Venerdì, 17 Settembre 2021
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Silvia Romano, tre mesi dal sequestro e nessuna certezza: è calato il silenzio

La volontaria milanese non è l'unica cittadina italiana privata della libertà in Africa. Il missionario Luigi Maccalli è stato rapito in Niger 4 mesi fa. Luca Tacchetto e la sua compagna di viaggio canadese Edith Blais sono scomparsi in Burkina Faso 2 mesi fa

Era il 20 novembre 2018 quando Silvia Romano venne rapita in Kenya. La giovane milanese, 23 anni, era andata in Africa come volontaria dell'associazione Africa Milele Onlus, una piccola organizzazione: era alla sua seconda missione.

Se nei primi giorni in molti, tra gli stessi inquirenti, parlavano di possibili svolte dietro l'angolo, di novità in vista e di indagini ben avviate, poi ha prevalso l'incertezza. Di Silvia Romano non si sa nulla ormai da tre mesi. A gennaio il procuratore di Nairobi, Noordin Haji, incontrando una delegazione italiana aveva manifestato l’intenzione di "procedere in maniera più decisa". Non è dato sapere se ciò sia avvenuto. 

Silvia Romano, rapita in Kenya: massimo riserbo

La famiglia chiede ragionevolmente riserbo, e quindi per Silvia non sono state organizzate manifestazioni per chiederne la liberazione, come accaduto in passato per casi simili, ad esempio Simona Pari e Simona Torretta, cooperanti a Baghdad per l’associazione “Un ponte per…” e rapite il 7 settembre 2004 e liberate 20 giorni dopo; o Rossella Urru, cooperante rapita nel 2011 in un campo profughi saharawi in Algeria la cui prigionia durò 270 giorni; o ancora Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, due cooperanti italiane, rapite in Siria nell’agosto 2014 e liberate a gennaio 2015. 

Chiede il silenzio e il riserbo anche il ministero degli Esteri. Una strategia che finora non ha portato alla liberazione di Silvia Romano. 

Tutte le domande sono quindi senza risposta: è stato chiesto un riscatto? Si sta trattando per la liberazione della cooperante italiana? Silvia Romano è ancora in Kenya? I sequestratori sarebbero, secondo quanto scritto sin dai primi giorni, appartanenti a una banda di criminali comuni non affiliati a gruppi terroristici, come temuto inizialmente a causa della presenza dell’organizzazione somala al Shaabab in Kenya.

La vastissima area dove Silvia sarebbe stata nascosta, estesa per circa 40 mila chilometri quadrati della valle del fiume Tana, è abitata da pastori e contadini: le relazioni tra la polizia e i clan familiari non hanno portato le svolte sperate, non si è rotto il "muro del silenzio". Le stesse autorità appaiono in stallo in quella intricata rete di capi villaggi e delinquenti locali.

Il fatto che non ci sono rivendicazioni di gruppi armati, ribelli o terroristi rende ancora più oscura la vicenda. Non ci sarebbero, infatti, soggetti chiari con i quali poter trattare la sua liberazione.

Rapimento Silvia Romano: "Sarebbe importante che il governo riferisse"

Nel mondo politico italiano il rapimento in Kenya di Silvia Romano non sembra essere argomento d'attualità. L'unico che quotidianamente ne scrive su Twitter è Giuseppe Civati: "Senza polemica verso nessuno, anzi, nella speranza che tutti raccolgano l’invito: sarebbe importante che il governo riferisse sulla situazione di Silvia Romano. Una preoccupazione sentita da tutti, nella speranza che possa tornare presto a casa".

Silvia Romano non è l'unica cittadina italiana privata della libertà in Africa. Il missionario Luigi Maccalli è stato rapito in Niger 4 mesi fa. Luca Tacchetto e la sua amica canadese Edith Blais sono scomparsi in Burkina Faso 2 mesi fa. Ma sui nostri connazionali rapiti in Africa sembra essere calato il silenzio.

C'è un altro arresto per il rapimento di Silvia Romano

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