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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
SPAGNA / Spagna

Scandalo mazzette in Spagna, Rajoy si difende e non si dimette

"Rajoy sbaglia - scrive El Pais - se crede che i cittadini siano disposti ad accettare l’idea che le rivelazioni di queste ultime settimane siano soltanto un complotto ordito contro il suo partito"

La pubblicazione da parte di El País dei presunti "documenti segreti" dell'ex tesoriere del Partito popolare Luis Bárcenas ha causato una tempesta politica a Madrid. E' stata portata alla luce la doppia contabilità grazie a cui alcuni membri del partito avrebbero ricevuto delle retribuzioni irregolari fra il 1990 e il 2008. Il loro presunto autore sarebbe stato espulso dal partito nel 2010 .

Alfredo Pérez Rubalcaba, segretario generale del Partito socialista, ha chiesto le dimissioni del primo ministro Mariano Rajoy. Quest'ultimo ha negato pubblicamente ogni suo coinvolgimento, ma sono ancora forti i dubbi sulla possibile implicazione di importanti membri del partito e anche del ministro della sanità, Ana Mato, che avrebbe ricevuto fondi per finanziare le sue spese personali. Per il quotidiano El Mundo, la dichiarazione di Rajoy non ha affatto messo fine allo scandalo: "La sua situazione sarebbe meno complicata se ammettesse che il Pp ha ricevuto delle donazioni poco chiare e annunciasse un'inchiesta per scoprire se alcuni dirigenti del partito hanno ricevuto pagamenti irregolari. Questo ovviamente avrebbe un costo politico, ma comunque molto minore rispetto a quello che dovrà pagare se non prenderà alcun provvedimento contro chi ha apparentemente messo le mani nelle casse del Pp per accrescere la propria ricchezza personale".

"Non è questo che preoccupa l’opinione pubblica - scrive El Pais-  A far paura agli spagnoli sono le fortune accumulate dall’ex tesoriere del Partito popolare e nascoste al fisco, i legami di Luis Bárcenas con lo scandalo Gürtel, nell’ambito del quale molti eletti nel Pp sono stati accusati di corruzione in casi di licitazione pubblica, e le rivelazioni di vari personaggi e ambienti vicini al Pp secondo i quali i versamenti irregolari andavano avanti da molti anni".

LA PROTESTA DEI FABBRI DI PAMPLONA

"Quello che è noto è che sono la segretaria generale del Pp María Dolores de Cospedal e lo stesso Mariano Rajoy ad aver deciso di mettere fine al sistema dei pagamenti e alla contabilità affidata al tesoriere Bárcenas. In tale situazione è impossibile comprendere la levata di scudi del partito a fronte delle informazioni che circolano oggi, dato che sono i suoi stessi due massimi dirigenti ad aver deciso di farla finita con i sospetti di irregolarità portati alla ribalta dalla scoperta di una rete di corruzione".

El Pais riconosce a Rajoy "il merito di aver promesso trasparenza e di voler pubblicare la sua dichiarazione dei redditi e rendere nota l’entità del suo patrimonio, ma si stenta a credere che questa stessa trasparenza sia stata effettivamente la regola all’interno del suo partito, dopo i molteplici episodi iniziati con la malversazione del suo primo tesoriere Rosendo Naseiro. Basti ricordare la condanna dell’ex presidente della regione autonoma delle Baleari ed ex ministro di Aznar, Jaume Matas; la condanna al carcere di Francisco Correa, principale accusato nello scandalo Gürtel; e infine l’apertura di un’indagine sui sindaci e i consiglieri municipali del Pp per frode e corruzione".

Il punto debole resta Luis Bárcenas, che per una ventina d’anni ha avuto accesso ai segreti finanziari del seggio centrale del partito. "Sarà anche vero che i 22 milioni di euro accumulati dall’ex tesoriere su un conto svizzero non hanno niente a che vedere con il Pp. Ma è innegabile che il tesoriere del partito era un multimilionario ed evasore fiscale (oggi amnistiato) per il fatto stesso di aver gestito la contabilità del partito per tanti anni", scrive El Pais.

"Rajoy sbaglia - scrive El Pais - se crede che i cittadini siano disposti ad accettare l’idea che le rivelazioni di queste ultime settimane siano soltanto un complotto ordito contro il suo partito o contro lui stesso. La giustizia emanerà il suo verdetto sui comportamenti da lui tenuti in passato.Ma la politica deve guardare al presente e al futuro: qui c’è in gioco la democrazia stessa. È normale, in presenza di casi come quello che riguarda il ministro della sanità Ana Mato – accusata di aver ricevuto regali da una rete criminale – che i cittadini manifestino tutta la loro indignazione, e lo facciano tanto più energicamente nel mezzo di una crisi finanziaria provocata da una bolla immobiliare che ha alimentato la corruzione politica".

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