Giovedì, 6 Maggio 2021
Stragi

Orlando, i gay non possono donare il sangue: "La scienza non c'entra, è pregiudizio"

Colpa di una legge del 1983 che secondo le autorità doveva impedire la diffusione dell'epidemia di Aids. L'esperto: "Non ci sono basi scientifiche, è discriminazione". La rabbia della comunità lgbt: "È un oltraggio che il nostro sangue possa essere versato, ma non donato"

Foto Askanews

C'è un disperato bisogno di sangue, ma i gay non possono donarlo. E' il paradosso che sta dividendo gli Stati Uniti all'indomani della strage di Orlando dove sono morte 50 persone e 53 sono rimaste ferite. Diverse banche del sangue hanno lanciato un appello a potenziali donatori. "C'è un urgente bisogno di 0 Negativo 0 Positivo e AB Plasma", si legge ad esempio sulla pagina Facebook Orlando Pride.

E molti omosessuali si sono messi in fila per aiutare chi è rimasto ferito nella peggiore strage della storia Usa, dopo le Torri Gemelle. Ma in America i gay il sangue non possono donarlo: colpa di una legge  federale del 1983 che prevede una serie di rigide restrizioni imposte dopo la diffusione dell’Aids. Con alcune modifiche, si è ottenuto che gay e i bisessuali possano donare il sangue solo se non hanno avuto rapporti sessuali da oltre 12 mesi.

Ma per la comunità lgbt resta pur sempre una legge discriminatoria. "È un oltraggio che il nostro sangue possa essere versato, ma non donato", ha denunciato l’attivista gay John Paul Brammer, sintetizzando in maniera perfetta il paradosso.

David Stacy, di Human Rights Campaign, ha spiegato che "alleggerire il divieto è stato già qualcosa, ma continua a non essere la soluzione ideale perché stigmatizza i gay e i bisex, la scienza non giustifica questa discriminazione".

Gli Stati Uniti, peraltro, non sono l’unico Paese ad avere una legislazione particolarmente restrittiva da questo punto di vista. Anche Gran Bretagna e Australia, per fare due esempi, hanno regole simili. 

Eppure, secondo Stefano Vella, esperto di Aids dell'Istituto superiore di sanità, "non è questione di scienza ma di pregiudizio". "In Italia questo vincolo non c'è, né per il sangue né per i trapianti", ha spiegato a Repubblica. "Non esistono categorie a rischio, ma comportamenti a rischio, e valgono a prescindere dall'orientamento sessuale. Confermo che il problema non è essere omosex o etero, visto che non esistono basi scientifiche per dire che un particolare orientamento sessuale sia più promiscuo di altri. In poche parole, non è la scienza a dare alibi a queste discriminazioni". 
 

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