Lunedì, 19 Aprile 2021
Spagna

"Stuprata dal branco, in aula è lei sotto accusa": la protesta che infiamma la Spagna

E' diventato un caso anche fuori dai confini nazionali il processo per stupro in corso a Pamplona: cinque giovani, tra cui un agente, sono accusati di aver violentato una 18enne. Proteste in piazza contro l'atteggiamento accusatorio nei confronti della vittima. Tra pochi giorni il verdetto

Striscioni di protesta durante le manifestazioni a sostegno della giovane che ha denunciato lo stupro subito a Pamplona: "Giudicare gli imputati, non la vittima" (EPA/JESUS DIGES, ANSA)

Mentre nel mondo si torna prepotentemente a parlare di violenza contro le donne e di patriarcato, in Spagna si sta celebrando un processo per stupro che sembra riportare indietro il tempo, quando da vittima si passava automaticamente per colpevole, provocatrice, quella che "in fondo se l'è cercata".  

A luglio dell'anno scorso, una giovane donna di 18 anni ha denunciato di essere stata stata trascinata in un luogo appartato e violentata da cinque uomini durante la festa di San Firmino a Pamplona. Per la difesa invece si sarebbe trattato di un "atto consenziente": la ragazza sarebbe rimasta in silenzio e questo avrebbe dato loro la conferma della sua volontà.

L'ultima udienza prima del verdetto

Martedì c'è stata l'udienza finale e nelle prossime settimane ci sarà il verdetto, mentre in Spagna è esplosa la protesta dell'opinione pubblica, contro l'impostazione scelta dalla difesa dei cinque accusati, una visione della giustizia ancora molto patriarcale e l'atteggiamento di alcuni media (un importante network televisione ha addirittura lanciato un sondaggio su Twitter per chiedere ai propri utenti se secondo loro si era trattato di stupro o c'era stato un rapporto consensuale). 

I cinque accusati, fra cui c'è anche un agente della Guardia Civil, facevano parte di un gruppo WhatsApp chiamato "La Manada", ovvero "il branco di lupi". Durante le indagini, gli inquirenti hanno trovato nelle chat un video di quello che sembra essere uno stupro commesso contro un'altra donna e uno scambio di messaggi, risalente a poco prima della loro partenza per Pamplona, in cui dicono di volersi procurare le "droghe dello stupro" per "violentare tutto quello che vediamo quando arriviamo". Messaggi che il giudice ha ritenuto di non dover ammettere come prova.

A supportare la testimonianza della ragazza ci sono diversi video. In uno si vede "La Manada" condurre la ragazza in un luogo appartato, dove poi è avvenuta la violenza, e in un altro gli stessi accusati riprendono lo stupro, con la promessa poi di farlo girare sempre su WhatsApp. Appena 96 secondi, che mostrano la donna immobile e con gli occhi sempre chiusi. Per la difesa, un chiaro segno di "silenzio-assenso", mentre per la Procura sarebbe la dimostrazione del terrore provato dalla ragazza. "Volevo che finisse il prima possibile", ha detto la giovane dal banco dei testimoni.

Come "Processo per stupro"

"Gli accusati vogliono farci credere che quella notte hanno incontrato una ragazza di 18 anni, con una vita normale, che dopo 20 minuti di conversazione con persone sconosciute ha acconsentito a fare del sesso di gruppo con qualsiasi tipo di penetrazione, anche simultanea, senza usare un preservativo. Per quanto vogliano distorcere la realtà, i fatti sono come abbiamo raccontato", ha detto in aula la procuratrice Elena Sarasate, con il piglio che ricorda quello della nostra Tina Lagostena Bassi nel celeberrimo "Processo per stupro", quando nel 1978 si trovò a difendere una 19enne che aveva denunciato di essere stata stuprata da quattro uomini sulla quarantina, attirata in una villa con la promessa di un colloquio di lavoro, e trasformata dagli avvocati della parte avversa da vittima in imputata.

La difesa ha poi ingaggiato un detective privato per stilare un report, ammesso dalla corte, sul comportamento della ragazza dopo la presunta violenza, compresa la sua presenza online. Un rapporto che gli avvocati sono stati costretti a ritirare dopo aver subito le fortissime critiche da parte dell'opinione pubblica. Durante l'arringa, uno dei difensori ha definito i suoi assistiti dei "bravi ragazzi", la cui reputazione rischia di essere distrutta dalle accuse della ragazza e dalla pressione meditatica. "Possono essere degli imbecilli, ma sono pur sempre dei figli di famiglia,  alcuni hanno anche un lavoro". 

#LaManadaSomosNosotras

Durante l'udienza in aula potevano sentirsi le voci della gente riunita in protesta davanti al tribunale provinciale di Pamplona, al grido di "No significa no". Manifestazioni simili si sono svolti nelle principali città spagnole davanti ai tribunali e altri luoghi simbolo della giustizia, anche nei giorni precedenti l'udienza.

"Sorella, io ti credo" era uno degli slogan della protesta, proseguita anche sui social network con l'hashtag #LaManadaSomosNosotras, con il quale sono state condivise anche le foto con i volti degli imputati (che per rispetto della loro privacy invece sarebbero dovute rimanere oscurate). Uno manifesto con le foto non censurate è stato avvistato anche a Roma, come testimonia il tweet di una ragazza spagnola. 

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