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Sabato, 21 Maggio 2022
Diritti / Guatemala

Stretta contro l'aborto in Guatemala: 25 anni di galera per un'interruzione di gravidanza

La normativa “pro vita” è stata approvata dopo un lungo iter legislativo, il testo precisa anche che il matrimonio è solo tra un uomo e una donna. Inutile l’opposizione delle associazioni femministe

Il congresso del Guatemala, in controtendenza rispetto al resto dell’America Latina, ha aumentato le pene detentive per le donne che abortiscono. Nella giornata di ieri è stata approvata con 101 voti favorevoli e otto contrari la “legge per la tutela della vita e della famiglia”, il cui tortuoso iter era stato avviato nel 2017, che proibisce completamente l'aborto e ribadisce che può definirsi famiglia solo un nucleo composto da un uomo, una donna e i loro figli. Nel mirino del provvedimento, quindi, non sono solo le donne, ma anche la comunità Lgbt+.

Si tratta di una legge composta da 21 articoli, fortemente contestati da movimenti femministi e organizzazioni sociali, che hanno come obiettivo dichiarato la tutela del diritto alla vita, della famiglia frutto di un matrimonio fra un uomo e una donna, e del diritto dei genitori, e non delle istituzioni scolastiche, di guidare l'educazione dei figli nell'ambito della sessualità. Così, le donne guatemalteche che abortiranno rischiano da ora condanne fino a venticinque anni, mentre prima erano massimo tre, con pene non commutabili e indipendentemente dal tipo di interruzione di gravidanza. Sanzioni ancora più pesanti sono state imposte al personale medico che potrebbe assistere le donne. “Questo evento è un invito a unirsi come guatemaltechi per proteggere la vita dal concepimento fino alla morte naturale”, ha affermato il presidente Alejandro Giammattei in un discorso al Palazzo Nazionale. I legislatori favorevoli alla nuova legge hanno poi precisato, riporta il Guardian, che la legge era “necessaria”, poiché “i gruppi minoritari nella società propongono modi di pensare e pratiche incongrui con la morale cristiana”.

La deputata Vicenta Gerónimo, che ha votato contro la legislazione, ha dichiarato che essa “viola i diritti umani, in particolare delle donne nelle aree rurali dove non ci sono infrastrutture sanitarie governative”. Allo stesso modo, Jordan Rodas, procuratore eletto per i diritti umani del Guatemala, ha affermato che il Paese “sta regredendo limitando i diritti delle donne in un momento in cui il mondo li sta espandendo”. “Coloro che sostengono la diversità sessuale non cercano privilegi, vogliono solo vivere liberi da stigma e discriminazione”, ha poi aggiunto Rodas, riferendosi alla questione del concetto di famiglia. Se per il deputato della maggioranza Armando Castillo, la normativa “protegge le persone eterosessuali che non hanno interesse per la diversità”, la deputata dell'opposizione Lucrecia Hernández ha tentato di avvertire i suoi colleghi delle possibili ripercussioni negative della loro decisione, in quanto “la legge stigmatizza le persone, discrimina e fomenta intolleranza, incitamento all'odio e crimini”.

Le condanne non hanno tardato ad arrivare anche dalla comunità internazionale: "L'approvazione di questa pericolosa iniziativa rappresenta una minaccia per i diritti delle donne e delle persone Lgbt+ nel Paese", ha affermato senza mezzi termini Cristian González di Human Rights Watch. Prima di entrare in vigore, comunque, la legge dovrà essere promulgata dal presidente, che potrebbe anche porre un veto parziale ad alcune sue parti.

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