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Lunedì, 16 Maggio 2022
Boom di casi / Cina

Aumentano i casi Covid a Shanghai, ma la città non va in lockdown: ecco perché

Solo nell’ultima settimana in tutto il paese ci sono stati circa 4.550 casi al giorno

I casi di Covid a Shanghai, in Cina, sono aumentati di oltre il 60 per cento nelle ultime 24 ore, raggiungendo quota 1.609 contagiati nella giornata di venerdì 25 marzo. In tutto il paese, si sono registrati 4.988 casi, con un numero crescente di infezioni asintomatiche, che la Cina registra separatamente. Sale quindi il numero di contagi, nonostante la politica di “zero Covid dinamico” adottata dal governo di Pechino.

Lo scorso 19 marzo le autorità sanitarie nazionali cinesi hanno segnalato due decessi per coronavirus nella provincia nordorientale di Jilin: si tratta del primo dato registrato da gennaio dello scorso anno, portando il bilancio delle vittime del coronavirus nel Paese a 4.638. Ma i numeri spaventano le autorità cinesi. Secondo gli ultimi dati del Center for Systems Science and Engineering della Johns Hopkins University, nell’ultima settimana in Cina si è registrata una media di 4.552 casi al giorno. I casi sono aumentati del 473 per cento rispetto alla media di due settimane fa.

Ma il malcontento aumenta. Dopo la morte di un'infermiera a Shanghai a cui è stato negato il ricovero in ospedale dopo un attacco d'asma, sui social media cinesi è scoppiata un’accesa polemica: molti utenti puntano il dito contro le misure anti-Covid adottate dalla dirigenza cinese per gli ingiustificati decessi.

Secondo quanto riporta una dichiarazione del centro medico nel distretto di Pudong della città, l’infermiera è stata allontanata dallo Shanghai East Hospital, struttura presso cui lavorava, perché il pronto soccorso era stato chiuso per la disinfezione, secondo le regole di controllo del Covid. Dopo essere stata rifiutata dallo Shanghai East Hospital, la donna si è recata in un’altra struttura dove è poi morta.

Wu Jinglei, direttore della commissione sanitaria municipale di Shanghai, ha espresso condoglianze alla famiglia dell'infermiera e ha esortato gli ospedali a rendere più efficienti i processi di sterilizzazione delle strutture, in modo da evitare lunghi periodi di chiusura.

Ci sarà un lockdown a Shanghai?

Nell’hub finanziario cinese, decine di edifici e condomini sono stati chiusi per garantire a tutti i residenti test di massa e spegnere, così, i focolai di coronavirus. Le autorità di Shanghai, a differenze di altre città cinesi, non hanno imposto un lockdown totale, ma adottato misure più flessibili chiudendo singoli compound.

La spiegazione a questo approccio arriva da alcuni analisti che sostengono come le città più sviluppate della Cina - come Shanghai o Shenzhen - siano in grado di attuare misure di prevenzione più precise perché dispongono di maggiori risorse finanziare e una più sviluppata capacità burocratica per attivare una squadra impegnata nella gestione dei focolai. Le misure più flessibili e meno rigorose sono applicate a realtà urbane più grandi e ricche, ma rimangono un lusso per le zone meno sviluppate.

I funzionari di Shanghai attualmente escludono l’ipotesi di isolare completamente la città, anche se alcune aree dell’hub finanziario verranno chiuse per effettuare test di massa. Il governo locale ha già predisposto la conversione di stadi e centri espositivi in strutture per la quarantena di persone con infezioni lievi e asintomatiche. Anche il Pudong Shangri-La, un hotel di lusso situato nel cuore del distretto finanziario, ha iniziato a ospitare cittadini positivi al Covid.

La dirigenza cinese ha modificato la settimana scorsa le linee guida per le cure di pazienti con Covid-19: i pazienti con sintomi lievi saranno messi in quarantena in specifiche strutture, anziché essere portati direttamente negli ospedali come fatto in precedenza; saranno ricoverati in ospedale solo quando la loro condizione peggiora.

I cinesi però sono stanchi anche delle misure restrittive più flessibili. Sui social media cinesi sono diventati virali le immagini e i video che raccontano le rimostranze di alcuni cittadini nell’hub finanziario e in tutto il paese. Su Weibo, un social cinese simile a Twitter, negli ultimi giorni è diventato virale l’hashtag: “Perché la Cina non può revocare le misure restrittive come fanno i paesi stranieri?” (#??????????????????#).

Per due anni, le persone in Cina hanno ampiamente tollerato di vivere sotto alcuni dei controlli Covid-19 più severi al mondo: le frontiere chiuse e i movimenti interni limitati, il monitoraggio digitale costante e test di massa, e lockdown immediata alla comparsa di qualche caso di Covid. Tutte queste rigide misure hanno comportato conseguenze sociali ed economiche nella vita dei cinesi.

La situazione evidenzia gli ostacoli che i funzionari del governo devono superare per attuare il duplice obiettivo promosso dal presidente Xi Jinping: eliminare il virus e ridurre al minimo gli impatti economici e sociali causati dalla strategia Zero Covid. Il governo di Pechino, che aveva inizialmente aderito a una strategia di "tolleranza zero", negli ultimi mesi è passato a una strategia di "zero dinamico", dal momento che la variante Omicron è più trasmissibile. La nuova strategia mira a un’azione rapida per eliminare i piccoli focolai, anziché cercare di raggiungere zero casi: un obiettivo che è diventato sempre più irrealistico.

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