L'impresa del piccolo Tony: a 5 anni cammina per 10 km con le protesi e raccoglie un milione per l'ospedale

Tony ha lanciato una raccolta fondi a favore dell'ospedale che gli ha salvato la vita. L'obiettivo iniziale era raccogliere 500 sterline, ma tutti sono rimasti sorpresi dall'incredibile ondata di solidarietà che questo bambino è riuscito a muovere

Appena nato, il piccolo Tony Hudgell ha dovuto subire l'amputazione di entrambe le gambe come risultato degli abusi subiti dai suoi genitori. Adottato da una famiglia amorevole, Tony oggi ha cinque anni e cammina grazie a protesi e stampelle.

Ispirato dalla storia del capitano Tom, che a 99 anni si è messo a macinare chilometri per raccogliere milioni per la sanità britannica alle prese con l'emergenza coronavirus, il piccolo Tony ha deciso di fare anche lui la sua parte.

Il bimbo ha lanciato una raccolta fondi destinata all'ospedale londinese che gli ha salvato la vita, percorrendo in un mese 10 chilometri grazie alle sue protesi. L'obiettivo iniziale era di raccogliere 500 sterline. In poche settimane la raccolta ha superato ogni aspettativa arrivando a un milione di sterline (qui la raccolta su Just Giving, ancora in corso).

A febbraio Tony ha ricevuto le nuove protesi. All'inizio è stato difficile per lui adattarsi, riuscendo a fare pochi passi appena al giorno. Via via la situazione è migliorata e Tony ha iniziato a camminare tutti i giorni, per centinaia di metri, in un crescendo di determinazione e risultati tanto da aver coperto la distanza che si era prefissato con quasi un mese di anticipo.

"Come famiglia siamo molto fieri di quello che Tony è riuscito a fare", ha detto alla Bbc il padre adottivo di Tony, il signor Mark Hudgell, che è rimasto sorpreso dalla grande solidarietà che il figlio è riuscito a suscitare. Tony festeggerà il risultato con un piccolo party  - con distanziamento sociale - insieme alla famiglia, alcuni amici e i rappresentanti dell'Evelina London Children's Hospital.

Mark Hudgell e la moglie Paula hanno adottato Tony nel 2016. Quando lo hanno visto per la prima volta, proprio all'Evelina London Children's Hospital, il piccolo aveva appena quattro mesi. "Aveva tutti gli arti rotti, traumi e sangue sul viso, sepsi, insufficienza multiorgano, nessuno si aspettava sopravvivesse", ha raccontato Paula al New York Times. Lei e il marito hanno deciso di adottarlo ugualmente e di portarlo a casa loro, nel Kent. "Non volevamo che andasse altrove, ormai era il 'nostro' bambino".

"Siamo così fieri di lui e lo sosteniamo in ogni suo passo", ha detto Janet Powell, dell'Evelina London, dicendosi sicura che Tony raggiungerà presto tanti altri grandi obiettivi grazie alla sua determinazine.

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