La strage delle balene in Tasmania

Sono centinaia gli esemplari deceduti, con i soccorritori che stanno facendo di tutto per salvarne il più possibile. Il governo sta sviluppando un piano per smaltire le carcasse, mentre gli esperti si interrogano su quale sia la causa dell'evento

Una delle balene spiaggiate sulle coste della Tasmania (FOTO ANSA)

Quello che sta avvenendo sulle coste della Tasmania, lo Stato insulare al largo della costa meridionale dell'Australia, potrebbe essere lo spiaggiamento di massa più grande mai registrato nella storia. Una vera e propria strage di balene, con numeri da brivido ed in continua evoluzione: dopo quattro giorni sono oltre 350 su 470 gli esemplari morti (380 secondo i media locali), mentre nelle ultime ore ne sarebbero stati salvati circa 90. Le carcasse ormai in decomposizione andranno rimosse, mentre alcune balene, in evidente sofferenza, potrebbero essere soppresse. I soccorritori sono ancora al lavoro per cercare di salvare i globicefali ancora in vita nei pressi della spiaggia di Macquarie Harbour, ma la situazione è drammatica, con il Governo australiano che adesso dovrà attivare anche un piano per smaltire le centinaia di carcasse. 

La strage di balene in Tasmania

Tutto ha avuto inizio lunedì scorso, quando circa  270 balene sono state trovate 'bloccate' in tre località nella zona di Macquarie Heads. Già in quel momento circa un terzo degli esemplari erano senza vita. Mercoledì mattina altre 200 balene pilota sono state trovate morte in una zona a circa 10 chilometri dal primo sito, con i soccorritori che hanno lavorato giorno e notte per salvare più esemplari possibile. "Penso che tutti siano stanchi. Sono state giornate lunghe - ha spiegato ai giornalisti Nic Deka, manager del Tasmania Parks and Wildlife Service - Continueremo a lavorare finché ci saranno animali vivi".

Il precedente più grave di questo fenomeno risale al 1996: in quell'occasione furono circa 320 i globicefali vennero trovati spiaggiati nei pressi di Dunsborough, sulla costa occidentale dell'Australia. Per trovare un cospicuo precedente in Tasmania dobbiamo invece arrivare fino al 1935, quando le balene coinvolte furono 294.

Ma questa volta siamo di fronte ad un'ecatombe ancora più grave, come confermato dalle parole del biologo del Marine Conservation Program Kris Carlyon: "Questo è sicuramente il più grande spiaggiamento di massa in Tasmania e riteniamo che sia il più grande in Australia, in termini di numero di esemplari arenati e morti''. 

Il ricorso all'eutanasia

Le squadre di soccorso stanno lavorando anche 12 ore al giorno, con un ''prezzo emotivo alto'', visto che i soccorritori sono stati costretti anche a sopprimere alcune balene: "Abbiamo cercato di riportarli a largo - ha spiegato Carlyon - ma non è andata bene e riprovarci di nuovo non è fattibile, la cosa più umana è stata applicare l'eutanasia".  Purtroppo si tratta di una terribile corsa contro il tempo, ogni minuto che passa assottiglia la speranza di salvare le balene. I soccorritori, dopo aver testato diversi metodi, hanno individuato una tecnica di salvataggio di successo, che consiste nel per rimettere a galla e riposizionare le balene utilizzando imbracature attaccate alle barche. Ma i globicefali sono una specie molto socievole, tanto che alcuni degli esemplari salvati provano a tornare dal branco, nonostante questo voglia dire morte certa. Secondo gli esperti è praticamente impossibile ragionare "in termini di una preparazione a questi eventi e di un loro arresto in futuro". Non esistono infatti prove scientifiche che questo fenomeno sia provocato dall'uomo o sia un evento naturale. Ma ci arriveremo dopo.

Il piano di smaltimento delle carcasse

Intanto il governo australiano sta cercando di mettere a punto un piano per smaltire tutti i cadaveri delle balene: secondo i funzionari governativi sarà un'operazione che richiederà diversi giorni di lavoro per essere portata a termine. Il piano in fase di sviluppo prevede che le carcasse vengano trainate i caricate su delle barche, per poi essere ''abbandonate'' in acqua.  

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"Realisticamente potrebbero volerci diversi giorni - ha spiegato Nic Deka - l'intenzione è quella di iniziare domani, o al massimo dalla prossima settimana''. Al momento la squadra di soccorsi, composta da 60 persone tra funzionari e volontari, è riuscita a salvare circa 90 balene, trainandole con le barche in mare aperto. 

Perché le balene si spiaggiano?

La domanda che tutti gli esperti si stanno ponendo è questa: cosa spinge le balene pilota fino a riva, dove ad aspettarle c'è soltanto una terribile fine? Perché avvengono questi spiaggiamenti di massa? "Non c'è nulla che indichi che questo sia dovuto a cause umane, questo è un evento naturale - ha detto Carlyon - Sappiamo che gli spiaggiamenti si sono verificati nel corso della storia prima degli esseri umani. E' qualcosa che accade dalla documentazione fossile fino ai giorni nostri".

Gli esperti non hanno risposte certe, ma le ipotesi sono varie. Molti credono che la chiave di questi fenomeni sia la stretta coesione sociale tra le balene: il legame tra loro è così forte che le porta a spiaggiarsi tutte in contemporanea. Anzi, molti esemplari, una volta salvati e riportati a largo, si voltano, tornano indietro e si spiaggiano di nuovo. Anche secono la scienziata marina Vanessa Pirotta, potrebbe essere un comportamento legato alle dinamiche di branco: ''Probabilmente seguono i suoni emessi dagli altri esemplari, o semplicemente sono disorientati e stressati. A volte sono così stanchi che non sanno neanche dove si trovano''. Inoltre, questi esemplari possono raggiungere un peso superiore ai mille chilogrammi ciascuno, motivo per cui, un volta arrivati sulla sabbia, non riescono più a trascinarsi in acqua, andando incontro ad un triste ed inevitabile destino: la morte. 

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