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Giovedì, 18 Aprile 2024
alta tensione

La Cina sta davvero preparando la guerra contro Taiwan?

I movimenti militari non si arrestano e il gigante cinese parla sempre più di operazioni di routine, che potrebbero intensificarsi ed essere più orientate al combattimento

Navi da guerra, caccia, jet e persino una portaerei. Le acque nello Stretto di Taiwan sono state movimentate lo scorso weekend quando Pechino, dopo la visita del presidente francese Emmanuel Macron, ha lanciato esercitazioni militari per accerchiare l'isola. Nei tre giorni di manovre sono stati simulati attacchi contro "obiettivi chiave dell’isola" e "blocchi navali", finalizzate a testare la capacità di neutralizzazione delle difese di Taipei. Le esercitazioni non sono state una sorpresa. Il presidente cinese Xi ha voluto mostrare i muscoli a causa dell'insoddisfazione per l'incontro tra la presidente taiwanese Tsai Ing-wen e lo speaker della Camera Usa Kevin McCarthy a Los Angeles, la figura di più alto rango ad aver incontrato un leader taiwanese sul suolo americano da decenni. Incontro fortemente condannato dalla Cina. 

"Operazioni di routine"

Il messaggio che il gigante asiatico vuole trasmettere al mondo è chiaro: la "questione" taiwanese riguarda la Cina e, per questo, non deve essere internazionalizzata. Pechino infatti mal digerisce quell'ambiguità strategica osservata da Washington che, pur riconoscendo il principio dell'Unica Cina, rimane il più potente alleato di Taiwan e il suo principale fornitore di armi.

Nonostante le esercitazioni cinesi siano ufficialmente concluse lo scorso 10 aprile, le acque e i cieli intorno a Taiwan non sono ancora sgombri. L'Esercito popolare di liberazione cinese (PLA) ha continuato l'attività militare intorno all'isola. Il ministero della Difesa di Taiwan ha dichiarato che il giorno successivo il termine delle esercitazioni 35 aerei e otto navi cinesi sono stati rilevati intorno a Taiwan. E ancora: anche oggi 12 aprile il dicastero della Difesa taiwanese ha registrato il passaggio di 14 jet oltre la "linea mediana", confine non riconosciuto da Pechino, che ha però garantito a lungo una zona cuscinetto.

I movimenti militari quindi  non si arrestano e il gigante cinese parla sempre più di operazioni di routine, che potrebbero intensificarsi ed essere più orientate al combattimento. L'ulteriore segnale è arrivato dal presidente Xi Jinping che, in occasione di un'ispezione navale a conclusione delle esercitazioni aero-navali attorno all'isola di Taiwan, ha invitato le forze armate cinesi "rafforzare l'addestramento militare orientato al combattimento reale".

L'assuefazione degli abitanti dell'isola

La tensione resta alto nello Stretto, ma la situazione - al momento - non è allarmante. Gli abitanti dell'isola, che ormai da oltre 70 anni subiscono la minaccia cinese (seppur con mezzi diversi, considerato la crescente potenza del comparto militare di Pechino), hanno visto negli ultimi giorni una pressione inferiore rispetto a quella registrata lo scorso agosto dopo la visita dell'allora speaker della Camera Usa Nancy Pelosi, non determinando quindi un impatto sulla vita commerciale e privata dell'isola.

Dal blocco all'attacco anfibio: qual è il piano della Cina su Taiwan

Ma la novità di queste ultime esercitazioni riguarda il luogo del loro svolgimento: le navi e gli aerei cinesi hanno presidiato la costa orientale dell'isola dove, con molta probabilità, potrebbero giungere gli aiuti esterni (in particolare dagli Stati Uniti) in caso di attacco militare di Pechino. Ma c'è anche un aspetto più "globale". Le esercitazioni infatti si sono tenute quando a Bruxelles si è creata una frattura, a causa delle parole del presidente francese Emmanuel Macron che ha invitato l'Unione Europea a non essere "vassalla" degli Stati Uniti sulla questione di Taiwan.

Il nodo delle elezioni a Taiwan

Con le nuove esercitazioni militari torna vivo il mantra di una imminente invasione cinese dell'isola. Il primo a ravvivare il pericolo di una guerra nello Stretto è stato il ministro degli Esteri taiwanese. "Sembra che stiano cercando di prepararsi a lanciare una guerra contro Taiwan", ha affermato Joseph Wu, condannando le azioni di Pechino in un'intervista esclusiva rilasciata nella giornata del 12 aprile alla Cnn, dopo che la Cina ha condotto esercitazioni militari intorno all'isola. Alla domanda se Taiwan abbia un'idea della tempistica di una potenziale azione militare cinese, viste le valutazioni dell'intelligence statunitense secondo cui Xi ha dato istruzioni all'esercito di prepararsi entro il 2027, Wu ha espresso fiducia nei preparativi taiwanesi. "I leader cinesi ci penseranno due volte prima di decidere di usare la forza contro Taiwan. E non importa se nel 2025 o nel 2027 o anche oltre, Taiwan deve semplicemente prepararsi", ha detto.

Le tempistiche segnalate da Wu non sono casuali. In agenda, in rosso, è segnato il mese di gennaio 2024, quando i cittadini della vivace democrazia taiwanese verranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente. La Cina spera in una vittoria del partito di opposizione Kuomintang (KMT) sull'attuale Partito Progressista Democratico (DPP) che guida l'isola dal 2016 con Tsai Ing-wen.

In questo dinamico contesto politico rientra la recente visita in Cina di Ma Ying-jeou, che tra il 2008 e il 2016 è stato presidente di Taiwan (ufficialmente nota come Repubblica di Cina). Tra strette di mano e photo-opportunity, Ma si è attestato l'alto valore della visita, che è stata definita per molti versi storica: è la prima volta dal 1949 (cioè da quando Taiwan ha iniziato a governarsi in maniera di fatto indipendente) che un ex presidente taiwanese approda nella Cina continentale. L'ex presidente non è una figura politica qualunque: è infatti un membro di spicco del Kuomintang, il partito nazionalista che si rifugiò a Taiwan dopo la sconfitta subita dai comunisti di Mao Zedong e che ha un approccio più dialogante con Pechino, spingendo verso il mantenimento di uno "status quo".

La visita di Ma in Cina, secondo alcuni analisti, era finalizzata ad abbassare i rischi di una escalation nello Stretto di Taiwan. Perché se Pechino continua a mostrare i muscoli lungo lo Stretto - è il pensiero -, rischia di consegnare una vittoria al DPP durante una tornata elettorale in cui le relazioni con il gigante asiatico assumono un peso maggiore rispetto a quanto accade nelle votazioni locali (nell'ultimo appuntamento dello scorso anno, il DPP ha registrato infatti una sonora sconfitta).

La no-fly zone a nord di Taiwan

L’intera vita politica, economica, sociale e culturale di Taiwan è definita in buona parte dai rapporti con la Cina. Se da un lato c'è una nutrita minoranza che ritiene che l’unificazione con la Repubblica popolare vada perseguita (come vuole Xi), dall'altro c'è chi spinge per una netta separazione dalla Cina continentale. E poi c'è chi preferisce lo status quo, quella condizione attuale in cui la vita economica, democratica e politica (ma non geopolitica) dell'isola prosegua senza troppe ingerenza da parte della Cina.

Taiwan svolge un ruolo cruciale in diversi settori. In primis commerciale. Perché l'isola è il leader mondiale nella produzione di semiconduttori e, soprattutto, perché nello Stretto naviga circa il 50% dei container del mondo. Ma anche perché i cieli su Taiwan ospitano i velivoli delle principali compagnie aeree del mondo. Per questo la notizia di una imposizione di una no-fly zone da parte della Cina ha scatenato l'opposizione di Taipei. Pechino stabilirà una no-fly zone a nord di Taiwan, nella giornata di domenica 16 aprile, ma la misura durerà soltanto 27 minuti, contro i tre giorni inizialmente previsti. La durata dell'area di interdizione al volo è stata confermata dal ministero dei Trasporti di Taiwan, citato dai media locali, e appare una marcia indietro di Pechino, che aveva notificato a Taipei l'imposizione di una no-fly zone dal 16 al 18 aprile prossimi: l'area interessata dal divieto si trova 85 miglia nautiche a nord di Taiwan, ed è all'interno della zona di identificazione aerea di Difesa dell'isola. Una no-fly zone di tre giorni avrebbe avuto un impatto su circa il 60%-70% dei voli tra il nord-est e il sud-est dell'Asia, e sui voli tra Taiwan, Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti. 

Se lo spettro di una guerra nello Stretto di Taiwain è al momento lontana, resta alta la tensione tra Pechino e Taipei. Ma la Cina sembra preparare gli strumenti per portare a compimento il sogno di "riunificazione" dell'isola con la madrepatria. 

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