rotate-mobile
Domenica, 5 Febbraio 2023
Mondo Polonia

"Tutti quelli che conosco sono a combattere": la guerra negli occhi di chi è dovuto fuggire

La stazione di Przemyśl è ormai un campo profughi. E nella mente di chi fugge c'è chi è rimasto in Ucraina a combattere

PRZEMY?L, POLONIA - I corpi sono tutti lì. Alcuni corrono per non perdere il treno conquistato con tanta fatica, altri sono sdraiati a terra su delle coperte, soprattutto chi cerca di tenere i più piccoli al caldo nonostante il termometro sia abbondantemente sotto lo zero. Altri ancora aspettano pazientemente il proprio turno per arrivare ai binari mentre cercano una maglietta, delle scarpe, un giubotto in una sorta di mercatino improvvisato sui gradini per regalare qualcosa a chi ha bisogno di tutto. La mente di tutti loro, però, è nello stesso posto: a casa loro, in Ucraina. Quella casa che hanno perso, quella casa da cui sono scappati dopo la guerra scatenata dalla Russia di Vladimir Putin. Una guerra che tutti gli uomini ora stanno combattendo in Patria. 

E così Kiev, Leopoli, Zaporizhia diventato una sola cosa con la stazione di Przemy?l, la cittadina più grande subito dopo la frontiera di Medyka, il confine polacco che negli ultimi giorni è diventato la via verso la salvezza per tutti gli ucraini in fuga, con i pensieri e le idee che si uniscono, si fondono tra chi è al di qua e chi è al di là della "linea". Venerdì mattina lo scalo ferroviario polacco è pieno all'inverosimile: in quella cittadina che ospita 60mila persone sembrano esserce altrettante solo tra i binari e l'ingresso. 

E il cervello è sempre là, a chi è rimasto lì. A cosa è rimasto lì. "Nella mia Nazione c'è la guerra. È una catastrofe, abbiamo perso molta gente", racconta una donna ferma al binario 1, con lo sguardo assente. Viene da Zaporizhia, dove poche ore prima ucraini e russi si sono fronteggiati in una battaglia cruenta per il controllo della centrale nucleare più grande d'Europa. Suo figlio è al sicuro in Polonia, studia lì, ma suo marito e suo fratello sono rimasti a casa. "Sono lì per combattere", dice. E i suoi occhi diventano ancora più bui. 

Ana, 45 anni, ucraina di Kiev, invece spera. Almeno ci prova. È davanti all'ingresso posteriore della stazione in attesa. "Tutta la mia famiglia è lì, mia mamma, mio fratello, mia sorella", spiega, aggiungendo che sua madre è riuscita a prenotare un treno per Leopoli e che ora "sto andando lì per andare a prenderla". Ma non tutti verranno via dalla capitale. "Tutti quelli che conosco stanno combattendo", ammette. E confessa che anche suo fratello è in una sorta di "milizia". "Non sono persone dell'esercito ma hanno ricevuto un'arma e stanno combattendo per la loro città. Tutti si sono uniti alla battaglia". E tutti sono nella mente e negli occhi di chi è invece dovuto scappare per sfuggire alla morte. 
 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Tutti quelli che conosco sono a combattere": la guerra negli occhi di chi è dovuto fuggire

Today è in caricamento