Martedì, 3 Agosto 2021
BRASILE / Brasile

Scandalo "Mensalao", l'inchiesta adesso coinvolge anche Lula

Fino a oggi l'ex presidente, tutt'ora molto amato in Brasile, era rimasto fuori dall'inchiesta. Il "Mensalao" è il più grande scandalo di corruzione nella storia del Brasile

Il pubblico ministero federale (Mpf) aprirà un'inchiesta formale nei confronti dell'ex presidente della Repubblica, Luiz Inacio Lula da Silva. Lo ha reso noto il quotidiano Folha de Sao Paulo.

L'ex presidente è sospettato di essere stato a conoscenza di un sofisticato schema per l'acquisto di voti, conosciuto come 'Mensalao' e ritenuto il più grande scandalo di corruzione nella storia del Brasile. Lo scandalo era venuto alla luce nel 2005 con le rivelazioni del deputato del Partito laburista (Ptb) Roberto Jefferson.  José Dirceu, storico braccio destro di Lula, leader carismatico del Partito dei lavoratori, è stato condannato dalla Corte suprema a 10 anni e 10 mesi di reclusione per corruzione e associazione a delinquere.

Il 'Mensalao' può essere definito una "tangentopoli brasiliana" che ha coinvolto decine di politici di primo piano, come l'ex presidente, José Genoino, e l'ex tesoriere, Delubio Soares, del Partito dei lavoratori. Gli imputati complessivamente sono 37. " E' il più scandaloso episodio di corruzione e deviazione di fondi pubblici mai scoperto in Brasile" ha sempre detto il procuratore generale della Repubblica, Roberto Gurgel. Le prove contro l'ex braccio destro di Lula sono state definite "torrenziali".

Lula ha sempre assicurato di non sapere nulla del giro di mazzette, e nel 2005 si scusò pubblicamente davanti al paese. Assicurò, all'epoca, che "non ci fu mai compravendita di voti". I giudici l'hanno smentito. Un vero e proprio terremoto per la politica brasiliana, ma la figura di Lula fino a oggi ne era uscita sostanzialmente pulita.

Dopo ulteriori indagini però il procuratore generale, Roberto Gurgel, ha deciso d'avviare indagini approfondite a partire dalle dichiarazioni rese alla giustizia dal pubblicitario Marcos Valerio, accusato di essere una sorta di gestore del complotto e per questo condannato a oltre 40 anni di carcere dalla Corte costituzionale brasiliana (Stf).

Secondo Valerio, Lula non solo era a conoscenza del meccanismo, ma con parte del denaro raccolto avrebbe anche pagato alcune sue spese personali.

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