "l'unico percorso su cui si può costruire la pace". Ma se era intenzione di Putin forzare un ritorno a Minsk II, o qualcosa di simile, "farlo minacciando un'invasione è un gioco rischioso - nota Suny - Con i sentimenti nazionalisti che crescono in Ucraina, il presidente Volodymyr Zelensky potrebbe non essere in grado di accettare Minsk II e rimanere al potere".

Per porre fine allo stallo  Putin vuole che la Nato prometta di non accettare mai l'Ucraina (o Georgia e Moldova) come membri. Vuole, che l'alleanza atlantica si allontani in modo netto da paesi "in prima linea" come Polonia, Romania e Bulgaria, ex membri del defunto Patto di Varsavia. Vuole poi che Kiev accetti lo status di autonomia per la regione del Donbas e rinunci a qualsiasi pretesa sulla Crimea. Vuole limitare o fermare il dispiegamento nell'Europa orientale e meridionale di nuovi missili statunitensi a medio raggio. Ancora più ambiziosamente, vuole ridisegnare l'architettura di sicurezza dell'Europa, per ristabilire l'influenza della Russia ed estendere la sua portata geopolitica. La contrarietà degli Usa a gran parte di queste opzioni è totale. Di qui la crisi attuale. Ma la diplomazia è al lavoro per scongiurare l'opzione militare e trovare la via d'uscita nelle prossime settimane.

Diplomazia al lavoro

La Nato "resta preparata al dialogo" con Mosca, "non è troppo tardi perché la Russia si ritragga dal precipizio del conflitto e scelga il percorso della pace" ha detto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, in conferenza stampa a Bruxelles a margine della ministeriale Difesa. La Nato, ha continuato Stoltenberg, "ha mandato proposte concrete scritte alla Russia, sulla trasparenza, la riduzione del rischio e il controllo degli armamenti. Dobbiamo ancora ricevere una risposta: reitero il mio invito alla Russia ad incontrarsi ancora nel Consiglio Nato-Russia".

Il presidente americano Biden ha parlato con il cancelliere Scholz reduce dall’incontro con Putin. "Se la Russia sceglie la strada della diplomazia, siamo disposti a confrontarci. Allo stesso tempo - ha avvertito il Segretario di Stato Blinken - se scelgono la strada dell’aggressione, siamo pronti a rispondere". 

Le aperture del Cremlino sulla volontà di dialogo con l'Occidente e il ritiro di alcune unità russe dal confine con l'Ucraina sono segnali "incoraggianti", ma la Francia continua a rimanere "vigile" su quanto avviene effettivamente sul terreno e attende "azioni concrete" di vera de-escalation. E' quanto ha spiegato il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian in un'intervista al Financial Times, delineando un approccio in tre fasi per disinnescare la crisi: il ritiro verificato delle forze russe dai confini dell'Ucraina; una ripresa dei colloqui sugli accordi di Minsk per risolvere la guerra tra i separatisti sostenuti da Mosca e Kiev nella regione orientale del Donbass; e un nuovo quadro di sicurezza europeo. Le Drian ha affermato di aver accolto con cautela le "parole incoraggianti" del ritiro delle truppe e delle aperture diplomatiche dal Cremlino, ed ha spiegato di essere "vigile" sui movimenti delle formazioni militari russe e sul ritorno parziale alle basi. "Se quei segni saranno verificati, si tratterà di un piccolo inizio", ha detto. "Ma bisognerà vedere come finiranno le manovre in Bielorussia, per esempio, come finiranno le manovre nel Mar Nero e vicino ai confini ucraini. Tutto ciò fa parte della de-escalation", ha insistito. Le Drian ha precisato che nessuno ha contestato l'importanza degli Accordi di Minsk e del cosiddetto Formato Normandia - che coinvolge Francia, Germania, Russia e Ucraina - per cercare di porre fine alla guerra del Donbass. Dopo anni di stallo da parte di Mosca e Kiev, Le Drian ha affermato che esiste ancora "la volontà politica da entrambe le parti di risolvere questa situazione". I presupposti, minimi, per tornare al tavolo delle trattative ci sono.

Il peso del gas nella crisi Russia-Ucraina

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Russia-Ucraina: come e quando può finire la crisi

Today è in caricamento