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Giovedì, 30 Marzo 2023
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Silvia Romano, a tre mesi dal rapimento solo dubbi e un inquietante muro di silenzio

La polizia kenyota da tempo non rilascia aggiornamenti e anche le autorità italiane tacciono. Il sospetto è che la 23enne sia ancora nascosta nella zona dei villaggi del Tana Delta, con la complicità della popolazione locale

Che fine ha fatto Silvia Romano, la cooperante 23enne della  onlus Africa Milele rapita lo scorso 20 novembre? Da quando la giovane è stata prelevata da uomini armati dal villaggio di Chakama, a circa 80 chilometri da Malindi, non ci sono ancora risposte alle tante domande sollevate dal suo sequestro. La polizia locale, dopo l'attivismo dei primi giorni successivi al rapimento, da tempo non rilascia aggiornamenti riguardo alle indagini. Le autorità italiane evitano dichiarazioni e mantengono sul caso il più stretto riserbo. E' una prassi consolidata in casi del genere.

La polizia kenyota ha parlato l'ultima volta lo scorso 21 gennaio dicendosi certa che la cooperante italiana si trovasse nella zona dei villaggi del Tana Delta, nella contea del Tana River, confinante con quella di Kilifi, dove è stata rapita la Romano. Si tratta di un'area di circa 40mila chilometri quadrati.

Il caso di Silvia Romano, nessuna traccia della cooperante italiana

Ma perché nonostante le ricerche e gli sforzi delle autorità del Kenya Silvia non viene trovata? L'Agi oggi scrive che evidentemente i "clan familiari" che controllano la zona "hanno deciso di non rompere il silenzio, di non fornire informazioni che, con molta probabilità, sono in loro possesso". Insomma la cooperante italiana sarebbe tenuta nascosta con la complicità della popolazione locale. La zona è abitata da pastori e contadini: le relazioni tra la polizia e i clan familiari non hanno portato però alla svolta sperata.

AdnKronos ricorda che nella zona dove si ritiene che la cooperante sia stata nascosta è stato impiegato un gran numero di militari delle forze di sicurezza kenyote, affiancate, sostiene la stampa locale, da "forze speciali italiane". Ma i militari si sarebbero in seguito ritirati dalla zona, senza ottenere risultati.

Si cercano ancora i tre responsabili del rapimento

Secondo altre ricostruzioni, nella loro fuga verso il confine con la Somalia, i rapitori si sarebbero nascosti per una settimana insieme al loro ostaggio nella foresta di Dakatcha. Sarebbero perfino stati avvistati da alcuni abitanti del luogo, ai quali avrebbero ordinato di non rivelare il loro nascondiglio.

Sta di fatto che per ora non c'è traccia dei tre principali sospettati del rapimento: Ibrahim Adam Omar, Yusuf Kuno Adan e Said Adan Abdi. Per ciascuno di loro, la polizia ha messo una taglia di 1 milione di scellini. Silvia Romano non è l'unica cittadina italiana privata della libertà in Africa. Il missionario Luigi Maccalli è stato rapito in Niger 4 mesi fa. Luca Tacchetto e la sua amica canadese Edith Blais sono scomparsi in Burkina Faso 2 mesi fa. Ma sui nostri connazionali rapiti in Africa sembra essere calato il silenzio.

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