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Venerdì, 21 Gennaio 2022
SIRIA / Siria

La strage di Haswiya, simbolo del caos in cui è precipitata la Siria

Dopo il massacro nel villaggio di Haswiya, nella Siria centrale, sono emerse due versioni opposte sull'accaduto. Ribelli e forze governative si accusano a vicenda

C'è una strage che simboleggia nel modo più preciso e drammatico il caos in cui è precipitata la Siria. L'analisi della BBC.

Dopo che si è diffusa la notizia di un massacro nel villaggio di Haswiya, nella Siria centrale, il 15 gennaio 2013, sono emerse due versioni opposte sull'accaduto. Forze di sicurezza siriane, che hanno anche accompagnato i giornalisti della BBC sul sito delle uccisioni, insistevano che i 100 morti fossero opera del al-Nusra Front - militanti islamici che combattono a fianco dei ribelli. Altri attivisti danno la colpa a bande filo-governative, note come Shabiha.

Da allora, la BBC ha cercato di mettere insieme e confrontare le due narrazioni. Il bagno di sangue era da attribuire alle milizie sostenute dallo stato o era stato un attacco da parte dei militant islamici su un villaggio che è sempre stato favorevole al governo?

IL PUNTO DI VISTA DELLE FORZE DI SICUREZZA - Secondo le forze di sicurezza siriane, le vittime sono state uccise da gruppo militante islamico di al-Nusra, per vendicarsi del loro sostegno al governo. Un comandante dell'esercito ha detto alla BBC che centinaia di uomini da parte dell'organizzazione - un temuto e segreto gruppo ribelle noto per l'abbigliamento nero dei suoi affiliati e per le lunghe barbe - è giunto al villaggio attraverso i campi dalla vicina Talbisah la mattina di Martedì 15 gennaio.

Il gruppo è stato in grado di avvicinarsi al villaggio perché non c'erano posti di blocco a nord del paese, secondo il comandante. Alla domanda sul perché un gruppo ribelle sunnita avrebbe attaccato un villaggio sunnita, il comandante ha risposto: "Perché si rifiutano di dargli ospitalità, di aiutarli. Questo villaggio è dalla parte del governo". Altri abitanti del villaggio - che ora è nelle mani di forze antigovernative - confermano il racconto dell'esercito. Hanno descritto come gli uomini - stranieri che indossavano pantaloni militari e giacche nere - abbiano eseguito una serie di omicidi. "Non ci hanno permesso di fare nulla. Non abbiamo potuto chiedere aiuto, ci hanno puntato le pistole alla testa. Sono venuti dai campi", dice una donna alla BBC. Un altro abitante del villaggio ha detto che più di 100 persone hanno perso la vita.

"C'erano case che sono state bruciate con intere famiglie al loro interno, ci sono bambini che sono stati bruciati tra le braccia delle loro madri, giù nei campi", ha detto una coppia. Secondo l'esercito, i soldati sono entrati nel villaggio solo nel tardo pomeriggio, dopo che gli abitanti del villaggio hanno dato l'allarme. Solo allora hano potuto mettere in sicurezza la zona e hanno portato via i corpi.

IL PUNTO DI VISTA DELLE MILIZIE ANTIGOVERNATIVE -  Una donna, che ha parlato alla BBC senza voler essere identificata, ha detto che i soldati siriani erano nel villaggio quel giorno, e che alcuni avevano chiesto scusa perché "alcuni avevano agito senza eseguire gli ordini". Alla domanda sul perché i soldati non hanno protetto gli abitanti del villaggio, ha detto: "Erano tutti insieme, tutti vestiti con la stessa divisa".

L' Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR) incolpa le bande filogovernative, note come Shabiha. Si racconta come alcune vittime sono state "bruciate nelle loro case, mentre altri sono stati uccisi con coltelli" per mano di uomini armati fedeli al presidente Bashar al-Assad. SOHR ha detto di aver anche ricevuto segnalazioni che intere famiglie, una delle quali composta da 32 membri, sono state sterminate.

Quel che è sicuro è che più fonti dicono che le forze di sicurezza sono entrate nel villaggio intorno a mezzogiorno. Autobus che trasportavano i militari sono arrivati alla periferia del villaggio. I soldati poi sarebbero di casa in casa per quella che sembrava essere una vasta operazione di arresti e hanno portato via un certo numero di persone per essere interrogate alla periferia del centro abitato. Alcuni sono stati in seguito rilasciati.

Alcune fonti dicono che uomini armati sono tornati al villaggio un'ora o poco più dopo e hano iniziato a uccidere. Una testimone identifica gli aggressori come Shabiha e sui social media si fa anche il nome di alcuni di coloro che sono accusati degli omicidi. Altri ancora si chiedono perché le atrocità non siano state fermate dalla base militare, che si trovava proprio dietro l'angolo.

IL PUNTO DI VISTA DI UN PATOLOGO FORENSE - Un patologo forense, il professor Derrick Pounder, che ha guardato i filmati della BBC nel dettaglio, ha confermato che le vittime sono state uccise nelle loro case nel villaggio. C'è anche la prova della combustione di edifici e di cadaveri, ha detto. L'evidenza suggerisce che le macchie di sangue sulla scena risalissero a un paio di giorni prima che il team della BBC arrivasse sul posto, e vari elementi indicano che più persone avevano alterato le scene dei crimini e bruciato case e corpi.

Il professor Pounder anche suggerito che il fumo degli incendi avrebbe dovuto attirare l'attenzione dei soldati nelle vicinanze. La natura delle uccisioni ha pertanto suggerito un "senso di impunità da parte degli autori", ha detto.

UN MICROCOSMO DI UN PAESE IN GUERRA - "Haswiya è un microcosmo di un paese viene fatta a pezzi dalla guerra" dice Lyse Doucet, esperta di questioni internazionali. "Non è facile trovare le prove di un crescente elenco di crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Ma vedere i resti macabri anche di un solo massacro come questo sottolinea una ferocia scioccante".

Una commissione d'inchiesta dell'ONU ha appena pubblicato quello che è stata descritta come l'analisi più completa su come la guerra siriana sia stata condotta nel corso degli ultimi sei mesi. I suoi contenuti sono drmattici. "Stiamo parlando di centinaia e centinaia di gravi violazioni," dice Vitit Muntarbhorn, uno dei quattro commissari. Sono stati in grado di mettere insieme le prove di sei massacri commessi dalle forze governative in questo periodo, e due dall'opposizione armata, con molti altri in fase di studio - tra cui Haswiya.

"Mentre si intensifica e si diffonde la violenza, le atrocità individuali vengono eclissati. Ma ogni massacro lascia dietro di sé una comunità traumatizzata e terrorizzata. Ognuno di loro conta", dice Doucet.

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