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Sabato, 15 Giugno 2024
La decisione / Niger

Gli Stati africani preparano un intervento militare in Niger

L'Ecowas ha detto di sperare ancora in una soluzione diplomatica alla crisi, ma sta mettendo a punto dei piani per costringere con la forza la giunta golpista a reintegrare il presidente Bazoum

Gli Stati dell'Africa occidentale stanno lavorando a dei piani per un possibile intervento militare in Niger, allo scopo di porre fine al golpe. L'esercito della nazione, guidato dal generale Abdourahamane Tchiani, ha spodestato l'ex presidente Mohamed Bazoum il 26 luglio, in quello che è stato il settimo colpo di Stato in Africa occidentale e centrale in tre anni, un'azione che ha sollevato lo spettro di ulteriori disordini in una regione povera del continente, già alle prese con un'insurrezione islamista. L'Ecowas (la Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale) in una riunione straordinaria ieri (10 agosto) ha ordinato l'attivazione di una forza di pronto intervento da utilizzare eventualmente contro la giunta, affermando però di sperare ancora in un ripristino pacifico della democrazia. Al momento non è chiaro quanto sarà grande la forza, se invaderà effettivamente e quali Paesi contribuiranno.

Le opzioni sul tavolo per porre fine al golpe in Niger

L'Ecowas ha deciso di mettere insieme una forza di migliaia di soldati dopo che la giunta aveva sfidato la scadenza data del 6 agosto per reintegrare Bazoum. Da parte sua la giunta ha dichiarato che avrebbe difeso il Paese da qualsiasi attacco straniero e al suo fianco si sono schierati altre due nazioni della regione in cui al potere sono i militari: il Mali e il Burkina Faso. Dopo un vertice dei capi di Stato nella capitale nigeriana Abuja, il blocco si è impegnato a imporre sanzioni, divieti di viaggio e congelamento dei beni alla giunta e ad attivare una forza regionale.

Gli Stati che maggiormente premono per un intervento armato sono la Nigeria, la Costa d'Avorio e il Senegal Ieri, parlando ai giornalisti, il presidente della Costa d'Avorio, Alassane Ouattara, ha dichiarato di considerare la detenzione di Bazoum "un atto terroristico" e ha promesso di fornire un battaglione di truppe alla forza. Human Rights Watch ha spiegato di aver parlato con il presidente spodestato, tenuto prigioniero dalla giunta insieme alla moglie e al figlio, sostenendo che il trattamento riservato a lui e alla sua famiglia è "inumano e crudele".

Nonostante sia uno dei Paesi più poveri del mondo, il Niger, nazione senza sbocco sul mare e grande più del doppio della Francia, è il settimo produttore mondiale di uranio, un materiale cruciale per l'energia nucleare e per la cura del cancro. Fino al colpo di Stato, era anche un alleato dell'Occidente dopo che il Mali e altri Paesi si erano rivoltati contro l'ex potenza coloniale francese a favore di legami più stretti con la Russia. Le truppe statunitensi, francesi, tedesche e italiane sono di stanza in Niger come parte della lotta contro la lunga insurrezione islamista che si è diffusa nella regione del Sahel.

Il Paese, che confina con Algeria e Libia, è anche un alleato chiave dell'Unione europea nella lotta contro l'immigrazione irregolare dall'Africa subsahariana, essendo snodo dei flussi che, in particolare dalla Nigeria, lo attraversano per andare in Algeria e Libia con la speranza di partire alla volta dell'Europa. Ieri la Francia, che sul territorio nazionale ha 1.500 soldati, ha dichiarato di appoggiare pienamente tutte le conclusioni della riunione dell'Ecowas ma non ha specificato il sostegno che potrebbe fornire a qualsiasi potenziale intervento.

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