Caos Libia, il governo italiano è sicuro: "I nostri soldati restano nel Paese"

"Non ci ritiriamo dalla Libia", dice Marina Sereni, vice ministro degli Affari Esteri. Intanto il generale Khalifa Haftar ha lasciato Mosca senza firmare il cessate il fuoco

Khalifa Haftar con Giuseppe Conte a Roma. Foto EPA/FILIPPO ATTILI

"Non è in previsione il ritiro dei nostri soldati da Misurata, che sono lì semplicemente a proteggere l’ospedale. Se si alzano i rischi, sarà il Ministero della Difesa per primo a valutare. Però posso confermare, perché stamattina ho sentito anche il titolare del dicastero della Difesa, che non c’è alcun ritiro, allo stato attuale dei fatti, dei nostri soldati da Misurata". Così Marina Sereni, vice ministro degli Affari Esteri intervenuta su Rai Radio1 a Radio anch’io condotto da Giorgio Zanchini.

Misurata è una città libica situata a circa duecento chilometri ad est della capitale Tripoli. Lì opera un contingente italiano: trecento militari della missione Miasit sorvegliano un ospedale militare da campo. La missione ha avuto inizio a gennaio 2018.

Libia, il vice ministro Sereni: "Non ci ritiriamo dalla Libia"

"Se si raggiunge il cessate il fuoco, e se regge, noi pensiamo che l’Europa debba mettere sul piatto alcune misure concrete per garantire la durata della tregua e per accompagnare un processo politico - ha aggiunto Sereni -. Truppe, sotto egida Onu o una forza di interposizione, sono tutte ipotesi premature. L’Italia, nel caso si aprisse questa prospettiva, non potrebbe tirarsi indietro. Fermo restando che non può essere un’iniziativa nostra ma è un tema che riguarda l’Europa e le Nazioni unite. Ogni sforzo diplomatico lo dobbiamo fare verso la conferenza di Berlino".

Secondo indiscrezioni riportate da Repubblica, in queste ore l'Ue starebbe preparando una missione militare europea in Libia composta da soldati italiani, francesi, spagnoli e tedeschi: "una forza di interposizione modello Libano", con navi a presidiare le coste e aerei per garantire la sicurezza dei cieli. 

Libia, il generale Haftar non firma la tregua

Intanto, il generale Khalifa Haftar, comandante dell'Esercito nazionale libico, ha lasciato Mosca senza firmare l'accordo per il cessate il fuoco sottoscritto ieri dal governo di accordo nazionale di Tripoli. Ieri Haftar aveva chiesto tempo fino a stamattina per decidere, mentre Fayez al-Serraj aveva firmato. "La bozza di documento ignora molte delle richieste dell'Esercito nazionale libico", avrebbe detto il generale motivando la sua decisione. Secondo Sky News Arabia, nel corso dei colloqui di ieri a Mosca Haftar avrebbe insistito sulle richieste di far entrare le sue truppe a Tripoli e di formare un governo di unità nazionale che ricevesse il voto di fiducia da parte del parlamento di Tobruk. Il generale avrebbe anche chiesto un monitoraggio internazionale del cessate il fuoco senza la partecipazione della Turchia e chiesto il ritiro immediato dei mercenari "arrivati dalla Siria e dalla Turchia". Infine, avrebbe insistito sulla richiesta di avere l'incarico di comandante supremo delle Forze armate libiche.

Lasciata Mosca nella notte, Haftar si è recato in Giordania per una serie di incontri. E' quanto apprende l'Adnkronos da fonti di intelligence, secondo le quali la decisione di non firmare l'accordo sarebbe stata presa per poter studiare e approfondire meglio i termini della bozza e per poi proporre, dopo qualche giorno di riflessione, delle modifiche. Si parla di alcuni giorni di tempo ma non sarebbe stata data alcuna scadenza precisa né comunicato quali potrebbero essere i termini della ripresa dei colloqui. La tregua iniziata domenica a mezzanotte al momento rimane in vigore ma viene considerata da Haftar "molto debole", riferiscono le fonti, secondo cui la pausa di riflessione servirebbe per valutare insieme ai Paesi che lo sostengono quale possano essere dei termini accettabili per l'accordo. Ora si va verso un rinvio della conferenza di Berlino in programma per domenica prossima, 19 gennaio.

La Russia "continuerà i suoi sforzi per il cessate il fuoco" in Libia, ha assicurato il ministro degli Esteri Sergei Lavrov aggiungendo: "Andremo avanti con gli sforzi in questa direzione". E ammettendo che "finora non è stato raggiunto alcun risultato finale". Lavrov ha poi denunciato che estremisti si stanno spostando dalla provincia siriana di Idlib, ancora sotto il controllo dei ribelli, verso la Libia, con l'obiettivo di destabilizzare il Paese. "Sono rimaste delle sacche di attività terroristica, in particolare a Idlib, dove gli estremisti stanno perdendo terreno - ha affermato il ministro - Ma, sfortunatamente, se parliamo di rapporti tra la Siria e la Libia, i terroristi si stanno spostando verso la Livia per continuare a seminare zizzania in quel Paese".

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Nel frattempo, sono ripresi questa mattina gli scontri a sud di Tripoli. Lo ha riferito la tv al Arabiya, mentre il sito di al Wasat, citando testimoni, riferisce di colpi d'artiglieria sparati nei sobborghi di Salah Al-Deen e Ain Zara, nella capitale libica.

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