Sabato, 8 Maggio 2021
Il Paese delle armi / Stati Uniti d'America

Un popolo armato: più di una strage al giorno, ma gli Stati Uniti non rinunciano alle armi

Il presidente Biden ha promesso una nuova stretta, finora però le (poche) restrizioni introdotte si sono rivelate dei palliativi. E il 2020 è stato uno degli anni peggiori degli ultimi decenni. Secondo Gun Violence Archive si sono contati 615 episodi di "mass shootings"

Foto di repertorio EPA/ANDREW GOMBERT via ANSA

L’America riuscirà mai a mettere un freno alle armi facili? La strage avvenuta in un supermercato del Colorado, dove un uomo ha sparato decine di colpi con un fucile d'assalto Ar-15 uccidendo 10 persone, riaccende il dibattito su un problema tanto annoso quanto irrisolto che neppure Obama è riuscito ad affrontare di petto, né ci si poteva aspettare un cambio di rotta dal presidente Trump che pure, dopo le sparatorie di El Paso e Dayton avvenute nell’agosto del 2019, aveva promesso controlli più severi nei confronti degli acquirenti di armi. Negli Stati Uniti il diritto a possedere un’arma da fuoco è garantita tuttora dal secondo emendamento della Costituzione, anche se la normativa varia a seconda degli Stati, e le potenti lobby delle armi si appellano proprio a questo emandamento per scongiurare ogni ipotesi di riforma. 

Va detto che negli anni scorsi qualche passo in avanti c’è stato, anche se circoscritto a singoli Stati federali. Dopo il terribile massacro avvenuto il 14 febbraio del 2018 in una scuola di Parkland, in Florida, e costato la vita a 17 persone, l'Oregon ha proibito l'acquisto e la detenzione di armi da fuoco e munizioni a chi abbia precedenti di violenza domestica o sia sottoposto a ingiunzioni restrittive. In seguito alla strage, compiuta da un 19enne ex allievo dell’istituto, la stessa Florida ha approvato una legge che aumenta l'età minima per comprare un'arma da 18 a 21 anni e stabilisce un periodo di attesa di tre giorni prima di ogni acquisto. Ma si tratta di palliativi, il problema resta sempre lì. E finora la politica non è stata in grado di risolverlo.

Da Obama a Biden: cosa può cambiare sulla vendita di armi

Nel novembre del 2015, dopo l’ennesima sparatoria che aveva lasciato sul terreno un poliziotto e due civili, il presidente Barack Obama aveva tuonato: "Tutto ciò non è normale. Dobbiamo fare qualcosa contro una disponibilità troppo facile di armi da guerra sulle nostre strade, nelle mani di persone che non esitano ad usarle. Punto. La misura è colma".  E ancora: "L'ultima cosa che gli americani dovrebbero fare durante le loro feste, o in qualunque altro momento è consolare le famiglie di persone uccise dalla violenza delle armi. Gente che si sveglia la mattina e saluta i suoi cari senza avere la minima idea che quella sarà l'ultima volta. E due giorni dopo la Festa del Ringraziamento siamo ancora costretti a farlo di nuovo".

L’ultima crociata dell’ex presidente è stata proprio contro il possesso di armi facili. Obama è riuscito a introdurre un rafforzamento dei così detti background checks, i controlli preventivi effettuati su chi compra armi da fuoco, ma senza i voti del Congresso, in mano ai Repubblicani, non poteva fare di più. E ora tocca a Biden che sul tema si era speso molto in campagna elettorale.

"Questa amministrazione non attenderà la prossima strage per agire" aveva promesso il presidente lo scorso 14 febbraio. Purtroppo non è stato così. Tra le misure sul tavolo c’è la proposta di rendere più rigidi i controlli sui precedenti penali di chi acquista armi che saranno vietate a chi è stato condannato per crimini d'odio, nonché il divieto di produrre e vendere fucili d'assalto e caricatori ad alta capacità. Ed è stato proprio un fucile d’assalto quello con cui ha sparato il killer in azione ieri a, in Colorado: si tratta dell’Ar-15, il fucile più popolare d’America secondo la National Rifle Association (Nra). Basteranno le riforme promesse da Biden a mettere fine alle stragi?

I dati sulle stragi nelle Stati Uniti

Il problema, non è solo una frase fatta, non è mai stato d’attualità come oggi. Secondo il “Time”, che cita i dati del Gun Violence Archive (GVA), un sito che raccoglie i dati su tutte le vittime di armi, nel 2020 ci sono state oltre 19mila persone uccise in sparatorie o incidenti legati alle armi da fuoco, senza tenere conto dei suicidi. Si tratta del dato peggiore degli ultimi 20 anni e gli esperti ritengono che la pandemia possa aver peggiorato le cose. Stando al Gun Violence Archive, già alla fine di ottobre il numero totale di omicidi per armi da fuoco del 2020 aveva  superato quello registrato negli ultimi quattro anni. Un’impennata documentata anche da un report del National Conference for Community and Justice, un'organizzazione che si batte per la giustizia sociale e la lotta ai pregiudizi, secondo cui gli omicidi sono aumentati del 36% in 28 grandi città degli Stati Uniti, tra cui Los Angeles, Atlanta, Detroit e Filadelfia, tra giugno e ottobre 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019. 

E le armi continuano a proliferare. Da gennaio ad ottobre del 2020, secondo le stime di Small Arms Analytics, gli americani hanno acquistato più di 17 milioni di armi nel 2020, il dato più alto negli ultimi 20 anni e in aumento del 66% rispetto all’anno precedente. Secondo un report (benché datato) del Congressional Research Service negli Usa circolerebbero 357 milioni di armi da fuoco contro una popolazione di 328 millioni di persone. Ci sono più armi che cittadini. Per avere un confronto basta pensare che in Italia su circa 60 milioni di abitanti ci sarebbero, secondo le stime più plausibili, circa 7 milioni di armi. E le sparatorie sono all’ordine del giorno. Nel 2020 (a riportarlo è sempre Gun Violence Archive) si sono contati 615 episodi di “mass shootings” con almeno 3 morti (compreso l’autore). Nel 2019 erano state 434, l’anno prima 323. Non manca giorno che qualcuno non imbracci un’arma per fare fuoco.   
 

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