Venerdì, 19 Luglio 2024
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Taxi gratis, hotel aperti e tazze di té per tutti: a Manchester la solidarietà contro l'orrore

AJ Singh, il tassista eroe col turbante che offriva corse gratuite, è il simbolo di una comunità che si è mossa all'unisono dopo l'attentato alla Manchester Arena. Ma sono tante le storie di gente comune che ha dato il proprio contributo mentre bambini, ragazzi e adulti fuggivano disperati dall'attacco che ha provocato decine di morti, rivendicato dall'Isis

La forza di una comunità si vede in momenti come quelli di ieri sera, quando una folla disperata si è riversata in strada correndo fuori dalla Manchester Arena e ha trovato i tassisti locali, che hanno trasportato decine di persone via da quell'inferno, albergatori che hanno concesso stanze gratis, gente comune che ha messo a disposizione le proprie case.

Angeli come AJ Singh, tassista di orgine indiana, che ha appeso un cartello cartello sulla sua auto con la scritta: "Taxi gratis". 

"Ho trovato persone che cercavano i loro cari dispersi. Le ho portate in ospedale. Non avevano soldi. Erano bloccate. Non c'erano trasporti a Manchester, tutte le strade erano chiuse - ha raccontato AJ Singh alla tv britannica Channel 4 -  Alcuni erano coperte di sangue, altri erano feriti. Era come essere in una zona di guerra. E' orribile che sia accaduto a Manchester. E' una di quelle cose che non pensi possa mai avvenire nella tua città. Dovremmo rialzarci e mostrare a chiunque ha fatto questo che non importa perché a Manchester siamo uniti e sappiamo stare insieme quando serve". 

La foto di questo ragazzone, barba nera, turbante e maglietta con i teschi, in piedi vicino al suo taxi, è diventata il simbolo di una comunità intera, ma sono tante le storie di eroi che emergono in questo drammatico day after, il più terribile che il Regno Unito abbia dovuto affrontare dopo gli attacchi di Londra del 2005.

"Tassisti col tassametro spento. Negozianti che vendono patatine fritte gratis. Hotel che accolgono bambini spaventati #Manchester", twitta un utente. 

Sam Arshad, della StreeCars Manchester, ha chiesto ai suoi autisti accogliere in auto chiunque fuggisse dal concerto. "Il pubblico era composto soprattutto di giovani e tantissimi erano soli, senza genitori. C'era chi chiedeva un taxi ma non aveva soldi. A quel punto ho deciso che i soldi non sono tutto nella vita, siamo tutti parte di Manchester e dobbiamo fare il nostro per far si che quelle persone tornino a casa sane e salve". 
 

Sean Kenny, tassista e sindacalista di Manchester, ha condiviso orgoglioso lo screenshot di una chat di WhatsApp nel quale i suoi colleghi si organizzano per uscire e offrire "free rides". Ahmed, Ali, Akeel, Asif. Questi alcuni dei nomi che si leggono nello screenshot. Perché in strada, ad aiutare le vittime dell'ennesimo attentato rivendicato dall'Isis, c'erano anche tanti tassisti musulmani. 

Fin dalle prime ore del mattino tantissime persone si sono messe in fila per donare il sangue. 

Con l'hashtag #RoomsForManchester, su Twitter cittadini che abitano nelle vicinanze dell'Arena offrono aiuto, mentre molti albergatori hanno accolto gratuitamente diversi sopravvissuti. L'Holiday Inn e il The Premier Inn hanno dato ospitalità gratuita a molti di quelli che erano al concerto e che si sono ritrovati separati dai propri cari e conoscenti. Il rabbino Shneur Cohen è stato ripreso mentre portava caffé e paste agli ufficiali di polizia in servizio all'Arena, mentre sui social sono stati diffusi sedi e indirizzi dei tempi Sikh che offrono cibo e ospitalità. Ma c'è anche gente comune che offre "un divano, il pavimento, coperte e té a 5 min dall'Arena per chiunque ne abbia bisogno", come Rebecca Topham. 

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