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Lunedì, 24 Gennaio 2022
BRASILE / Brasile

Brasile, il Paese dei trenta Berlusconi: analisi dei media verdeoro

Reporter senza Frontiere: "Dominano il panorama una decina di grandi gruppi finanziari (e famiglie) che controllano la maggior parte dei media nazionali"

Reporter senza frontiere ha analizzato nel dettaglio le caratteristiche e i limiti del sistema mediatico brasiliano. L'inchiesta è stata condotto a fine 2012 a Rio de Janiero, San Paolo e Brasilia, le tre città più importanti del paese. Il titolo del report è "Brasile, il paese dei 30 Berlusconi".

Dominano il panorama una decina di grandi gruppi finanziari (e famiglie) che controllano la maggior parte dei media nazionali e che hanno le loro sedi principalmente a Rio de Janeiro e San Paolo. Nel paese si contano a centinaia piccoli media regionali, sempre più deboli a causa delle subordinazione ai centri di potere dei vari Stati brasiliani. Si può affermare con una certa precisione quindi che la topografia dei media non è cambiata nei tre decenni successivi alla fine della dittatura militare (1964-85).

"L’indipendenza editoriale degli organi di informazione – comprendendo sia quelli su carta stampata che quelli radio-televisivi – è infatti minacciata soprattutto dalla loro forte dipendenza finanziaria e pubblicitaria nei confronti delle istituzioni e degli organismi pubblici", dicono da Reporter senza frontiere.  "La fragilità dei media incoraggia la violenza. Nel 2012 cinque giornalisti e blogger brasiliani sono stati uccisi in connessione diretta al loro lavoro, facendo così posizionare il Brasile al quinto posto mondiale per il numero di reporter uccisi. Altri due giornalisti, rinomati per le loro approfondite conoscenze delle questioni legate alla sicurezza pubblica, hanno dovuto prendere la strada dell’esilio lo scorso anno; la campagna per le elezioni comunali dell’ottobre 2012, inoltre, ha vissuto un aumento in termini di minacce e attacchi fisici sui media considerati la “vetrina” dei politici proprietari dei media stessi".

La libertà di informazione è ostacolata anche dall’aumento dei procedimenti giudiziari accompagnato da ordini di censura contro alcuni media. Il caso che ha fatto più scalpore è quello relativo al quotidiano O Estado de São Paulo, le cui pubblicazioni avrebbero minacciato gli interessi della famiglia dell’ex Presidente José Sarney. I tribunali tendono a censurare sempre più frequentemente il mondo di Internet e della blogosfera in Brasile; in tanti attendono l’adozione di una nuova legge, la cosiddetta “Marco Civil”, che garantirebbe la neutralità della Rete.

"Sul fronte legislativo - si legge nello studio di Reporter senza frontiere - l’adozione di una nuova legge sui media si sta rivelando una sfida fonte di numerose divisioni, tra consensi e dissensi. L’abrogazione della legge sulla stampa introdotta dall’ex governo militare l’8 febbraio 1967, che puniva i giornalisti recalcitranti con il carcere e obbligava tutti i media (carta stampata, radio e televisione) alla censura preventiva, è avvenuta solamente nel 2009, oltre due decenni dopo l’adozione della costituzione democratica nel 1988".

L'informazione politica è limitata da una legge elettorale che risale a molti anni fa, e centinaia di stazioni radiofoniche sono costrette all'illegalità da un sistema inadatto di regolamentazione delle frequenze.

Per cambiare la legislazione sui media sarebbe necessario il consenso dei molti politici che hanno però interessi personali gelosamente protetti. Ma il Brasile ha molti punti di forza. E' uno stato immenso, ed è una delle nazioni in cui la crescita economica non ha alcuna intenzione di fermarsi. Proprio questa diversità del Brasile potrebbe rappresentare un modello per altre nazioni. Fonte: Reporter senza Frontiere

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