Domenica, 7 Marzo 2021
Stati Uniti d'America

La terza ondata "rurale" negli Usa

Il contagio corre negli stati delle Grandi Pianure, quella parte d'America che era stata sostanzialmente risparmiata fino a ora. Il terzo picco "minaccia di essere il peggiore della pandemia". Trump in piena campagna elettorale esulta: "Stiamo schiacciando il virus"

Foto: ANSA/EPA/SHAWN THEW

Ora piange l'America più profonda, quella equidistante dalle grandi città sulle coste degli oceani. Quella rurale, dove c'è un evidente gap economico in una società deindustrializzata e di terziario avanzato come quella statunitense. Il virus ovviamente non bada a tutto ciò. E corre. Il numero quotidiano di nuovi casi di coronavirus rimane pericolosamente alto negli Stati Uniti e potrebbe spingersi ancora più in alto in vista della stagione influenzale, quando le persone trascorreranno più tempo in ambienti chiusi. Ma le preoccupazioni vanno ben oltre i numeri assoluti: il vero guaio è che il contagio si è diffuso anche negli stati delle Grandi Pianure, che fino a poco fa erano stati sostanzialmente risparmiati.

La terza ondata colpisce duramente gli Stati Uniti d'America

Gli Stati Uniti hanno registrato altri 60.315 casi di Covid-19, che portano a 8.273.296 il totale dei contagi dall'inizio della pandemia. Stando agli ulti dati diffusi dalla Johns Hopkins University, nelle ultime 24 ore sono morte altre 933 persone, per complessivi 221.052 decessi. Secondo quanto scrive oggi il New York Times, "una terza ondata di coronavirus ha ormai preso saldamente piede in gran parte degli Stati Uniti". Un'ondata che sta colpendo in modo particolare il Midwest e la zona occidentale del paese, e che "minaccia di essere la peggiore della pandemia". La scorsa settimana, ricorda il quotidiano, il paese ha registrato in media circa 59.000 nuovi casi al giorno, il dato più alto dall'inizio di agosto.

terza ondata usa-2

La terza ondata 

Gli Stati Uniti hanno avuto 300mila morti "in eccesso" da gennaio: lo si legge in un rapporto dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) che analizza i dati della mortalità dal 26 gennaio al 3 ottobre in relazione ai modelli di previsione del numero di decessi. Il rapporto sottolinea che, dal punto di vista percentuale, il maggior numero di morti in eccesso è nella fascia 25-44 anni e fra gli ispanici. "Si stima che 299.028 persone in più del previsto siano morte dal 26 gennaio, approssimativamente due terzi di questi decessi sono attribuiti al Covid-19", si legge nel documento, citato dalla Cnn. "Malgrado il maggior numero di morti in eccesso sia avvenuta fra i più anziani, gli adulti di età fra i 25 e i 44 hanno sperimentato il maggior aumento in percentuale", nota il rapporto. Per quanto riguarda i gruppi etnici, i bianchi hanno avuto la minore crescita percentuale di decessi (11,9%), mentre la maggior crescita si è avuta per gli ispanici (53,6%).

Le cose vanno male: il coronavirus sta circolando ampiamente in molte delle comunità più rurali, a differenza che nei mesi passati, mettendo in difficoltà gli ospedali. Quando gli Stati Uniti sono usciti dalla prima ondata ad aprile, l'epidemia aveva colpito soprattutto a New York e in altri stati del nord-est, e il numero di nuovi casi era al massimo di 20.000 al giorno. Poi i casi sono tornati ad aumentare vigorosamente nella Sun Belt americana (gli stati del Sud) durante l’estate. Il numero di nuovi casi di SARS-CoV-2 al giorno è salito fino a un massimo di quasi 70.000 casi al giorno prima di ridursi ancora una volta. Poi nelle ultimissime settimane la nuova salita della curva: la terza ondata, come mostrano chiaramente i grafici.

mappa casi usa-2

Coronavirus e Usa rurali: le cose vanno molto male

La diffusione del coronavirus negli Stati Uniti nelle ultime settimane è stata ben peggiore di quanto sembri dai numeri assoluti: il problema infatti è proprio la collocazione geografica.  Il virus ha impattato adesso duramente su molti degli stati meno popolosi del paese, ma i numeri relativamente bassi possono essere ingannevoli. I picchi nelle aree rurali sono altrettanto gravi quanto uelli dei picchi del contagio nelle città densamente popolate nella scorsa estate.

Il North Dakota, il South  Dakota e il Montana, ad esempio, hanno annunciato il maggior numero di casi pro capite del paese.  I numeri del Nord Dakota e del Sud Dakota superano già le cifre pro capite viste al culmine dell'ondata estiva.  Altri stati con vaste aree rurali - tra cui Wyoming, Idaho, West Virginia, Nebraska, Iowa, Utah, Alaska e Oklahoma - hanno recentemente registrato più casi settimanali che in qualsiasi altra settimana di pandemia.

Idaho, Nevada, South Dakota e Iowa hanno registrato ciascuno un tasso di positività superiore al 25% negli ultimi 7 giorni. L'immaginario pubblico è meno colpito. Come nota oggi il New York Times, le immagini dell'epidemia in posti sperduti come Wessington Springs, in South Dakota, o Shelby, in Montana, allarmano molto meno di quelle di New York City o Houston, dove ci sono stati obitori mobili nei momenti più tragici. Questi sono stati poco popolosi, lontani da tutto e da tutti. Ma anche negli stati più popolosi in cui si registrano aumenti di casi, come Wisconsin e Illinois, i numeri peggiori non provengono dai più grandi centri abitati ma dalle contee rurali nel nord-est dello stato dalle aree metropolitane di medie dimensioni.

Il virus si sta diffondendo negli Stati Uniti e non è concentrato in particolare in nessuna zona. A livello politico non c'è una risposta coordinata, in varie parti del Paese le attività sono state riaperte quasi a pieno regime. Secondo Donald Trump però gli Stati Uniti stanno "schiacciando il virus" e la pandemia "sta finendo". Martedì 3 novembre, il giorno delle elezioni presidenziali, gli statunitensi avranno modo di giudicare nelle urne anche come è stata gestita l'emergenza sanitaria. 

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