Sabato, 19 Giugno 2021
Bosnia-Erzegovina

Premier serbo preso a sassate: cacciato da Srebrenica

Vucic aveva appena deposto un fiore davanti al monumento che ricorda i nomi delle oltre 6.200 vittime identificate e sepolte nel cimitero commemorativo di Srebrenica

Il premier serbo Aleksandar Vucic è stato colpito alla testa da un sasso lanciato da alcuni partecipanti alla cerimonia per il 20esimo anniversario del massacro di Srebrenica. "La delegazione guidata da Aleksandar Vucic ha lasciato la cerimonia dopo un attacco durante il quale il premier è stato colpito alla testa e gli si sono rotti gli occhiali", ha riportato l'agenzia di stampa ufficiale Tanjug.

Vucic aveva appena deposto un fiore davanti al monumento che ricorda i nomi delle oltre 6.200 vittime identificate e sepolte nel cimitero commemorativo di Srebrenica quando la folla ha iniziato a scandire Allah Akbar (Dio è grande), lanciando pietre contro il premier. Circondato dalle guardie del corpo, Vucic è andato via.

Il lancio di pietre contro il premier serbo Aleksandar Vucic, costretto a lasciare la cerimonia per il 20esimo anniversario del massacro di Srebrenica, è stato "un attacco alla Serbia". Lo ha detto il ministro degli Esteri serbo Ivica Dacic in un comunicato. "Il premier si è comportato da uomo di Stato decidendo di andare a omaggiare le vittime - ha sottolineato il ministro - è stato un attacco non solo contro Vucic, ma contro tutta la Serbia e la sua politica di pace e di cooperazione regionale".

IL MASSACRO - Mentre il mondo ricorda oggi il 20esimo anniversario del genocidio di Srebrenica, in cui furono uccise oltre 8000 persone, Amnesty International ha sottolineato che migliaia di famiglie delle vittime continuano a essere private della giustizia, della verità e della riparazione. "Due decenni dopo che il mondo girò lo sguardo di fronte al peggiore crimine commesso sul suolo europeo dal 1945, le famiglie delle vittime del genocidio di Srebrenica attendono ancora giustizia" - ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

"Anziché sbiadire col tempo, la necessità che tutte le autorità della Bosnia ed Erzegovina riconoscano questi crimini e chiedano scusa è più urgente che mai. Più i colpevoli godranno dell'impunità e i morti resteranno nelle fosse comuni, più questa dolorosa ferita continuerà ad alimentare pericolose e profonde divisioni nazionali" - ha aggiunto Dalhuisen.

Sono trascorsi 20 anni da quando le forze serbo-bosniache entrarono nell'enclave di Srebrenica, designata "zona protetta" dalle Nazioni Unite, e passarono sommariamente per le armi migliaia di uomini e ragazzi musulmano-bosniaci. La sorte di oltre 1000 di essi rimane ancora sconosciuta. Quasi 7000 corpi sono stati riesumati, identificati e sepolti: tra questi, 421 bambini, un neonato e una donna di 94 anni.
 

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