Domenica, 24 Ottobre 2021
Vincenzo Sbrizzi

Opinioni

Vincenzo Sbrizzi

Giornalista Today

Stati Uniti: il Paese dei migranti che odia i migranti

Le frustate ai migranti provenienti da Haiti e da tutto il Sud America sono l'ennesima spallata che gli Stati Uniti hanno dato alla propria storia. Le immagini rimbalzate sui social nei giorni scorsi sono solo l'ultimo atto di un lungo processo cominciato da anni che vede gli States sempre più arroccati su se stessi e la politica interessata solo alla situazione interna. Il modo di gestire la crisi umanitaria di Haiti fa il paio con la decisione di ritirare le truppe dall'Afghanistan. Ormai i leader statunitensi hanno deciso di concentrarsi soprattutto sulla politica interna e Biden, in pochi mesi di amministrazione, ha fatto capire di non voler fare eccezione. Nelle ultime ore sta utilizzando una legge voluta dal suo predecessore, il cosiddetto Titolo 42, “grazie” al quale è possibile negare l'asilo politico ai migranti in virtù dell'emergenza sanitaria in corso.

L'unica “eccezione” che il presidente in carica ha concesso ai migranti è quella di accettare i minori non accompagnati. Per il resto ha intensificato i rimpatri con l'utilizzo di aerei dedicati nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, invece, i cittadini haitiani, e non solo, vengono respinti in quello che è diventato un campo profughi a cielo aperto. Si tratta dell'accampamento costituito nei pressi di Del Rio, proprio al confine tra Texas e Messico. Lo stesso governatore del Texas, Greg Abbott ha chiesto lo stato d'emergenza al governo federale stanziando inoltre 100mila dollari per le operazioni di “contenimento” dei flussi. Ma perché gli Stati Uniti sono così spaventati dalla nuova ondata migratoria?

Prima di tutto i numeri degli ultimi due mesi risultano essere superiori rispetto agli anni precedenti. Sono ormai due mesi che oltre 200mila persone hanno provato a passare il confine con gli Stati Uniti. Il dato arriva dalla polizia di frontiera americana che solo ad agosto ha fermato 208mila persone. Si tratta di oltre tre volte il numero nello stesso mese dell'anno precedente. Un aumento esponenziale nonostante nelle stagioni calde solitamente i flussi migratori tendano a diminuire. A pesare sull'aumento degli arrivi è stata sicuramente la crisi haitiana. Da una parte l'uccisione del presidente in carica dall'altra il terremoto di 7.8 di magnitudo, hanno messo in fuga migliaia di cittadini. Solo nelle ultime ore oltre tremila persone sono stati rimpatriate. Ma i migranti non provengono solo da Haiti. Arrivano anche dal Nicaragua, Cuba, Guatemala, Venezuela e dallo stesso Messico.

Si rendono protagonisti di un pericoloso viaggio che li porta ad attraversare tutto il Sud America per poi arrivare al confine con gli Stati Uniti. Lì utilizzano delle corde per attraversare il fiume ed entrare da Ciudad Acuna in Texas. Nelle ultime ore, oltre alle frustate, sono state tagliate anche queste corde e secondo i presenti due donne sarebbero state trasportate dalla corrente. Al momento sono circa 13mila le persone “ospitate” in questa baraccopoli creata in tutta fretta dove spesso vengono riportati i migranti. Se una parte viene rimpatriata con gli aerei, un'altra viene semplicemente riportata al punto di partenza mentre un'altra ancora viene trasferita in centri di detenzione ed espulsione. La politica di Biden rispetto alle migrazioni è stata riassunta “mirabilmente” dal suo segretario alla Sicurezza interna, Alejandro Mayorkas, figlio di rifugiati cubani negli Stati Uniti. Agli haitiani ha detto, senza mezzi termini, “non venite perché non possiamo accogliervi”.

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