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Martedì, 18 Gennaio 2022
TUNISIA / Tunisia

Sangue e crisi economica: la Tunisia scivola nel caos

L’omicidio di Chokri Belaid, simbolo della resistenza all'avanzata degli islamici, apre le porte al caos istituzionale. A Tunisi è guerriglia urbana. Le lotte tra islamisti e moderati e la gravissima crisi economica sono le ragioni dell'instabilità politica

"Violence" titola l'editoriale del quotidiano indipendente Le Temps. La Rivoluzione dei gelsomini è solo un ricordo, ormai. L’omicidio di Chokri Belaid trascina la Tunisia nel caos e riporta alla memoria ricordi di anni bui. La transizione democratica auspicata sia dai laici sia dai religiosi è sempre più complessa.

Belaid era un simbolo della resistenza all'avanzata degli islamici, uno dei capi più stimati dell'alleanza laica del Fronte popolare anti-governativo. Ora è un martire. E' stato ucciso da due killer in motocicletta davanti alla sua casa nel quartiere di El Menzah.

L’omicidio sorprende il paese maghrebino in una delicatissima fase di transizione, l’Assemblea costituente è infatti impegnata nella scrittura della nuova Costituzione. L’omicidio di Belaid, ha detto il premier Hamad Jebali in un messaggio al Paese, "è una lezione per noi, affinché non perdiamo più tempo e ci assumiamo le nostre responsabilità". "Ho deciso -ha aggiunto- di formare un governo di unità nazionale e di durata limitata, con la presenza di tecnici di nessuna appartenenza partitica, per amministrare il Paese e prepararlo a elezioni libere e trasparenti". Il premier ha poi invitato tutti i tunisini a "non tenere manifestazioni e sit in affinché si dia modo al nuovo governo di lavorare" e ha sollecitato l’Assemblea costituente "a fissare in mondo inequivoco la data delle prossime elezioni, che dovranno tenersi il più presto possibile".

Guerriglia urbana a Tunisi

VIDEO - TUNISIA DISINCANTATA

La Tunisia non fa notizia come l'Egitto, ma va ricordato che è qui che è nata la primavera araba. Inoltre se si parla di quello che sta succedendo a Tunisi lo si fa concentrandosi solo sulle lotte tra islamisti e moderati, perché considerate il fattore chiave che determina le dinamiche interne del Paese. Ma non va dimenticato che le difficoltà economiche della Tunisia durano dalla destituzione del Presidente Zine El Abidine Ben Ali. Come anche in Egitto, è stata la crisi economica il fattore scatenante che ha portato al rovesciamento del vecchio regime. E l'incapacità del nuovo governo di migliorare le condizioni di vita della popolazione sta mettendo in serio pericolo la stabilità del Paese nordafricano.

Ieri le proteste, sostenute da diversi movimenti laici e dal sindacato Ugtt, sono esplose in varie città e ad Avenue Bourghiba, nel cuore della capitale, la folla ha eretto barricate ed è stata dispersa da granate lacrimogene mentre gridava slogan contro la formazione islamica di maggioranza Ennahda e l'organizzazione affiliata al partito, la Lega per la protezione della rivoluzione (Lpr), consierata dai manifestanti corresponsabile per l'assassinio di Belaid. La folla ha accompagnato l'ambulanza che trasportava il corpo di Belaid fermandosi proprio di fronte al ministero dell'Interno, simbolo della repressione per gli oppositori. Avenue Bourguiba, epicentro della rivolta di due anni fa, si è trasformato in terreno di guerriglia urbana.

IL 2012 DIFFICILE DEL MONDO ARABO

I parenti della vittima hanno accusato Ennahda, il partito islamico al governo, di essere il responsabile dell'omicidio, e tutto lascia temere un nuovo ciclo di violenze nel paese nord-africano, già prostrato da una crisi politica, sociale ed economica e che fatica a risollevarsi dalla rivoluzione che ha fatto cadere Zine El Abidine Ben Ali nel 2011.

Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli atti intimidatori contro politici, giornalisti e sindacalisti da parte degli estremisti: in un anno sono stati distrutti o incendiati 37 mausolei sufi, simbolo dell'Islam più tollerante. Dentro a Ennahda convivono due anime: una più moderata - che ha comunque la volontà egemonica di sfruttare la maggioranza conquistata alle elezioni mettendo le mani sulle istituzioni - e un'altra anima più estremista e radicale, che non disdegna una certa complicità con i salafiti. L'obiettivo è quello di strumentalizzare gli estremisti.

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