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Lunedì, 29 Novembre 2021
Il caso / Grecia

Solidarietà a processo: le accuse alla nuotatrice Sarah Mardini per aver salvato i migranti

Il caso del procedimento in Grecia contro un gruppo di attivisti che aiutò migranti e richiedenti asilo tra i 2016 e il 2018. Tra di loro anche la nuotatrice siriana, poi rifugiata in Germania. Insieme alla sorella, nel 2015 mise in salvo il barcone su cui stavano tentando la traversata nell'Egeo

La solidarietà smetta di essere considerata un crimine. È l'appello che arriva da chi difende un gruppo di operatori umanitari finiti sotto processo in Grecia per aver aiutato migranti e richiedenti asilo a raggiungere il paese tra il 2016 e il 2018. Un processo che è già diventato un caso. Sul banco degli imputati c'è anche la 25enne profuga siriana Sarah Mardini. Nel 2015 Mardini è arrivata sull'isola di Lesbo come rifugiata. Durante la traversata nell'Egeo, il motore della barca su cui viaggiava insieme alla sorella è andato in avaria. Le due ragazze si sono buttate in acqua, trascinando verso la salvezza la barca e i loro 18 compagni di viaggio. Sarah Mardini e sua sorella Yusra hanno ottenuto poi asilo in Germania. Yusra Mardini è diventata in seguito per due volte campionessa olimpica di nuoto, mentre Sarah, nuotatrice professionista anche lei, è tornata in Grecia per aiutare i migranti, impegnandosi come volontaria con un'organizzazione umanitaria greca.

Il processo agli attivisti che salvarono i migranti in Grecia

Tre anni fa Mardini è stata arrestata insieme all'attivista irlandese Sean Binder. Entrambi sono ora a processo insieme al greco Nasos Karakitsos e 22 attivisti: fanno tutti parte dell'Emergency Response Center International (Erci), un'organizzazione no profit nata in Grecia che fornisce aiuti in caso di emergenze umanitarie. Diversi i capi d'accusa, che vanno dallo spionaggio al falso all'uso illecito di frequenze radio. Tre giorni fa si è svolta la prima udienza, ma il processo è stato rinviato dopo che il giudice ha stabilito che quel tribunale non era competente per decidere sul caso. A Sarah Mardini è stato vietato l'ingresso in Grecia e non ha potuto assistere al proprio processo. La decisione del giudice di optare per il rinvio "è un'ulteriore prova dell'assurdità di questo caso. Tutto ciò che abbiamo fatto è stato assistere le persone in cerca di sicurezza nel momento del bisogno", ha detto Sean Binder, aggiungendo: "Le nostre vite sono ancora una volta lasciate in sospeso". Sia lui sia Mardini negano le accuse che gli vengono rivolte.

Gli imputati sono anche accusati di tratta di esseri umani, appartenenza a gruppi criminali e riciclaggio. Secondo i pubblici ministeri, gli attivisti avrebbero monitorato i canali radio della Guardia Costiera greca e di Frontex e avrebbero utilizzato un veicolo con una targa militare falsa per entrare nelle zone interdette al pubblico sull'isola di Lesbo, dove si trovano i campi profughi allestiti dalle autorità greche. Per la ong Human Rights Watch le accuse sarebbero "farsesche" e "motivate politicamente", provando a far passare ad esempio per riciclaggio quelle che erano semplici attività di raccolte fondi e per contrabbando quelle di soccorso ai migranti. Per quanto poi riguarda quelle di spionaggio, basate su un rapporto della polizia che indicava come gli attivisti avessero monitorato appunto i canali radio, lo stesso rapporto avrebbe riconosciuto che "i canali radio non sono crittografati e possono essere consultati da chiunque disponga di radio VHF" e "le posizioni delle navi sono pubblicate in tempo reale sui siti web di tracciamento delle navi commerciali", ricorda Human Rights Watch. Alcuni degli accusati rischiano comunque fino a 25 anni di carcere, mentre Human Rights Watch ha invitato ai pubblici ministeri greci a chiedere per tutti l'assoluzione, mentre le autorità greche dovrebbero "smettere di criminalizzare i soccorritori umanitari".

Tra il 2015 e il 2018 quasi 1,1 milioni di persone sono arrivati via mare in Grecia, tre quarti solo a Lesbo. L'Alto Commissariato nelle Nazioni Unite per i Rifugiati stima che più di 17mila persone abbiano perso la vita tra il 2015 e il 2020 nel tentativo di attraversare il Mediterraneo e raggiungere l'Europa. Nel 2014 la Grecia ha introdotto una legislazione molto severa che impone pene pesanti ai trafficanti di essere umani, ma le organizzazioni criminali sono riuscite abilmente a trovare escamotage per aggirare la legge, ad esempio convincendo o costringendo i passeggeri stessi a manovrare le imbarcazioni al posto loro.

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