Venerdì, 16 Aprile 2021

Brexit, il primo aprile Westminster vota sulla rinuncia all'Articolo 50

La petizione che chiede la rinuncia alla Brexit ha raggiunto 5,8 milioni di firme e verrà discussa dal parlamento britannico il primo aprile

Stop alla Brexit il primo aprile? Tutt'altro che un pesce d'aprile: la possibilità che l'articolo 50 venga revocato è possibile. Verrà infatti discussa dal parlamento di Londra proprio il primo aprile la petizione che chiede la rinuncia alla Brexit.

Presentata da una cittadina sul sito di Westminster, la petizione ha battuto ogni record raccogliendo 5,8 milioni di firme. Il governo di Theresa May ha già pubblicato il suo parere negativo sulla petizione.

Brexit, Londra non uscirà dall'UE il 29 marzo 

Sempre il primo aprile il parlamento britannico discuterà altre due petizioni: una per chiedere un secondo referendum e l'altra per lasciare comunque l'Ue, anche senza accordo con Bruxelles. Insomma, il temuto no deal.

Se la Gran Bretagna uscirà dall'Ue senza accordo, Londra potrebbe dover imporre la sua autorità diretta sull'Irlanda del Nord, ormai senza governo locale da due anni. Lo stallo politico fra gli unionisti del Dup e i repubblicani del Sinn Fein ha impedito la formazione di un nuovo esecutivo che, in base agli accordi di pace del Venerdì Santo, deve garantire la condivisione del potere fra cattolici e protestanti.

Il problema delle due Irlande e il confine fantasma

Il ritorno alla 'direct rule', scrive il Guardian, è stato chiesto da Dave Penman, capo del sindacato dei funzionari pubblici britannici. Nel caso di una Brexit con un 'no deal', non si può chiedere ai funzionari dell'amministrazione locale di prendere decisioni "con profonde implicazioni economiche e di sicurezza", nota Penman, riferendosi al problema della frontiera con l'Irlanda. "Serviranno - dice ancora - decisioni di tale ampiezza che solo un politico eletto ne dovrà essere responsabile".

La premier Theresa May ha già ammesso ieri che in Irlanda del Nord potrebbe essere necessaria "qualche applicazione diretta del potere" da parte di Londra in caso di no deal. Il ritorno alla 'direct rule' potrebbe tuttavia riaccendere tensioni a Belfast. Già ai primi di marzo la vice presidente dei repubblicani del Sinn Fein, Michelle O' Neil, aveva previsto "gravi conseguenze" se Londra vorrà tornare alla direct rule.

Rinviare la Brexit di un anno?

A rendere più difficile la situazione, sia per trovare un accordo a Belfast che in caso di possibile 'direct rule', è il fatto che al parlamento di Londra i deputati del Dup sostengono dall'esterno il governo May.

Gli unionisti nordirlandesi del Dup infatti preferiscono rinviare la Brexit di un anno piuttosto che approvare l'accordo di divorzio concordato fra Theresa May e l'Ue. Lo afferma Sammy Wilson, portavoce per la Brexit del partito che con i suoi 10 deputati sostiene dall'esterno il governo di minoranza di Theresa May.

Intanto a gravare sul governo May è anche la  spaccatura all'interno del Partito conservatore che si colora di nuove sfumature. Dopo la divisione tra euroscettici e pro Ue, che ha portato prima al referendum del 2016, poi all'andamento altalenante del negoziato con Bruxelles e infine alla paralisi parlamentare delle ultime settimane, anche i 'duri e puri' della Brexit iniziano a litigare tra di loro.

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