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Mercoledì, 29 Marzo 2023
La guerra sui binari

Il più grande alleato della resistenza ucraina: il treno

I collegamenti ferroviari hanno svolto un ruolo cruciale per Kiev. Ma anche il futuro del Paese passa sempre più dalle sue rotaie

È diventato uno dei simboli della resistenza dell'Ucraina all'invasione russa. Ma il treno potrebbe anche essere uno dei motori dello sviluppo del Paese e del suo percorso di integrazione nell'Unione europea. In questi dodici mesi di conflitto, le ferrovie si sono dimostrate vitali per contrastare l'esercito di Vladimir Putin e sostenere la popolazione: dall’evacuazione di milioni di rifugiati, all’importazione di tonnellate di armi, fino alle centinaia di visite istituzionali dei leader occidentali, molto, se non tutto, è passato sui binari ucraini, diventati un punto fermo nella strategia dei vertici militari così come nel futuro dell'Ucraina.  

I profughi

Secondo i dati riportati da Ukrzaliznytsia, la società che gestisce le ferrovie del Paese, nei primi mesi dello scontro i collegamenti ferroviari tra le città polacche e quelle ucraine hanno permesso a oltre quattro milioni di profughi di fuggire dalle zone di guerra migrando verso ovest. “Tra febbraio e marzo 2022 si è registrato il carico massimo sui treni diretti in Polonia, dove sono stati allestiti preventivamente centri di accoglienza nella gran parte delle stazioni”, ha dichiarato Oleh Vasyliev, esperto di trasporto ferroviario presso l’Università statale ucraina. Questa evacuazione è stata facilitata sia dall’iniziale conduzione limitata di attacchi russi alle infrastrutture, che hanno contato una sola cellula colpita da un missile di crociera, come riportato dal New York Times, senza per altro causare danni su larga scala, sia dalla prontezza delle autorità ucraine che hanno immediatamente disposto un piano d'emergenza per consentire ai civili di viaggiare senza biglietto e gratuitamente fuori dalla zona di guerra.

Profughi ucraini verso la Polonia

Gli aiuti umanitari

Alle persone portate in salvo dai colpi d’artiglieria vanno aggiunte le oltre 336mila tonnellate di aiuti umanitari giunte su rotaia all’interno dell’Ucraina, nonché un numero non definito di armamenti provenienti dagli arsenali della Nato, in gran parte trasportati direttamente in prima linea. L’importanza nodale delle ferrovie è stata sottolineata già la scorsa primavera da Volodymyr Shemanyev, responsabile della cooperazione internazionale presso Ukrzaliznytsia, in occasione del blocco russo delle navi ucraine nel Mar Nero. In quella circostanza i treni di Kiev hanno sostituito i trasporti marittimi di beni alimentari di prima necessità, anche grazie allo schema di solidarietà lanciato dalla Commissione europea che ha coinvolto le compagnie ferroviarie di tutto il continente per assicurarsi che il grano lasciasse il Paese e consentisse alle imprese agricole ucraine di mantenere una parte del loro export. Maciej Popowski, rappresentante della girezione generale per il vicinato e l'allargamento presso la Commissione europea, ha dichiarato che queste “corsie di solidarietà” hanno permesso al Paese di esportare 1,4 milioni di tonnellate di cereali nel corso del 2022, generando un’entrata superiore ai 20 miliardi di euro nelle casse ucraine.

La diplomazia del treno

Nel corso dell’ultimo anno, il treno è divenuto via via anche il mezzo prediletto dai vertici istituzionali in visita a Kiev: a inizio settimana, il presidente degli Usa, Joe Biden, dopo essere passato da Varsavia, ha raggiunto a sorpresa Volodymyr Zelensky viaggiando in tenno. Quella di Biden è solo l’ultima di una lunga serie di visite che i leader politici hanno effettuato in Ucraina spostandosi sui binari: dall'inizio della guerra i treni hanno portato nel Paese circa 230 delegazioni ufficiali dall'estero. Tra queste, la delegazione (quasi storica) composta da Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz.

Il viaggio di Draghi, Scholz e Macron a Kiev in treno

Il futuro passa dai binari

Proprio per questa rilevanza strategica emersa durante il conflitto, Kiev vuole adesso risolvere alcuni problemi strutturali delle sue ferrovie, in particolare per connettersi meglio al resto dell'Europa. La prima criticità, di sicuro la più importante, è la differenza tra i binari ucraini e quelli dei Paesi confinanti. La rete ferroviaria, infatti, è stata costruita in gran parte quando il Paese faceva parte dell’Urss: per motivi legati alla sicurezza dei propri confini, Mosca aveva imposto a tutti gli Stati sovietici uno scartamento ferroviario pari a 1520 millimetri, mentre nell’Europa occidentale questa distanza è di 1435 mm, una differenza che oggi impedisce rapidi collegamenti con l'ovest. E che lascia a est la possibilità all’esercito russo di rifornire velocemente le proprie truppe al fronte.

La costruzione di nuove ferrovie con lo scartamento europeo è diventata in breve un problematica di portata strategica per l’Ucraina, ma anche per tutte le altre ex repubbliche sovietiche, in primis per i Paesi baltici, con i quali l’Ue ha già concordato un piano da 5,8 miliardi di euro che prevede la realizzazione entro il 2030 di una linea ferroviaria ad alta velocità che dovrebbe collegare Varsavia con Riga, Vilnius e Tallin, la RailBaltica. “Siamo consapevoli che dovremo rendere compatibili le nostre linee ferroviarie con quelle europee”, dichiarava il ministro delle Infrastrutture ucraino, Oleksandr Kubrakov, già lo scorso maggio. Se su questo fronte l’Ue non si è ancora espressa chiaramente. Ci ha pensato al suo posto la Polonia, che ha sottoscritto un accordo bilaterale con Kiev che prevede la realizzazione di un collegamento ferroviario ad alta velocità tra le due capitali nei prossimi tre anni.

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