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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Il reportage

Siria, strage senza fine: morti 10 bambini

Liberata dai curdi due anni fa, Idlib ora è tornata a essere una città contesa

Mercoledì 20 ottobre 2021 rimarrà nella storia del conflitto siriano come una delle giornate più sanguinose e drammatiche che si sono vissute nel Paese negli ultimi mesi. Alla faccia di chi, forse solo perché ha scelto di voltarsi e non guardare, pensa che qui la guerra qui sia finita. Colpisce più di tutto quanto accaduto nella città di Idlib dove si è consumata l’ennesima strage di civili. E ancora una volta, duole sottolinearlo, a pagare il prezzo più alto sono stati i bambini. Il bilancio è provvisorio, ma almeno 13 persone, tra cui proprio dieci bambini, sono state uccise, mentre quasi altre 40 sono rimaste ferite. A causare questo bagno di sangue un bombardamento dell'esercito siriano che ha colpito le aree residenziali della città di Arihah, nella provincia di Idlib.

Liberata dai curdi due anni fa, Idlib ora è tornata a essere una città contesa, soprattutto dopo che gli americani, che erano presenti in forze, se ne sono andati. Idlib è stata la vera e propria capitale dello Stato Islamico, anche se erroneamente per tutti è sempre stata indicata Raqqa. Idlib, proprio per la sua posizione strategica, assume una importanza fondamentale per questo è così contesa. Colpisce che proprio per il 20 ottobre, nello stadio di Raqqa, è stata organizzata la celebrazione della liberazione della città. La scelta di organizzare questo evento da parte di Sdf, la resistenza siriana anti Assad a maggioranza cristiana insieme ai combattenti curdi Ypj e Ypg, nell’impianto sportivo assume un significato più che simbolico visto che proprio in quel luogo gli uomini in nero del Califfato hanno imprigionato, torturato e giustiziato non solo chi non si voleva piegare alla loro volontà, ma anche semplici cittadini che banalmente, non ubbidivano alle loro regole anche solo perché fumavano una sigaretta.

La strage di Idlib arriva poche ore dopo che due ordigni hanno provocato l’esplosione di un bus militare dove viaggiavano quattordici soldati dell’esercito di Assad, nella capitale Damasco. Nessuna rivendicazione per quanto accaduto, ma da quanto si evince potrebbe essere un attentato di matrice qadeista. Al Qaeda da tempo sta cercando di ritagliarsi uno spazio all’interno di questo scenario approfittando anche di un momento in cui Isis sembra sia più concentrata a riorganizzarsi che a sferrare attacchi. Un mercoledì nero quello vissuto sotto i cieli della Siria. Ma le notizie drammatiche non cessano qui, perché a nord, in Rojava, nella città simbolo della resistenza curda, Kobane, i droni turchi hanno colpito due auto civili, uccidendo due persone e ferendone altre quattro. Questo proprio nel giorno in cui Erdogan chiede al Parlamento di continuare a finanziare le “missioni militari” non solo nel nord della Siria ma anche nel nord dell’Iraq, sulle montagne dove hanno base uomini e donne del Pkk, l’organizzazione che dal 2002 è iscritta nelle liste delle formazioni terroristiche per Usa, ovviamente Turchia ma anche Unione Europea. Il Pkk, l’organizzazione fondata da Ocalan, fino agli novanta era presente anche nel Parlamento turco fino a che non è stata bandita e il suo leader imprigionato.

Tra i feriti nell’attacco a Kobane c'è anche un ragazzo di sedici anni e il copresidente della Commission giustizia della regione dell'Eufrate, Bakr Jarada. Nel bilancio di questa giornata drammatica non si può poi non segnalare anche l’azione compiuta dall’artiglieria turca, di stanza nella città di Kaljibrin nella provincia di Azaz, che ha preso di mira i civili nel villaggio di Sheikh Issa nella zona di Aleppo. Secondo le fonti curde, l’attacco ha provocato il ferimento di due bambini e tanto spavento per chi qui vive. Nel gioco della geopolitica, dove i potenti, o presunti tali, della zona, giocano la loro macabra partita, a pagare il prezzo più alto sono ancora una volta i più piccoli.

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