Giovedì, 23 Settembre 2021
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"L'Italia paese ostile", nell'Est Libia non siamo più ospiti graditi

Il Parlamento di Tobruk legato al generale Khalifa Haftar ha emesso un provvedimento per impedire alle società italiane di aprire nuove attività in Cirenaica, di sviluppare quelle esistenti o di stabilire joint-venture con società locali

Una immagine della nave Comandante Borsini. Procede "regolarmente" la missione di ricognizione della nave italiana Comandante Borsini in Libia finalizzata a preparare il campo, "su richiesta e d'intesa con la controparte", alla imminente missione di supporto alla Marina e alla Guardia Costiera libiche. Lo apprende l'ANSA da fonti qualificate, secondo cui non vi è allo stato alcuna ripercussione sul normale andamento delle attività in seguito alle dichiarazioni di alcuni esponenti locali che hanno espresso contrarietà alla presenza della nave militare italiana.

Il Ministero dell'Economia del governo provvisorio della Libia orientale, espressione del Parlamento di Tobruk e legato al generale Khalifa Haftar, ha emanato una risoluzione per impedire alle società italiane di lavorare in Libia.

Secondo quanto riferisce il Libya Observer per il ministro Munir Asar la decisione è causa della "ostilità dell'Italia verso il popolo libico". Le relazioni tra l'Italia e le autorità della Libia orientale sono tesissime dopo che a Giugno la commissione Difesa e per la Sicurezza Nazionale del Parlamento di Tobruk, ha dichiarato 'persona non grata' l'ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone, e che il generale Haftar ha duramente criticato l'accordo fra Tripoli e l'Italia sui pattugliamenti anti-scafisti davanti alle coste libiche.

La risoluzione si applica solo in Cirenaica, la regione orientale della Libia sotto il controllo delle milizie del generale Khalifa Haftar. 

Il provvedimento impedisce alle società italiane di aprire nuove attività in Cirenaica, di sviluppare quelle esistenti o di stabilire joint-venture con società locali "fino a nuovo ordine".  

"I nostri amici che sono stati al nostro fianco durante la nostra crisi hanno più titoli per accordi economici, specialmente in tecnologia, che non sia monopolizzata dagli italiani", ha concluso Asar.

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