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Martedì, 16 Aprile 2024
L'anniversario / Myanmar

Strade deserte e proteste in Myanmar a due anni dal colpo di Stato

Il 1° febbraio 2021 c’è stato un colpo di Stato che ha restituito il potere alla giunta guidata da Min Aung Hlaing. Questo ha provocato proteste di massa in tutto il paese, represse con violenza da parte dei militari

Una protesta silenziosa per opporsi ai due brutali anni del colpo di Stato in Myanmar, che ha portato l'esercito a rovesciare il governo democraticamente eletto di Aung San Suu Kyi, arrestandola e facendo precipitare il paese nel caos dopo un decennio di difficili e contraddittorie aperture democratiche. Nelle principali città del Myanmar, paese del sud-est asiatico che è caduto nelle mani dei militari il 1° febbraio del 2021, i birmani sono scesi oggi in piazza contro ciò che definiscono una "usurpazione illegale del potere". I manifestanti hanno esortato la popolazione a rimanere in casa e chiudere le attività commerciali. 

La risposta della comunità internazionale

La chiamata alla mobilitazione è stata accompagnata da nuove sanzioni occidentali contro la giunta militare, imposte da Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada e Australia, tra cui misure volte a interrompere la fornitura di carburante per l'aviazione, accusata di bombardare indiscriminatamente aree civili.

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E mentre ''migliaia di civili sono stati sfollati o uccisi'' dopo il golpe, come ha detto il Segretario di Stato americano Antony Blinken, crescono i dubbi che la giunta militare rispetti l'impegno di tenere le elezioni ad agosto. Il Paese, hanno detto i militari, sta affrontando ''circostanze insolite''. Inoltre, come ha spiegato il noto attivista Tayzar San su Facebook, lo sciopero di oggi dimostra che ''la popolazione non accetta le elezioni truccate" che i militari stanno pianificando in un Paese in gran parte coinvolto in una guerra civile.

Strade deserta nella città di Yangon in risposta alle richieste dei manifestanti (Fonte Ansa, 1° febbraio 2023)

Che fine ha fatto Aung San Suu Kyi?

A preoccupare la comunità internazionale è la lunga detenzione a cui è costretta la premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. La 76enne voce della democrazia birmana è stata dichiarata colpevole di vari reati, tra cui, frode, violazione delle misure anti-Covid in vigore nel paese, importazione e possesso illegale di walkie-talkie, per un totale di 30 anni di carcere. La politica 76enne aveva già scontato quindici anni ai domiciliari da quando fu arrestata per la prima volta nel 1989, ed era stata liberata definitivamente nel 2010. Nel 1990 è stata insignita del premio Sakharov per la libertà di pensiero (sospeso però nel 2020 per le controversie circa il genocidio dei Rohingya) e nel 1991 ha vinto il Nobel per la pace. 

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Figlia del generale Aung San (ucciso da alcuni avversari politici nel 1947 dopo aver negoziato l'indipendenza della nazione dal Regno Unito nello stesso anno), la premio Nobel è anche la leader della Lega Nazionale per la Democrazia (Lnd), il partito che ha guidato per anni la resistenza popolare alla dittatura militare. Il potere in Myanmar è stato nelle mani dell’esercito dalla fine degli anni Cinquanta fino al 2015, anno delle prime elezioni libere in cui ha trionfato l’Lnd. Successo replicato nella tornata elettorale del novembre 2020, che aveva concesso al partito guidato dal premio Nobel per la pace un ampio consenso popolare, consegnandogli 920 seggi del parlamento su 1170.

Dopo le elezioni, Suu Kyi e l’Lnd avrebbero dovuto guidare il paese per una seconda volta. Ma il 1° febbraio 2021 c’è stato un nuovo colpo di Stato che ha restituito il potere alla giunta guidata da Min Aung Hlaing. Questo ha provocato proteste di massa in tutto il paese, represse con violenza da parte dei militari.

I dati di una guerra senza fine

Il messaggio dello sciopero "silenzioso" è rendere omaggio ai cittadini imprigionati e uccisi dai militari. A due anni dal golpe, secondo l'Associazione di assistenza ai prigionieri politici sono più di 2.900 le persone che sono state uccise durante la repressione della giunta militare contro il dissenso. Ma il quadro è ben peggiore se si allarga lo sguardo. Un milione e mezzo di persone sono state sfollate, 40mila case sono state bruciate, otto milioni di bambini non vanno più a scuola e 15 milioni di persone sono a rischio carestia secondo le Nazioni Unite.

Gran parte del paese è coinvolto in una brutale guerra civile, con scontri armati tra forze ribelli e militari. Eppure l'esercito si rifiuta ancora di negoziare con i suoi oppositori, come aveva promesso di fare in un incontro con i paesi membri dell'Asean (Associazione dei paesi del sud-est asiatico), subito dopo il colpo di stato.

La giunta è però in una fase di stallo e, a distanza di due anni, non è ancora riuscita a stabilizzare la calda situazione interna. Situazione che potrebbe costringere i militari a rinviare le elezioni - originariamente previste per agosto di quest'anno - e a estendere lo stato di emergenza, prolungando la condizione di instabilità in cui è intrappolato il Myanmar. 

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