Giovedì, 24 Giugno 2021
Cultura / Francia

L’appello della sindaca di Parigi per sostenere le librerie locali: “Non comprate su Amazon”

Anne Hidalgo si rivolge ai parigini per invitarli a continuare a fare acquisti presso i librai di quartiere, colpiti dal nuovo lockdown

Persone in coda sotto la pioggia per fare gli ultimi acquisti presso una libreria della catena Le Furet du Nord, con punti vendita in Francia e in Belgio (foto Stephen Carriere/Fb)

Per sostenere le librerie di Parigi colpite dal nuovo lockdown la sindaca Anne Hidalgo ha lanciato un appello rivolto ai suoi concittadini. “Lo dico davvero ai parigini: non comprate su Amazon, è la morte delle nostre librerie e della nostra vita di quartiere”, ha detto la sindaca, intervenuta insieme allo scrittore Sylvain Tesson a un’iniziativa di sostegno alle librerie organizzata da alcuni librai. In Francia le librerie sono state considerate attività “non essenziali”. 

“Parigi è una città dove il libro ha ovviamente il suo posto come bene essenziale”, ha ribadito Hidalgo, sottolineando che molti parigini invece considerano la propria libreria “un negozio locale essenziale” e invitando i cittadini a continuare a fare acquisti presso i proprio librai di fiducia, ordinando da loro i libri desiderati.

A Hidalgo ha fatto eco Tesson. “Non voglio credere che un uomo che è stato allievo di Paul Ricoeur lascerà che questa situazione continui”, ha detto lo scrittore riferendosi al presidente Emmanuel Macron, che da studente fu collaboratore del grande filosofo francese.

Librai, esponenti politici e semplici cittadini si sono sono mobilitati nei giorni scorsi dopo la decisione del governo francese di chiudere le librerie. Alcuni sindaci francesi avevano annunciato nei giorni scorsi che avrebbero autorizzato l’apertura di altre attività classificate “non essenziali” nelle loro città, ritenendo il provvedimento ingiusto e discriminatorio, con il rischio di favorire piattaforme come Amazon. Una strada che Anne Hidalgo ha detto di non voler seguire, ritenendola sul filo della legalità e non volendo mettere ancora più in difficoltà le librerie.

A Parigi la leggendaria libreria Shakespeare and Company (fondata nel 1919 e frequentata da personaggi come Ernest Hemigway e James Joyce)  ha lanciato nei giorni scorsi un appello ai propri clienti, chiedendo di sostenerla facendo acquisti sul proprio sito, dopo aver visto diminuire le proprie vendite dell’80%. 

Lockdown in Francia, chiuse le librerie: non sono servizi "essenziali" (ma in Belgio restano aperte)

Nel vicino Belgio, il governo ha deciso invece di considerare “essenziali” le librerie e non farle chiudere durante il nuovo lockdown di sei settimane in vigore nel paese. Il vice primo ministro belga George Gilkinet ha spiegato questa decisione così: “Crediamo che sia essenziale mostrare attenzione nei confronti dei più vulnerabili ma anche per la salute mentale di tutti i belgi. La cultura in questo senso svolge un ruolo enorme”. Ovviamente le librerie resteranno aperte nel rispetto delle normative prescrive per evitare il diffondersi del contagio. 

Prima della chiusura in molti si sono recati nelle librerie per gli acquisti dell’ultimo minuto, preferendo scegliere personalmente magari con il consiglio del librario. Su Twitter e Facebook sono state condivise numerose immagini. Una di queste, postata sui social dall’editore Stephen Carrière - con un ringraziamento per l’immagine ad Astrid Dujardin - mostra una lunga e ordinata fila di persone sotto la pioggia in attesa di entrare in uno dei punti vendita della catena di librerie Furet du nord, presente in Francia ma anche in Belgio. 

fila librerie francia-2

In un’indagine nell’anno scorso pubblicata dal Centre National du Livre la Francia si confermava un paese molto interessato alla lettura, con una predilezione per i libri cartacei: con un trend in aumento del 4% rispetto alla stessa rilevazione nel 2017, su un campione di 1000 persone con più di 15 anni, l’88% di loro dichiarava di essere un lettore, pur senza considerarsi quello che si può definire “un lettore forte”. Il 50% dichiarava inoltre di considerare la lettura un’attività praticamente quotidiana o quasi, tra casa, luoghi pubblici e mezzo di trasporto pubblici. 

Il mercato del libro in Italia dopo il primo lockdown

In Italia le librerie erano state tra le prime attività commerciali a riaprire a metà aprile dall’inizio del lockdown di marzo. A metà ottobre l’AIE, l’Associazione italiana editori, ha presentato i dati sull’andamento del mercato, mostrando un settore in recupero tra luglio e settembre dopo il duro colpo inferto dal lcodkwon.

Secondo le elaborazioni dell’Aie, la perdita di fattura del settore varie (ossia romanzi e saggi) rispetto al 2019 si era ridotta di 4 punti percentuali, passando dal -11% al -7% (a metà aprile era -20%). A fine settembre inoltre risultavano in recupero anche i canali di vendita fisici, cioè le librerie e la grande distribuzione organizzata, rispetto agli store online, dope il record negativo di aprile. Il trend di crescita era stato confermato dai dati delle librerie, fisiche e digitali, del circuito Arianna che, pur non comprendendo Amazon, a settembre per la prima volta nell’anno segnano 30 giorni in positivo, con vendite in crescita dello 0,3% rispetto all’anno precedente.

Al 27 settembre, le vendite di libri fisici, saggi e romanzi, nelle librerie, grande distribuzione e store online valevano 850 milioni, contro i 914 del corrispondente periodo dell’anno precedente. I 64 milioni persi in nove mesi, pari al 7%, erano comunque un risultato in netto recupero rispetto al -11% di luglio e al -20% di aprile, quando i milioni persi erano stati 90 in soli tre mesi e mezzo. “L’editoria ha subito gravi danni dalla crisi epidemica, ma allo stesso tempo ha mostrato una capacità di reazione e adattamento al nuovo contesto sorprendente”, era stato il commento del presidente Aie, Ricardo Franco Levi. “Rimane la preoccupazione per l’andamento della pandemia che getta un’incognita sul mondo del libro, così come su tutta l’economia nazionale, europea e mondiale”. 

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