Mercoledì, 17 Luglio 2024
Bilancio apocalittico / Turchia

Terremoto Turchia-Siria, i soccorsi non arrivano ovunque: quanto a lungo si può sopravvivere sotto le macerie?

Scosse di assestamento, temperature gelide, strade danneggiate e mancanza di un piano efficace per affrontare le emergenze rendono ancora più disastroso il quadro dopo il devastante sisma di lunedì. Si scava ancora, ovunque, ma le speranze di trovare sopravvissuti si riducono con il passare delle ore. Più di 9.000 morti

Scosse di assestamento, temperature gelide, strade danneggiate e mancanza di un piano efficace per affrontare le emergenze stanno ostacolando i soccorsi e la crisi umanitaria innescata dal terremoto di magnitudo 7,8 di lunedì nel sud della Turchia e nel nord della Siria, che ha ucciso almeno 9.500 persone e lasciato altre 380.000 senza casa nella sola Turchia. Si scava ancora, si continuano a cercare bambini, donne e uomini intrappolati. Ci sono interi palazzi abbattuti, dove non sta scavando nessuno. "L’area travolta dal terremoto è enorme. Non ho mai visto nulla di simile prima", ha detto Johannes Gust, della Protezione civile tedesca.

Terremoto Turchia-Siria: i ritardi nei soccorsi

Man mano che l'entità della devastazione causata dal sisma iniziale - e da una seconda scossa di magnitudo 7,7 - è diventata più chiara, le autorità turche hanno dichiarato lo stato di emergenza in 10 province e l'Organizzazione mondiale della sanità ha avvertito che il numero delle vittime potrebbe superare quota 20.000. Un adolescente di 15 anni, Mahmut Nebi Uygul, è stato salvato dopo essere rimasto sepolto sotto le macerie per 35 ore ad Adiyaman, città del sud est della Turchia colpita dal terremoto. Lo rende noto l'agenzia Anadolu facendo sapere che il ragazzo è stato trasferito in ospedale dove si trova anche il fratello più grande che era stato salvato in precedenza. Storie simili in queste ore drammatiche danno speranza ai familiari dei dispersi.

Le persone stanno morendo sotto le macerie, ma in molte zone i soccorsi non sono ancora arrivati. Secondo il vice presidente Fuat Oktay, sono 3471 gli edifici crollati, ma è una stima per difetto. Perché molti stanno ancora aspettando. I cittadini sono furiosi. Chiedono aiuto e pale, scavano con picconi e a mani nude. Non vedono arrivare ruspe e mezzi meccanici. Gaziantep sembra ancora una città tagliata fuori dal resto del mondo, molti centri minori lo sono ancora di più, perché non solo gli aeroporti ma anche le strade sono distrutte. In tanti su quel che resta della stampa libera in Turchia si domandano dove siano finite le entrate della tassa sui terremoti introdotta dopo il grande sisma del 1999. Monta la polemica, l'entità dei danni e la mancanza di soccorsi non sono dovuti, secondo le voci critiche, solo e soltanto alla devastante scossa, ma anche all'impreparazione, alla mancanza di provvedimenti ad hoc, all'inesistenza di un vero e proprio piano per le emergenze. Il governo turco ha mobilitato oltre diecimila persone per i soccorsi, ma le strade dissestate, il difficile coordinamento dei soccorsi e la mancanza di mezzi adatti al trasporto ostacolano le operazioni.

Quattro persone sono state arrestate per dei post sui social in cui lamentavano proprio i ritardi nei soccorsi. Lo fa sapere la polizia turca stessa, che ha dichiarato di aver arrestato quattro persone per post "provocatori che miravano a creare paura e panico".

Ancora più disastrosa la situazione dei soccorsi nel nord della Siria, dove si attendono gli aiuti internazionali. Quando arriveranno, per migliaia di civili sotto le macerie sarà comunque troppo tardi. In questo angolo martoriato del Medio Oriente la situazione è ancora più drammatica, se possibile, che in Turchia. Aleppo ha riportato danni gravissimi. Qui le forze del regime hanno inviato i loro aiuti, del tutto insufficienti. Impostare un corridoio umanitario per i soccorsi internazionali non è mai cosa facile, e ancora di più nella zona di Idlib, che viene considerata roccaforte dei gruppi estremisti islamici. Da anni i soldati siriani non entrano: ampie zone del territorio sono poi una sorta di protettorato turco, ma la Turchia è impegnata a portare soccorso prima alle sue città ridotte in rovina. Il regime di Assad rivendica la sovranità su tutto il territorio e anche ieri ha ribadito che solo Damasco gestirà la distribuzione degli aiuti internazionali, anche nelle zone dove di fatto non ha autorità. E ha respinto offerte di aiuti da Israele.  il regime non dice apertamente che ormai da dodici anni quel territorio è fuori dal suo controllo e si auto-amministra. C'è un accordo garantito dall'Onu,grazie a cui alcune organizzazioni non governative possono portare cibo e medicinali. Vitali, oggi più di ieri.

Per ora è caduto nel vuoto l'appello di varie associazioni affinché vengano sospese le sanzioni alla Siria per permettere così ai soccorsi di arrivare via terra e via aria il più rapidamente possibile.  Prima ancora che il terremoto colpisse duramente, 4,1 milioni di persone - la maggior parte donne e bambini - facevano affidamento sugli aiuti umanitari nel nord della Siria.

Il caso delle sanzioni alla Siria che bloccherebbero gli aiuti umanitari

Il team statunitense che fornirà assistenza alla Turchia dopo il terremoto dovrebbe arrivare ad Adana, in Turchia, in queste ore. Lo ha dichiarato oggi ai giornalisti il caposquadra, Stephen Allen. Il Disaster Assistance Recovery Team (Usaid) dell'Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (Usaid) comprende due squadre di ricerca e soccorso di Los Angeles e Fairfax. L'attenzione in questo momento è concentrata sul "salvare vite umane", ha detto Allen. Le squadre statunitensi avranno un impatto sul "recupero di vite umane", ha sottolineato. Al momento non ci sono altre squadre di ricerca e soccorso ad Adana. Ognuna delle squadre di soccorso avrà circa 80 persone, cani da soccorso oltre a strumenti e attrezzature specializzati. Le attrezzature specializzate includono seghe idrauliche per cemento, torce, trapani e capacità mediche avanzate, ha affermato Allen. Le risorse militari statunitensi vengono utilizzate per portare le squadre in Turchia, ha precisato. Le squadre canine saranno particolarmente utili perché i cani aiuteranno a fiutare i sopravvissuti al posto delle persone che scavano alla cieca tra le macerie.

Ci sono circa 20 squadre di soccorso internazionali sul campo in questo momento, per un totale di circa 2.000 persone. 

Quanto si può sopravvivere sotto le macerie?

Le Nazioni Unite di solito decidono di sospendere i tentativi di ricerca e salvataggio tra i cinque e i sette giorni dopo un disastro, una volta che nessuno viene trovato vivo per un giorno o due. Quanto si può sopravvivere sotto le macerie dopo un devastante terremoto come quello del 6 febbraio? Supponendo che una persona non abbia subito un trauma cranico o altre lesioni e abbia abbastanza aria per respirare e spazio per muoversi, per quanto tempo può resistere? Tutto si riduce al cibo e all'acqua.  Quanto a lungo una persona possa sopravvivere solo con l'acqua dipende poi da una varietà di fattori, come il metabolismo della persona stessa, la quantità di grasso extra che una persona ha immagazzinato nel suo corpo e la temperatura. Col passare del tempo, gli organi di una persona inizieranno a spegnersi uno per uno fino a quando il corpo non potrà più funzionare correttamente, ma un essere umano sano può vivere senza cibo fino a otto settimane.

Invece sopravvivere senz'acqua è molto più difficile. Una persona sana può stare da tre a cinque giorni senza acqua, anche se alcuni sono sopravvissuti fino dieci giorni. Senza acqua, una persona non può digerire o assorbire il cibo. Durante il devastante terremoto di Haiti del 2010, un uomo era sopravvissuto sotto le macerie per 14 giorni razionando una brocca d'acqua che aveva trovato tra i detriti. Anche il precedente record noto di sopravvivenza sotto le macerie era di 14 giorni: venne stabilito da un uomo rimasto intrappolato tra le rovine di un hotel dopo che un terremoto di magnitudo 7,8 colpì le Filippine nel 1990. Nel 2011, un adolescente giapponese e sua nonna ottantenne erano stati trovati vivi dopo nove giorni intrappolati nella loro casa rasa al suolo dopo il terremoto e lo tsunami che avevano devastato Fukushima. Nel maggio 2013 una donna è stata estratta dalle rovine di una fabbrica in Bangladesh 17 giorni dopo il crollo.

Molto dipende dalla temperatura dell'area in cui si resta intrappolati, che determina la quantità di liquidi che si perdono attraverso la sudorazione, e dal livello di forma fisica di un individuo. Terremoti a parte, ciò che avvenne nel 1995 nel distretto di Seocho-gu a Seul in Corea del Sud diede nuova speranze nel caso di simili ricerche di sopravvissuti. Dopo aver scavato per più di due settimane tra le macerie del crollo del grande magazzino Sampoong una donna di 19 anni che era rimasta intrappolata a faccia in giù per 16 giorni sotto lastre di cemento e massi sbriciolati venne trovata viva, delirante. Sopravvisse. La notizia fece il giro del mondo, stupì i medici e cambiò in parte le convinzioni su quanto tempo debbano continuare le ricerche dopo i disastri. La giovane non aveva bevuto acqua, anche se aveva piovuto molto e il suo minuscolo spazio era estremamente umido. Forse fu quello a salvarla. Un giovane venditore di scarpe, era stato tirato fuori dalle macerie dopo 10 giorni nel piano seminterrato, sotto le macerie. Era sopravvissuto bevendo acqua piovana e mangiando una scatola di cartone. 

I soccorritori generalmente affermano che dopo le prime 48 ore ci sono poche possibilità di trovare sopravvissuti e dopo una settimana le speranze si riducono al lumicino. Nel momento in cui scriviamo, sono passate più di 48 ore dalla prima scossa, ma non dalla seconda, sempre devastante, e che ha causato ulteriori crolli. La stragrande maggioranza dei soccorsi avviene nelle prime 24 ore dopo un disastro, lo dicono le statistiche. Ma in Turchia si scava ancora, e lo si continuerà a fare per giorni. 

I sopravvissuti bisognosi di un riparo sono al gelo. A Gaziantep, l'epicentro del primo sisma in Turchia, la temperatura è scesa a -1°C. Ancora più freddo più a nord vicino alle regioni montuose dove il termometro scende a -5°C. Le previsioni sono pessime: per il resto della settimana le temperature notturne scenderanno fino a -7°C nel sud della Turchia.

"È una corsa contro il tempo. Ogni minuto, ogni ora che passa, le possibilità di trovare sopravvissuti vivi diminuiscono", ha detto da Ginevra il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus. 

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