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Venerdì, 3 Febbraio 2023
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Clima, Trump isola gli Usa: l'Europa si oppone al rinegoziamento del trattato di Parigi

Impossibile rinegoziare l'intesa per ridurre le emissioni di gas serra per contrastare il cambiamento climatico. La proposta del presidente Usa respinta al mittente mentre negli Stati Uniti è rivolta contro la decisione di Trump

"Gli Stati Uniti usciranno dall’accordo di Parigi” sul clima. Lo ha annunciato il presidente americano Donald Trump in una conferenza stampa dal Rose Garden della Casa Bianca, ricordando che quello firmato da 195 Paesi a Parigi nel dicembre del 2015 è un “pessimo accordo per i cittadini americani”.

Usciamo dall’accordo ma siamo pronti a rinegoziare per rientrare ancora nell’accordo di Parigi o in un altro accordo”, ha continuato il presidente americano Donald Trump.

La proposta del presidente Usa Donald Trump rinegoziare l'intesa per ridurre le emissioni di gas serra per contrastare il cambiamento climatico è stato bocciato a stretto giro da Italia, Francia e Germania. L’accordo di Parigi “non è rinegoziabile” hanno sottolineato Roma, Parigi e Berlino in una rara nota congiunta.

"Prendiamo nota con rammarico della decisione degli Stati Uniti. Siamo fermamente convinti che l’accordo non possa essere rinegoziato"

Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha aperto un vertice con la Cina promettendo che sull’accordo sul clima di Parigi “non si torna indietro” dopo l’abbandono da parte degli Usa.

Dal canto suo Pechino promette di rispettare l’accordo di Parigi sul clima dopo il ritiro degli Stati uniti, dicendo che si tratta di una “responsabilità di cui si fa carico la Cina in quanto grande Paese comprensivo”. “Pensiamo che l’accordo di Parigi rispecchi il più ampio accordo della comunità internazionale in relazione al cambiamento climatico e tutte le parti dovrebbero gioire di questo risultato raggiunto a fatica” ha detto la portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying.

La Russia non ha ancora ratificato l'accordo

Gli accordi di Parigi sul clima senza gli Usa sono “non possono funzionare”. Lo ha detto Andrei Belousov, il consigliere del leader del Cremlino Vladimir Putin. La Russia prevede di ratificare l’accordo sul clima di Parigi entro il 2020, ma raggiungerà una decisione definitiva non prima del gennaio 2019. Tuttavia, dopo la marcia indietro di Donald Trump, Mosca ha subito espresso perplessità sull’efficacia, prevedendo “complicazioni nell’applicazione” dell’intesa.

Le reazioni in America

 50 sindaci americani intendono tenere fede agli impegni sul clima voluti da Barack Obama. Con loro anche i rappresentati di aziende private come Tesla con il numero uno dell'azienda che produce auto elettriche Elon Musk che scarica il presidente americano Donald Trump lasciando i due consigli della Casa Bianca di cui faceva parte, lo Strategic and Policy Forum e quello concentrato sul rilancio del settore manifatturiero. 

“Lascio i consigli presidenziali. I cambiamenti climatici sono reali. Lasciare Parigi non è una buona idea né per l’America né per il mondo”, ha twittato Musk.

“Molto deluso dalla decisione di oggi (ieri, ndr) sull’accordo di Parigi. I cambiamenti climatici sono un problema reale. L’industria adesso deve andare avanti da sé e non dipendere dal governo”, ha scritto sul suo profilo Twitter il numero uno di General Electric, Jeff Immelt. Dello stesso avviso è il presidente di Microsoft Brad Smith, che in un post pubblicato su LinkedIn ha scritto che l’azienda rimarrà impegnata nel portare avanti gli obiettivi energetici e di sostenibilità stabiliti dall’accordo di Parigi e sposati dal colosso informatico: “La nostra esperienza ci ha dimostrato che questi investimenti e innovazioni sono positivi per il nostro pianeta, la nostra azienda, i nostri acquirenti e l’economia”.

Ai manager dei grandi gruppi tech si sono uniti 50 sindaci di città americane che hanno annunciato la loro intenzione a rimanere fedeli al Paris Agreement. “A nome di New York City, mi impegnerò a onorare l’accordo di Parigi con un ordine esecutivo (che verrà redatto) nei prossimi giorni”, ha scritto il sindaco di New York, Bill de Blasio, su Twitter. Gli ha fatto eco il sindaco di Pittsburgh, Bill Peduto: “Io sono stato eletto per rappresentare la gente di Pittsburgh, non di Parigi”, ha scritto sul sito di microblogging. “Dato di fatto: Hillary Clinton ha ricevuto l’80% dei voti a Pittsburgh. Pittsburgh perciò sta dalla parte del resto del mondo e continuerà a seguire l’accordo di Parigi”, ha aggiunto il primo cittadino, un democratico come l’italo-americano de Blasio. L’ex candidata alle elezioni presidenziali dello scorso novembre sconfitta amaramente da Trump e’ rimasta invece in silenzio.

Intanto l’amministrazione Trump difende la sua scelta, che per l’amico dei petrolieri diventato capo dell’Agenzia per la protezione ambientale americana (Epa), è stata “coraggiosa”. Il segretario al Lavoro, Alexander Acosta, è convinto che l’addio agli impegni di Parigi fara’ bene all’occupazione manifatturiera. L’addio all’accordo “rappresenta il forte impegno dell’amministrazione a promuovere principi pro-crescita e a ricostruire la base manifatturiera d’America, messa sotto assedio” dall’intesa raggiunga nel dicembre 2015 da 195 nazioni. Oltre agli Usa, solo Siria e Nicaragua si sono sottratti a quegli impegni.

Secondo il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, “il presidente è concentrato molto sull’ambiente. Questa [mossa] non riguarda l’ambiente ma la creazione di un accordo economico giusto”.

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