Sabato, 20 Luglio 2024
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Cos'è successo sul lungomare di Tel Aviv: la ricostruzione dell'attentato

Un'auto ha imboccato la pista ciclabile a folle velocità travolgendo i passanti, ma non è chiaro se l'aggressore avesse o no un'arma con sé. Cosa sappiamo finora

"Abbiamo sentito il rumore dell'auto che ci passava accanto, poi gli spari e ci siamo dispersi. Quando siamo tornati indietro abbiamo visto Alessandro (Parini) steso in terra nel sangue. Eravamo appena arrivati in città e stavano andando a raggiungere l'altra metà della comitiva in un ristorante di Giaffa". È  questo il racconto di uno degli italiani che faceva parte della comitiva coinvolta nel presunto attentato avvenuto venerdì sera 7 aprile a Tel Aviv, in Israele. 

Un attacco costato la vita ad Alessandro Parini, avvocato romano di 35 anni. Un ragazzo semplice e riservato. Così lo descrivono i genitori all'AdnKronos dopo aver lasciato l’appartamento a Monteverde dove il 35enne viveva da solo. "I traguardi raggiunti da Alessandro - dicono la mamma e il papà - li conosceva solo lui perché lui era fatto così. Sempre modesto". Margherita Scalise, avvocato amministrativista e collega di Alessandro Parini, lo ricorda come "un ragazzo buono a cui era impossibile non volere bene". Alessandro, dice, "aveva tanti amici e sempre tanto da raccontare, a livello professionale e umano".

Nell'attacco, avvenuto poco dopo le 21 e 30 sul lungomare di Tel Aviv, ci sono stati diversi feriti, tra cui due italiani, in condizioni non gravi. Parini e i turisti italiani rimasti feriti facevano parte di due gruppi diversi. Sul caso la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta. I magistrati dell’antiterrorismo, coordinati dal procuratore aggiunto Michele Prestipino, hanno già ricevuto una prima informativa da Digos e Ros e procedono per i reati di attentato con finalità di terrorismo, omicidio e lesioni. Il gruppo di amici con cui era in viaggio la vittima dell'attentato tornerà oggi in Italia. La salma di Parini, invece, nei prossimi giorni. L'ambasciata italiana in Israele "si è occupata di coordinare, assieme alle autorità locali, lo svolgimento di tutti gli adempimenti necessari per un rientro in tempi rapidi della salma" di Alessandro Parini, si legge in una nota della Farnesina.

Nella serata di oggi 8 aprile, l'ambasciatore d'Italia in Israele, Sergio Barbanti si recherà insieme al ministro degli Esteri israeliano Eli Cohen presso l'ospedale Ichilov, dove è tuttora ricoverato uno dei feriti dell'attentato. La Farnesina promette "massima assistenza" agli italiani coinvolti nell'attacco. 

La ricostruzione dei fatti e i dubbi sulla dinamica

Ma cos'è successo davvero ieri sera a Tel Aviv? Sulla dinamica dei fatti ci sono ancora dei punti che andranno chiariti. Nessuna pista viene esclusa, ma l'indirizzo delle autorità è chiaro. Sia la polizia israeliana sia lo Shin Bet, il Servizio di sicurezza interno, "stanno trattando il caso come un attacco terroristico". È stato il portavoce della polizia, Dean Elsdunne, a renderlo noto aggiungendo di "non poter scendere in dettagli vista l'indagine in corso".

Secondo la ricostruzione della polizia, di cui riferisce il quotidiano Haaretz, alle 21:35, tutto è iniziato quando un'auto che stava percorrendo la strada adiacente al lungomare di Tel Aviv ha svoltato a destra imboccando "a tutta velocità" la pista ciclabile. Il veicolo avrebbe quindi travolto pedoni e ciclisti prima di ribaltarsi sul prato del Parco Charles Clore. A quel punto, riferisce ancora Hareetz, sono arrivati sul posto un agente di polizia e un ranger municipale: vedendo che l'uomo stava tentando di prendere un oggetto simile a un fucile gli avrebbero sparato, uccidendolo.

Attentato a Tel Aviv, LaPresse

Una fonte della polizia avrebbe però rivelato che nella vettura del presunto aggressore non sarebbe stata ritrovata un'arma - come riferito dai principali media israeliani nelle ore successive all'attacco - ma una pistola giocattolo. Si tratta, meglio specificarlo, di indiscrezioni di stampa che le autorità non hanno confermato. Non è chiaro dunque se i colpi di arma da fuoco sentiti dal testimone siano stati esplosi dalle forze dell'ordine o se invece lo stesso aggressore abbia aperto il fuoco. 

Anche l'identità dell'autore è ancora incerta. Le indagini si sono concentrate su un uomo di 44 anni che secondo i media israeliani non era affiliato ad alcun gruppo terroristico. Nella notte la polizia e lo Shin Bet hanno perquisito la casa del sospettato e interrogato alcuni suoi familiari. Diversi di loro sono poi stati portati in caserma per un interrogatorio più approfondito. 

Un parente dell'uomo ha affermato sempre a Haaretz di non poter "credere che abbia fatto una cosa del genere, è inconcepibile che una persona molto tranquilla e rispettosa, abbia fatto ciò. Siamo sotto shock totale e se avessimo saputo in anticipo le sue intenzioni glielo avremmo impedito. Non ha mai mostrato segni di radicalismo e non ha mai avuto alcun background ideologico". L'attentato è stato in ogni caso rivendicato dalla jihad islamica come una "risposta naturale e legittima ai crimini dell'occupazione contro il popolo palestinese". 

Chi era Alessandro Parini

Parini aveva 35 anni ed era un avvocato. Era arrivato a Tel Aviv proprio venerdì per una vacanza con gli amici. Nato a Roma nel 1987 si era laureato con il massimo dei voti presso l'Università Luiss 'Guido Carli' nel 2011. Sin dalla pratica legale aveva cominciato a collaborare con lo studio legale internazionale Clifford Chance.

Nel 2019 aveva conseguito il titolo di dottore di ricerca in diritto pubblico presso l'Università di Roma 'Tor Vergata'. Era attivo sia nel contenzioso che nell'assistenza stragiudiziale, si occupava di diritto amministrativo e regolatorio, in particolare di diritto dei contratti pubblici, della concorrenza e delle comunicazioni elettroniche.

Alessandro Parini, foto PolicePartners

Chi era l'attentatore

A compiere il gesto ci sarebbe è Yusef Abu Jaber, un arabo israeliano di 45 anni. Nulla nella sua vita lasciava prevedere l'intenzione di compiere un attacco, a sostegno della causa nazionale palestinese. Padre di sei figli e già nonno, era considerato nella località araba di Kfar Kassem (a nord est di Tel Aviv) una persona mite. In passato aveva gestito un negozio di giocattoli, dove arrivavano clienti ebrei provenienti anche dagli insediamenti ebraici della Cisgiordania. Negli ultimi anni lavorava con la moglie come addetto alle pulizie in un liceo alla periferia della città israeliana.

L'ipotesi in Israele - accredita peraltro anche a Gaza da Hamas e dalla Jihad islamica - è che possa essere rimasto molto turbato dalle immagini di violenze avvenute nei giorni scorsi alla moschea al-Aqsa di Gerusalemme. Prima di archiviare il caso definitivamente come "attentato terroristico" la polizia, secondo la radio militare, vuole ancora esaminare le condizioni dell'automobile e verificare se vi stato un guasto tecnico. Poi restituirà il corpo alla famiglia per i funerali. Sia il sindaco di Kfar Kassem sia il leader movimento islamico in Israele, Mansur Abbas, hanno condannato l'attentato e hanno ribadito che "la violenza non è la strada scelta dalla popolazione araba in Israele".

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