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Venerdì, 3 Febbraio 2023
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Caos a Gerusalemme: morti tre palestinesi, tre coloni uccisi in un agguato

Tensione ancora alta in Israele. Infuria la protesta dei fedeli contro le misure di sicurezza adottate alla Spianata delle Moschee: metal detector ed ingresso vietato agli uomini sotto i 50 anni

Tre morti e oltre cento feriti: quyesto è il bilancio delle vittime degli scontri fra polizia israeliana e fedeli palestinesi scoppiati ieri nei pressi della Spianata delle Moschee, nella Città Vecchia di Gerusalemme, e in altre località della Cisgiordania dopo la decisione delle autorità dello Stato ebraico di permettere l’ingresso nel terzo luogo sacro dell’Islam esclusivamente alle donne e alle persone con più di cinquant’anni di età. Nella tarda serata di ieri tre coloni ebraici sono stati uccisi a coltellate da un palestinese entrato nell’insediamento cisgiordano di Neve Tsuf, nei pressi di Ramallah.

L’assalitore è stato colpito dal fuoco della sicurezza, ma le sue condizioni non cono chiare. Il presidente dell’Autorità palestinese, Abu Mazen, ha detto di voler congelare i contatti con il governo di Israele a causa della disputa sulle nuove misure di sicurezza. La spianata delle Moschee – per gli ebrei il Monte del Tempio, ugualmente un luogo santo – è stata fonte di gravi tensioni negli ultimi giorni in seguito all’attacco terroristico contro due poliziotti israeliani, uccisi il 14 luglio scorso: gli assalitori infatti vi si erano rifugiati prima di essere abbattuti dalla sicurezza.

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Da allora il governo israeliano ha deciso di installare dei metal detector all’ingresso del sito, misura aspramente contestata dai palestinesi che per protesta hanno deciso da domenica scorsa di radunarsi a pregare all’esterno della Spianata. Proprio per evitare un eccessivo affollamento della Città vecchia nel venerdì, principale giornata di preghiera islamica, e quindi ulteriori problemi di sicurezza la polizia israeliana ha deciso di consentire l’ingresso nella zona alle donne e ai soli ultracinquantenni, provvedimento peraltro non inedito e che mira a ridurre il rischio di attentati.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha tuttavia più volte assicurato di non voler alterare in alcun modo lo status quo (non scritto) che permette ai musulmani di accedere liberamente al sito mentre gli ebrei devono limitarsi ad ore precise (e senza potervi pregare); di fatto, lo Stato ebraico controlla l’accesso alla Spianata ma la gestione degli edifici di culto è affidata alla Giordania. Amman ha chiesto la “immediata e totale” riapertura del sito ai fedeli, lanciando un appello alla comunità internazionale perché intervenga sulla questione; anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha chiesto la rimozione dei metal detector “vista l’importanza della Spianata delle Moschee per tutto il mondo musulmano”.

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