Martedì, 23 Luglio 2024
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Siria, il parlamento inglese boccia Cameron: "No all'intervento militare"

Dpo sette ore di dibattito il parlamento inglese ha votato contro un intervento militare in Siria. Cameron: "Il governo si comporterà di conseguenza". Obama ora punta a blitz limitati

L'intervento militare contro il regime di Assad non è dietro l'angolo, a questo punto. Il Parlamento britannico ha votato contro un intervento militare in Siria, infliggendo una cocente sconfitta al premier David Cameron. Al termine di sette ore di dibattito, la mozione presentata dal governo, in cui si chiedeva ai parlamentari di sostenere in via di principio un'azione militare, è stata respinta con una maggioranza di 13 voti, 285 contro 272, alla Camera dei Comuni.

LONDRA - Il commmento di Cameron è stato: "E' evidente che il Parlamento britannico, rispecchiando l'opinione del popolo britannico, non vuole vedere un'azione militare britannica. Il governo si comporterà di conseguenza". Un portavoce di Downing Street ha quindi confermato: "Il Regno Unito non prenderà parte a nessuna azione militare".

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WASHINGTON - Gli Stati Uniti puntano ancora a una "coalizione internazionale" per rispondere all'attacco di armi chimiche in Siria, nonostante il voto contrario a un intervento militare espresso dal Parlamento britannico. Lo ha dichiarato oggi il Segretario alla Difesa Usa, Chuck Hagel.

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"La nostra posizione è continuare a cercare una coalizione internazionale che agisca unita", ha detto Hagel in conferenza stampa, sottolineando come Washington rispetti la posizione del Parlamento britannico. "Ogni Paese ha la responsabilità di assumersi le proprie decisioni - ha precisato - noi stiamo continuando a consultarci con i britannici così come con tutti i nostri alleati. Consultazioni che riguardano l'individuazione delle modalità per dare una risposta a questo attacco con armi chimiche in Siria".

PARIGI - Il rifiuto della Gran Bretagna di intervenire in Siria non cambia niente nella posizione della Francia che auspica un'azione "proporzionata e ferma" contro Damasco. E' quanto ha dichiarato oggi il presidente franceese, Francois Hollande, in una intervista rilasciata a Le Monde.
Il capo dello Stato non ha inoltre escluso degli attacchi aerei prima di mercoledì, giorno della riunione del Parlamento transalpino per un dibattito sulla Siria. "Una serie di indizi punta nel senso della resposabilta del regime di Damasco", ha affermato, riferendosi al presunto attacco con le armi chimiche che ha provocato centinaia di morti il 21 agosto alla periferia della capitale siriana.

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BERLINO - Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha escluso una partecipazione della Germania ad un intervento militare in Siria.
"Non ci è stata chiesta" una nostra partecipazione e "noi non la prendiamo in considerazione", ha dichiarato al quotidiano regionale tedesco Neue Osnabruecker Zeitung, in una intervista che sarà in edicola domani.

INTERVENTO MILITARE "CONTENUTO" - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama è pronto a lanciare un intervento militare contenuto contro la Siria, nonostante il voto contrario del Parlamento britannico e le crescenti pressioni da parte del Congresso. A riferirlo è il New York Times, citando fonti interne all`amministrazione americana.

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Sebbene la decisione non sia stata ancora presa da Obama, tutti gli elementi suggeriscono che l`attacco potrebbe verificarsi non appena gli ispettori delle Nazioni Unite, che stanno indagando sull`utilizzo di armi chimiche dello scorso 21 agosto, lasceranno il Paese, domani. Secondo il quotidiano, Obama giustificherà la sua decisione facendo appello al rispetto delle norme internazionali contro l`uso di armi chimiche. Inoltre gli Stati Uniti vogliono salvaguardare gli alleati regionali, Israele e Turchia in primis, da eventuali attacchi da parte di Damasco.

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Secondo fonti della Casa Bianca, Obama sarebbe giunto alla conclusione che non c'è modo di ottenere il sostegno russo a qualsiasi risoluzione delle Nazioni Unite.

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UNESCO - E' vero, quando ci sono vite umane di mezzo, le "cose" non possono che passare in secondo piano. Ma l'Unesco lancia l'allarme. Bombardamenti di siti storici, saccheggi di musei, scavi clandestini: l'Unesco ha rivolto un pressante appello al regime siriano e ai ribelli affinché venga preservato il patrimonio storico della Siria, teatro di una guerra civile che dura da oltre due anni e vittima prediletta dei trafficanti di beni archeologici.

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"Esortiamo tutte le parti coinvolte nel conflitto a prendere misure necessarie per evitare che vengano inflitti ulteriori danni a questo patrimonio che è fra i più preziosi dell'intero mondo islamico", ha dichiarato il direttore generale dell'Unesco, signora Irina Bokova, al termine di una riunione di esperti espressamente convocata sulla questione della Siria e alla quale ha partecipato l'inviato speciale dell'Onu, Lakhdar Brahimi. "La protezionie del patrimonio non è una questione politica", ha sottolineato Bokova in conferenza stampa.

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