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Mercoledì, 25 Maggio 2022
TUNISIA / Tunisia

Tunisia, due anni dopo la cacciata di Ben Ali nuove proteste

Il governo eletto un anno fa, nelle prime elezioni dopo la cacciata di Ben Ali, non ha realizzato le riforme che il paese sperava. E la gente torna a scendere in piazza

E' stata la Tunisia il paese che ha dato il là alla primavera araba. Il governo eletto un anno fa, nelle prime elezioni dopo la cacciata di Ben Ali, non ha realizzato le riforme che il paese sperava. La blogger e attivista tunisina Meriem Dhaouadi racconta la particolare situazione in cui si trova il paese nordafricano. "Decaduta sotto Ben Ali e ancora ai margini due anni dopo la rivolta popolare, Siliana, circa 120 chilometri a sud di Tunisi, è stata testimone mercoledì di una seconda giornata di scontri tra gli abitanti della città e le forze di polizia, che ha causato oltre 200 feriti. Ci sono state analoghe proteste in diverse parti della Tunisia, in particolare nelle regioni interne. L'obiettivo è ricordare al governo le priorità del popolo e la frustrazione per i lenti miglioramenti nello sviluppo e nella prosperità economica. L'atteggiamento ostile delle autorità nei confronti delle manifestazioni non fa altro che incrementare la sfiducia del popolo in una possibile 'rinascita' sociale".

"Quello che i politici non capiscono - scrive la blogger - è che la loro risposta violenta alle istanze sociali rafforzerà la determinazione del popolo a reclamare la rivoluzione perduta. Si è spesso pensato che l'eredità di Ben Ali fosse finita, ma è palesemente vero il contrario. Un attento esame della retorica dei capi della coalizione di governo rivela che lo stesso tono minaccioso è ancora vibrante. "Il governatore di Siliana è qui per restare", annuncia il primo ministro della Tunisia Hamadi Jebali alla radio nazionale. Per giustificare i loro fallimenti, i funzionari accusano macchinazioni cospirazioniste orchestrate da alcuni elementi 'controrivoluzionari'."

La popolazione è irritata per la mancanza di progressi dopo la rivoluzione del 2011. Dopo la cacciata di Zine al-Abidine Ben Ali la disoccupazione è cresciuta fino al 18%, l'attuale tasso "L'immagine negativa della brutalità della polizia - dice Meriem Dhaouadi -  è ancora vibrante nella mente e nel cuore dei tunisini. Purtroppo, la riforma delle forze di sicurezza sembra muoversi al rallentatore, come tutto il resto in questo Paese. Violazioni dei diritti umani e abusi durante le proteste e nelle carceri si verificano ancora in Tunisia, mentre il governo chiude un occhio. Recentemente, la World Bank e l’African Development Bank hanno entrambe annunciato prestiti consistenti per supportare la Tunisia, inclusi aiuti anche per le regioni svantaggiate. Il prestito della World Bank è di 500 milioni dollari e il prestito della African Development Bank è di 387.6 milioni di dollari. L'aiuto estero riuscirà a promuovere la stabilità economica e allo stesso tempo la prosperità di un Paese che lotta per raggiungere la libertà e l'uguaglianza sociale?"

Il futuro è un grande punto di domanda: "In passato, Ben Ali e il suo clan calcolarono male la volontà e la forza del popolo di plasmare il proprio destino. Che cosa succederà in futuro è possibile prevederlo, il recente passato ci serve da guida. Il regime di Ben Ali ha fatto affidamento sulle forze di polizia e sulla violenza per aggrapparsi al potere, il popolo ha invocato mezzi non violenti di protesta per reclamare diritti. La pazienza del popolo si sta per esaurire, nessuno può accettare il ritorno delle pratiche del regime che hanno rovesciato nel 2011. Ormai hanno abbattuto il muro di paura che li aveva privati a lungo della loro dignità di esseri umani". Fonte: The Post Internazionale
 

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