Venerdì, 16 Aprile 2021
L'opinione di Stefano Pagliarini

L'opinione di Stefano Pagliarini

A cura di Stefano Pagliarini

La sedia negata ci svela la frattura tra Turchia ed Europa

Turchia, von der Leyen senza poltrona - FOTO ANSA

Fermi tutti. Nessuno si azzardi a liquidare quanto accaduto ieri in Turchia come un episodio di sessismo nei confronti di una donna perché si rischia di banalizzare. E’ un fatto grave perché viene sminuita la presenza di una donna a scapito di un uomo, per di più di fronte al mondo, certo, ma soprattutto perché è la perfetta rappresentazione della divisione culturale e politica a cui sono arrivati l’occidente e l’oriente. L’immagine della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, rimasta in piedi durante la visita dei leader Ue ad Ankara, è la metafora di due mondi che ormai non comunicano più, i cui valori su cui si fondano le rispettive comunità sembrano essere ormai agli antipodi. E forse oggi per la prima volta ce ne siamo resi conto come non mai. Abbiamo visto, per chi ha occhi buoni, quanto ormai la Turchia si sia allontanata dalla mano tesa dell’Unione Europea per stringere quella della Russia. Una distanza ancor più insanabile perché si consuma sul terreno dei principi fondamentali e dei diritti, come quello del rispetto della dignità delle donne e della parità di genere. E questo poco ha a che fare col sessismo tout court. Ha invece molto a che fare con l'idea di società che vuole rappresentare l'Europa. Ha a che fare con il prezzo da pagare in termini di rapporti politici ed economici internazionali se si vuole difendere quella idea, che divide l'Europa, amica degli Stati Uniti, dalla Turchia che, guarda caso, è sempre più vicina a Mosca.

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I sintomi c’erano già tutti. Di recente Erdogan aveva preso una posizione molto più scandalosa che non quella di “nascondere” la sedia della von der Leyen: lo scorso 22 marzo il premier turco ha abbandonato la convenzione di Istanbul, primo trattato internazionale sulla prevenzione e la lotta contro la violenza di genere e quella domestica. Una decisione che, oltre ad aver scatenato ondate di proteste nel paese, ha anche portato alla reazione indignata del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che nel giorno del suo insediamento alla Casa Bianca, aveva detto come tra le sue priorità negli States e nel mondo ci fosse la difesa dei diritti umani.

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Il punto è anche un altro: ogni passo con cui Ankara si allontana dall’Europa, la porta infatti vicino alla Russia, quel paese dove gli oppositori politici finiscono in carcere e, proprio per questo, tornato ad essere il nemico numero uno di quegli Stati Uniti tanto cari e vicini a Bruxelles. Basti pensare che la Turchia e la Russia hanno installato congiuntamente una infrastruttura militare in Azerbaigian per il rafforzamento della loro influenza in quella zona. Ankara e Mosca continuano a cooperare in ambito militare, nonostante le sanzioni imposte da Washington contro la Turchia per l’acquisto di sistemi di difesa russi.

Qui il video dalla Turchia, von der Leyen senza poltrona

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Insomma quanto accaduto ieri all’incontro tra Turchia e Europa è la grande metafora del quadro geo politico contemporaneo, della polarizzazione fra due globi come non si vedeva dai tempi della guerra fredda. Quando Erdogan si è seduto e la von der Leyen ha espresso quel “Ehmm…” imbarazzato, è come se tutto il mondo avesse visto che cosa sta succedendo tra Occidente e Oriente. Dunque è giusto che il "sofagate", come è stato ribattezzato, diventi a tutti gli effetti un incidente diplomatico e come tale venga trattato. Anzi, forse sarebbe anche potuto diventare uno scontro se solo i leader europei si fossero ribellati a quello schiaffo morale. Forse è andata meglio così, non è mai buono auspicare tensioni internazionali. Ma per l’ennesima volta l’Europa ha perso un’occasione: dimostrare al resto del mondo di essere una comunità fondata su dei valori che non si negoziano, che il rispetto della donna non è derogabile, neppure al cospetto di un partner economico e commerciale. 

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