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Giovedì, 23 Maggio 2024
L'analisi

Ogni giorno si spendono 6,7 miliardi per fare la guerra

Solo durante la guerra fredda si spendeva di più. Stati Uniti, Cina e Russia le nazioni che stanno facendo i maggiori investimenti in campo bellico. L'Italia è al 12esimo posto

Quello delle armi è un settore come non mai in salute. L'industria della Difesa è sempre stata fiorente, in un mondo in cui le guerre non mancano mai, ma ora con i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente ha avuto un boom mai visto prima. La spesa globale per gli armamenti ha raggiunto nel 2023 il massimo storico di 2.443 miliardi di dollari, il 2,3 per cento del Pil mondiale. Questo significa che le nazioni del mondo spendono 6,7 miliardi di dollari al giorno per la guerra. Sono i dati raccolti in uno studio di Mediobanca che ha esaminato i conti annuali di oltre 330 multinazionali e che ha rilevato lo scorso anno un incremento di questa spesa del 6,8%, il più marcato dal 2009.

L'Europa si prepara alla guerra, ma ha un problema a trovare i soldati

Secondo i calcoli dell'istituto finanziario, la spesa mondiale per la difesa pro-capite risulta la più alta dal 1990, raggiungendo i 306 dollari per ogni abitante del pianeta. A guidare la classifica di quelli che spendono di più per le armi in termini assoluti ci sono gli Stati Uniti, che rappresentano da soli ben il 37,5 per cento della spesa globale (916 miliardi di dollari l'anno), seguiti da Cina con il 12,1% (296 miliardi), Russia (4,5%), India (3,4%) e Arabia Saudita (3,1%). In questa classifica l'Italia si piazza al dodicesimo posto con l’1,5% del totale mondo, equivalenti a 35,5 miliardi di dollari, cioè 97 milioni ogni giorno. E la nostra spesa, secondo Mediobanca, è destinata ad aumentare del 5,5% nel 2024.

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Le spese rispetto al Pil

Se si confronta però la spesa con la ricchezza complessiva di un Paese, è allora l'Ucraina di Volodymyr Zelensky la nazione che sta sostenendo lo sforzo maggiore per comprare le armi, nel suo tentativo di fermare l'invasione delle truppe di Vladimir Putin. Kiev spende per le armi ben il 36,7% del suo Pil. Seguono alcuni Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, con la Russia in settima posizione (5,9%), gli Stati Uniti in 22esima (3,4%), la Cina in 69esima (1,7%) e l’Italia in 75esima (1,6%).

Per rispettare gli impegni presi con la Nato, il nostro Paese sta progressivamente innalzando la propria spesa nella Difesa con l’obiettivo di raggiungere la soglia del 2% del Pil entro il 2028, ma l'obiettivo resta difficile. Il governo di Giorgia Meloni sta provando a contrattare la possibilità di inserire in questa percentuale non solo i soldi effettivamente spesi per armi e personale, ma anche il costo delle missioni all'estero in cui sono impegnati i nostri militari. I soldati italiani partecipano attualmente a nove missioni della Nato, con una presenza massima di 5.200 militari e un finanziamento complessivo di 463,5 milioni, secondo quanto è stato autorizzato dal Parlamento nel maggio 2023 e confermato lo scorso settembre.

Le spese della Difesa in rapporto al Pil

Le spese pro capite

Altro capitolo dell'analisi riguarda le spese pro capite. Secondo lo studio i cittadini che spendono maggiormente per la Difesa del proprio Paese sono quelli del Qatar (15,7 dollari pro-capite al giorno nel 2023), al secondo posto si piazza poi Israele (8,2), che sta esponenzialmente aumentando la sua spesa con la guerra a Gaza (e quindi questi numeri sono destinati a salire), e poi gli Stati Uniti (7,4). L'Italia spende invece l'equivalente di 1,7 dollari al giorno per ogni cittadino, piazzandosi al 31esimo posto a livello mondiale e al 17esimo posto in Europa, una cifra che non è tra le prime in classifica ma è comunque alta, se si pensa che rappresenta oltre il doppio della media mondiale (0,8 centesimi).

È comunque circa tre volte in meno di quello che spende l’Ucraina e il 20% in meno di quello che spende la Russia. In generale la quota di spesa pubblica dedicata alla difesa è più elevata in Ucraina e Bielorussia con oltre la metà del totale, mentre l'Italia si colloca nella parte bassa della classifica (121esima) con il 3,0%, inferiore alla media mondiale del 6,9% che invece è superata da Russia (16,1%) e Stati Uniti (9,1%).

La spesa pro capite

Boom di guadagni per le multinazionali

Le aziende che producono armi stanno facendo affari d'oro. Secondo i calcoli di Mediobanca queste multinazionali hanno avuto un giro d’affari aggregato di 456 miliardi di euro nel 2023, di cui 321 miliardi si stima siano generati esclusivamente dal comparto della Difesa. E così nel primo trimestre 2024 il rendimento azionario di tutte le multinazionali mondiali ha visto sul podio proprio i big della Difesa (+22,8%). L'analisi mostra che il rendimento dei player della Difesa risulta tre volte superiore al +7,1% dell’indice azionario mondiale, con i gruppi europei (+42,3%) di gran lunga davanti a quelli statunitensi (+8,6%).

Le migliori performance nel Vecchio continente sono appannaggio delle tedesche Rheinmetall (+80,5%) e Hensoldt (+80,3%), seguite dalla svedese Saab (+56,7%) ma anche delle italiane Leonardo (+55,9%) e Fincantieri (+21,9%) al nono posto e 13esimo posto rispettivamente. Da segnalare infine che nel mondo ci sono tre Paesi che non partecipano in nessun modo a questo giro di affari: sono Costa Rica, Islanda e Panama che non sostengono alcuna spesa per la difesa.

I ricavi delle aziende della Difesa

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