Proteste negli Usa, Trump alza un muro intorno alla Casa Bianca

Mentre negli Stati Uniti proseguono le manifestazioni contro l'omicidio di George Floyd, il presidente ha deciso di erigere un muro per proteggere il suo quartier generale. Ironia sui social: ''Il suo sogno diventa realtà''

Il muro costruito intorno alla Casa Bianca (Foto da Twitter)

Mentre negli Stati Uniti vanno avanti le proteste per la morte di George Floyd, l’afroamericano morto in Minnesota mentre era sotto la custodia della polizia, il presidente Donald Trump ha deciso di erigere un muro per blindare la Casa Bianca. L'alta recinzione, documentata con diverse foto postate sui social, ha scatenato la polemica su Twitter.

"Il sogno di Trump di costruire un muro diventa realtà", hanno ironizzato diversi utenti, mentre altri fanno riferimento ad un altro celebre muro issato da Trump: "Vuole costruire un muro, quello con il Messico, per proteggere gli americani e costruisce un muro davanti alla Casa Bianca per proteggersi dagli americani". Le immagini hanno scatenato i cittadini statunitensi, che hanno inondato i social di commenti di ogni genere, da chi vede "un uomo solo nel suo bunker" a chi prevede il prossimo passo: "Adesso manca il fossato con i coccodrilli".

Usa, migliaia di persone ai funerali di Floyd

Intanto la città di Minneapolis si è fermata nel giorno dei funerali di George Floyd. Mentre le proteste continuano in tutto il Paese, migliaia di persone sono scese in piazza per dare l'estremo saluto all'afroamericano deceduto durante l'arresto. Intanto è scattato l'arresto per quattro agenti: tre sono accusati di complicità in omicidio di secondo grado, mentre per il poliziotto che ha bloccato a terra Floyd il capo d'imputazione è omicidio volontario non premeditato. A sei anni dalla morte di Eric Garner, l'afroamericano soffocato da un agente bianco durante un tentativo di arresto, il Senato Usa introdurrà in settimana la legge che porta il suo nome e che vieta alla polizia di usare la stretta al collo, quella che ha causato la morte anche di Floyd.

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Morte Floyd, decimo giorno di proteste negli Usa

In diverse città degli Stati Uniti si è continuato a protestare, per la decima notte consecutiva, contro l'omicidio di George Floyd e la violenza della polizia nei confronti degli afroamericani. Le manifestazioni sono state in gran parte pacifiche, mentre in città come Los Angeles e Washington è stato revocato il coprifuoco imposto dopo i disordini delle notti precedenti. "Siamo fortemente impegnati a proteggere il diritto dei cittadini di Los Angeles a far sentire la propria voce e garantire la sicurezza della nostra comunità", ha detto il sindaco di Los Angeles, Eric Garcetti, annunciando la decisione di revocare il coprifuoco che era in vigore da quattro notti. La notte scorsa i dimostranti hanno continuato a manifestare per le strade della metropoli californiana senza violenze o scontri con la polizia. Anche a Washington, dove nel weekend si sono avuti violenti disordini e lunedì scorso c'e' stato il controverso sgombro dei manifestanti pacifici di fronte alla Casa Bianca, la notte scorsa le manifestazioni sono state pacifiche e non si è registrato nessun arresto.

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La sindaca della capitale, Muriel Bowser, ieri nel pomeriggio aveva annunciato la sospensione del coprifuoco. Ed, in una chiara mossa polemica con Donald Trump, ha chiesto che vengano richiamate al più presto le centinaia truppe della National Guard che il Pentagono nei giorni scorsi ha fatto arrivare come rinforzi nella capitale. "La prima cosa è che vogliamo le truppe che non sono dello stato fuori da Washington", ha affermato durante una conferenza stampa. Altre manifestazioni pacifiche si sono svolte ad Atlanta e Minneapolis, dove ieri sera si è svolta la prima cerimonia funebre per Floyd. A New York, dove è stato mantenuto il coprifuoco che è scattato alle otto di sera, la polizia ha arrestato qualche manifestante rimasto in strada dopo l'entrata in vigore della misura. E si è registrato anche qualche scontro tra dimostranti e polizia a Brooklyn, ma non di grande entità.

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