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Giovedì, 9 Dicembre 2021
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Uomini stuprati, rapimenti e attentati: tra Isis e Al Qaeda, la Siria che resiste

Nella regione del Rojava, cristiani siriani e curdi, musulmani e non, cercano di garantire alla popolazione un progetto di società equa e paritaria. Ma le minacce per questa terra contesa sono continue

«La guerra, in Siria, finirà quando tutti avremo gli stessi diritti. E la strada è ancora lunga, ma noi non ci arrendiamo». A pronunciare queste parole è Aram Hanna, portavoce delle forze democratiche siriane, SDF, a maggioranza cristiana. Insieme alle combattenti e ai combattenti YPJ e YPG dal 2014 resistono ai continui attacchi di Isis che, nonostante siano stati respinti, non sono mai realmente stati sconfitti. Lo incontriamo nella provincia di Al Hassakah, nel nord est del Paese. Qui, nella regione del Rojava, cristiani siriani e curdi, musulmani e non, controllano questo territorio cercando di garantire alla popolazione che ci vive non solo protezione ma anche un progetto di società equa e paritaria. Un sogno che non solo Isis, ma anche la Turchia di Erdogan e il governo di Assad non vedono affatto di buon occhio.

Siria Rojava (foto Ivan Grozny Compasso/Today)

A Tal Nasri a inizio ottobre, miliziani dell’Isis supportati da mercenari provenienti proprio dalla Turchia, sono entrati nel villaggio distruggendo tutto quello che hanno trovato sulla loro strada, compreso un cimitero cristiano che è stato profanato. Quello di distruggere luoghi di culto, attaccare simboli culturali e monumenti è una pratica consolidata da parte di Isis sin dall’inizio della sua violenta azione in Siria e in Iraq. Intanto la popolazione soffre, manca anche l’acqua, visto che proprio la Turchia, con il suo sistema di dighe drena la più importante e indispensabile risorsa. Molti villaggi si sono svuotati, come quello di Tell Shnann, anche questo a maggioranza cristiana. In un campo profughi organizzato da Sdf e forze curde in questa stessa provincia sono ospitate circa quindicimila persone. Per nulla attrezzato, la condizione di chi ci vive è durissima. La pandemia, il Covid, ha peggiorato la situazione e si cerca almeno di vaccinare più persone possibile. Qui nessuno si sogna di non volerlo o di protestare perché gli viene offerto, il vaccino. Il problema al contrario è quello di reperirlo.

Intanto più a sud, a Idlib, in quella che è stata la capitale di Isis in Siria, sulla strada che porta a Raqqa, Al Qaeda ha compiuto proprio nella notte di venerdì 15 ottobre un attentato che ha causato la morte di quattro militari turchi. Città molto contesa, è da quando è cominciato il conflitto che tutti gli attori sul terreno cercano di fare propria per la sua strategica posizione, è uno dei luoghi più insicuri dell’intero Paese, o di quel che ne rimane. La presenza di Al Qaeda non solo preoccupa i civili ma fa intendere che un certo tipo di offerta politica ha un suo “mercato”, e in questo momento di riorganizzazione di Isis quella che è stata la creatura di Bin Laden cerca di rilanciarsi anche qui. Se Isis punta a un grande emirato islamico, Al Qaeda mira soprattutto a destabilizzare e a cercare nuovi adepti. In mezzo c’è chi invece sogna una vita in pace, milioni di persone che con l’incertezza fanno i conti ormai da quasi dieci anni. Curdi e Sdf rimangono di fatto gli unici che davvero contrastano le due organizzazioni terroristiche.

Tra le tante storie che si raccolgono in questa terra martoriata c’è anche il dramma dei tanti che vengono rapiti da queste stesse organizzazioni che chiedono poi riscatti alle famiglie che nella maggior parte dei casi non hanno i soldi per pagarli. Così questi prigionieri vengono a loro volta venduti come schiavi dell’era moderna. Le donne finiscono per lo più in bordelli, soprattutto in Turchia o negli Emirati, gli uomini sono costretti o a combattere i loro stessi fratelli o rinchiusi in prigioni come ce ne sono tante da queste parti. Nel mercato del terrore poi si aggiunge, alle tante atrocità che questa terra ha visto consumare, anche il dramma dei tanti uomini che vengono costretti a fare sesso con le combattenti donne dello Stato Islamico. Sono la risposta dell’Emirato alle combattenti curde, di cui tanto si è parlato e che ora sembrano passate un po’ di moda. Forzare questi uomini a fare sesso con le donne di Isis è anche un modo per far sì che queste possano avere tanti figli che poi, nel macabro disegno di chi li comanda, andranno a rinforzare le fila di coloro che dovranno garantire continuità alla causa, negli anni.

«Quello che accade in Siria va contro qualsiasi logica. Lo “stupro” degli uomini è qualcosa che non si era mai visto - raccontano i portavoce dei curdi e di Sdf - neppure nella prima parte del conflitto quando sembrava che il Califfato potesse avere la meglio si era sentito di cose così. Ci rendiamo conto che sembra incredibile ma la guerra e le sue atrocità ci hanno abituato a non stupirci più di nulla. Solo qui in Siria poteva accadere una cosa simile». Una sorte completamente diversa tocca invece ai miliziani del Califfato che vengono catturati: «Stiamo aspettando una decisione da parte del tribunale internazionale per capire dove mandare queste persone, che però nessuno vuole. Ci sono prigionieri di almeno diciotto differenti nazionalità, soprattutto europei. Ma nessuno dei Paesi da cui provengono li rivuole indietro», concludono.

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